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Articolo n° 2149 del 21 luglio 2006 delle ore 16:32

Lettera aperta da Ivo Toniut, prigioniero in Tajikistan

Egregio Signor D’Alema,
da circa un mese mi sono rivolto a Lei ed al Presidente del Consiglio Signor Romano Prodi, fiducioso di ottenere quel minimo segnale di solidarieta’ che purtroppo, da circa tre mesi, invano chiedo alla Ambasciata d’Italia a Tashkent.
La situazione che sto vivendo in questo Paese, nella Repubblica del Tajikistan, e’ molto disperata, ed io necessito di essere aiutato.
Dopo circa 25 anni di emigrazione in piu’ di 20 Paesi; dopo circa 25 anni di lavoro all’estero, sono stupefatto e amareggiato dal comportamento delle Autorita’ italiane alle quali per la prima volta mi sono rivolto con una richiesta di aiuto.
Paradossalmente, anziche’ aver ricevuto l’aiuto richiesto, sono divenuto vittima della spietata burocrazia di alcuni Funzionari ministeriali a Lei subordinati. Cio’ ha notevolmente aggravato la mia situazione.
Le mie condizioni, sia morali che fisiche, non permettono piu’ di assorbire quei danni che quotidianamente mi vengono inflitti dalla superficialita’, burocrazia o forse incompetenza (o di tutte e tre) di alcuni Suoi subordinati.
Chiedo pertanto la cortese collaborazione della redazione de “Il Vostro Giornale” [per leggere l’articolo di Ivg su Ivo Toniut: cliccare qui] affinche’ questa lettera venga urgentemente pubblicata sul sito www.ivg.it, offrendomi quindi la speranza che qualcuno possa FINALMENTE informarLa che tutto quello che si sta facendo negli ultimi tre mesi e’ sbagliato e contro i miei interessi-contro gli interessi di un cittadino italiano. Quanto Le sto dicendo e’ supportato da una quantita’ rilevante di documenti e da innumerevoli testimonianze.
Con il mio messaggio di circa un mese fa, La informai che le Autorita’ italiane stavano deviando (forse involontariamente) la soluzione del mio caso su un binario morto. Nonostante i miei quotidiani chiarimenti sulla questione inviati all’Ambasciata di Tashkent, cio’ e’ purtroppo avvenuto. I Suoi subordinati hanno fatto il grandissimo sbaglio di sottovalutare i miei chiarimenti e le mie disperate richieste di aiuto, oltre che i miei consigli che mi sono permesso di dare in quanto sono io a vivere in prima persona questa disperata situazione, e nessuno, meglio di me, sa come si potra’ risolvere.
Pertanto chiedo il Suo personale intervento finalizzato a riparare i gravissimi danni inflittimi.
Cordiali saluti.
Ivo Toniut
Dushanbe, Tajikistan


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