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Articolo n° 1594 del 23 Giugno 2006 delle ore 19:00

Ivo Toniut: l’odissea di un italiano in Tagikistan

Ivo Toniut, in passato residente nella provincia di Savona, lavora da venticinque anni all’estero e da quattro vive in Tagikistan, paese nel quale sta affrontando una situazione più che drammatica, con sfumature paradossali, così come riferisce lo stesso protagonista della vicenda. Nel gennaio del 2003, dopo aver denunciato un reato commesso nei confronti di una ONG tagika del quale era coordinatore, Toniut venne arrestato dalle autorità locali, che lo incarcerarono per circa cinque mesi in attesa di giudizio. Nel mese di giugno dello stesso anno venne però liberato, grazie anche all’intervento dell’allora sottosegretario agli Affari Esteri Margherita Boniver direttamente presso il Presidente del Tagikistan. Il giudice riconobbe l’innocenza dell’imputato e la colpevolezza delle persone da lui denunciate. Ma la vicenda non finisce qui, anzi si complica. Nel 2004 la OGN in questione si indebitò con una società privata locale per un importo di circa 11 mila dollari americani a causa di una fornitura di benzina: il dipendente incaricato dall’organizzazione di saldare il conto era scappato con i soldi. E Toniut infatti aveva denunciato il reato alla Procura locale. L’anno seguente la società erogatrice della fornitura di benzina intraprese le pratiche legali contro la ONG per recuperare il credito, rivolgendosi alla “Corte delle situazioni economiche”, che inflisse una sanzione pecuniaria nei confonti di Toniut, in qualità di coordinatore del progetto, pari a circa 11 mila dollari USD. Nel mese di dicembre, vista l’insolvibilità dell’organizzazione chiamata in causa, la Corte passò la pratica alla Procura, che avviò una una procedura penale nei confronti di Toniut: per questo ora l’italiano rischia una condanna sino a 12 anni di reclusione. Attualmente il nostro connazionale è sottoposto ad un provvedimento di soggiorno obbligato nella capitale tagika Dushanbe, ma non potendosi più permettere un domicilio fisso – secondo la legge del posto – potrebbe tornare presto in carcere. “Con lo scopo di risolvere i problemi giudiziari, i miei parenti in Italia hanno inviato in Tagikistan, tramite il Ministero degli Affari Esteri italiano, una somma di denaro che è attualmente custodita presso l’Ambasciata tedesca a Dushanbe, competente per l’assistenza degli italiani residenti in Tagikistan” spiega Toniut. “L’Ambasciata d’Italia in Uzbekistan, in qualità di coordinatore dell’assistenza prestatami dalla Ambasciata tedesca a Dushanbe, ha espressamente richiesto all’Ambasciata tedesca di non darmi soldi prelevandoli dall’ammontare inviato dai miei parenti in Italia. Nonostante i miei solleciti ed i solleciti della Ambasciata tedesca, finalizzati ad autorizzare l’utilizzo (che è indispensabilissimo ed urgente) dei soldi in questione, l’Ambasciata d’Italia continua a mantenere da circa due mesi un’ostinatissima posizione negandone l’autorizzazione”. Questa posizione dell’Ambasciata italiana a Tashkent secondo Toniut provocherebbe, dopo il probabile ritorno sotto detenzione in attesa di giudizio, il rischio di una condanna fino a 12 anni. Inoltre le condizioni di salute dell’italiano sono precarie, anche per l’impossibilità di sostenere cure mediche adeguate. Ma soprattutto il nostro connazionale non può pagare le spese richieste dalla legge tagika per avviare la pratica legale perché il tribunale penale archivi il caso ed annulli il provvedimento del soggiorno obbligato per poter concedere finalmente il rimpatrio. L’appello di Toniut: “Lancio un segnale di aiuto finalizzato ad intervenire affinché l’Ambasciata d’Italia a Tashkent comprenda che quanto sta facendo è contro i miei interessi! L’Ambasciata, involontariamente, sta commettendo un grosso errore. L’Ambasciata d’Italia Tashkent si riferisce a una legge sulla base della quale si è riservata il diritto di gestire i soldi dei miei parenti in quanto gli stessi sono stati inviati (per un errore forse dovuto alle precarie condizioni di salute di mia madre, che è residente a Pietra Ligure) non a mio favore, ma a favore del Ministero degli Affari Esteri italiano. Non conoscendo la legge a cui si riferisce la nostra Ambasciata, ma considerando il fatto che io rischio di finire ingiustamente, senza aver commesso reato alcuno, in prigione per tutta la vita e che non ho neanche i soldi per nutrirmi – per mangiare! – mi chiedo: ma se la legge, per ipotesi, dicesse che è necessario buttarsi dalla finestra, che cosa avrebbe fatto l’Ambasciata? E’ incredibile!”. Il richiamo di Ivo Toniut è molto semplice: “Aiutatemi!”.


» F. Lammardo

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