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Articolo n° 1650 del 27 Giugno 2006 delle ore 14:18

Savona: “Non ci sono soldi”, niente variante all’Aurelia

Savona. Annuncio choc da parte di Anas. Per bocca del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro, supportate da una relazione del presidente della società Anas Vincenzo Pozzi, gli italiani hanno scoperto come l’azienda versi in una situazione finanziaria molto grave e come non esistano perciò ad oggi i presupposti per dare il via a quel piano di rafforzamento della rete infrastrutturale, già a lungo vagheggiato dal suo predecessore, il parmense Lunardi. Tra le opere tagliate e forse rinviate nella migliore delle ipotesi al 2008-2009, figura anche la variante alla statale Aurelia nel Comune di Savona. Essa avrebbe dovuto, a ponente, abbandonare l’antica statale in prossimità dl porto di Vado, in comune di Bergeggi, attraversare a nord il centro abitato di Savona, e ricongiungersi con l’antica via consolare nel comune di Albissola. Un’ opera di grande utilità che avrebbe certamente contribuito a rendere Savona più vivibile, togliendo dalle sue strade quel gran numero di mezzi pesanti, Tir e torpedoni, che quotidianamente vi si riversa, attratto dall’importanza commerciale del porto cittadino. Ora invece la “tangenziale” savonese può essere percorsa solamente a ponente da Berteggi sino alo svincolo autostradale di Zinola, poi bisogna immettersi giocoforza nella viabilità urbana. Fortemente critica verso la scelta di Anas di non finanziare l’infrastruttura è la Regione Liguria che anzi minaccia, per protesta, di restituire all’azienda nazionale i tratti di statale, in primis l’Aurelia, da questa dimessi e trasferitigli. La Legge Cosituzionale sulla “Devolution” del 2001, infatti, diede la facoltà allo Stato di trasferire alle competenze delle regioni il dominio su alcune strade statali non più considerate di esiziale interesse nazionale. Tra queste l’Aurelia, soppiantata negli anni settanta dal parallelo tracciato autostradale, ma pur sempre arteria vitale per i traffici locali e regionali. Con un accordo del 2003, intercorso tra l’allora presidente della Regione Biasotti e la direzione genovese dell’Anas, la competenza gestionale sulla strada consolare romana venne assunta dall’ente Regione che da allora vi opera per il tramite delle quattro Province. In cambio l’Anas promise che avrebbe investito in Liguria capitali anche cospicui nella realizzazione di alcune opere considerate essenziali come le varianti a monte ai tre capoluoghi provinciali e la variante a mare ai quartieri di ponente del capoluogo regionale, Genova. Ora si scopre come non esistano “poste” apposite nel bilancio di previsione triennale dell’azienda. Qualcuno ha definito i liguri come un popolo di “cornuti e mazziati” da Roma. Non solo nell’attuale governo non siede un ministro, anche di serie B, della nostra regione, ma, come si vede, le giuste esigenze dei liguri paiono passare in secondo piano rispetto agli interessi dei cittadini di altre regioni. La Liguria comunque non è intenzionata a subire passivamente: “Come prima misura legittima di ritorsione – afferma l’assessore regionale Merlo – denunceremo gli accordi del 2003, restituiremo la competenza sulle vie nazionali allo Stato e con la gran mole di quattrini risparmiati, ci autofinanzieremo le infrastrutture essenziali come la variante alla conurbazione di Savona, necessaria per dare respiro alla terza città della Liguria”. Proprio nel momento in cui la città della torretta sta compiendo il suo massimo sforzo per rendersi turisticamente appetibile, nuovo terminal crociere, ridefinizione del water front, lo Stato pare volerla ricacciare nel torpore provinciale da cui a fatica stava uscendo.

Sergio Bagnoli

» Redazione

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