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Articolo n° 2519 del 09 Agosto 2006 delle ore 18:00

Nella chiesa di Morteo un affresco riproducente l’Albenga medievale

Albenga. Pure noi che dell’antico insediamento di Morteo, nei pressi della frazione ingauna di Campochiesa eravamo da tempo a conoscenza, tante cose in merito le abbiamo apprese leggendo i risultati di una ricerca compiuta dagli alunni delle scuole elementari delle frazioni della Piana. Ricerca molto approfondita compiuta sul campo dai piccoli scolari delle elementari di Campochiesa, Leca e Carenda, per l’occasione supportati dai loro compagni della sede principale del circolo didattico, avente sede alla scuola Don Berbera di Via degli Orti ad Albenga capoluogo. Cosa hanno scoperto i pionieri in erba ingauni? Magistralmente diretti dalle loro maestre niente meno che un antico abitato, molto fiorente in epoca medioevale, poi a partire dal 1700 progressivamente abbandonato in favore della finitima Campochiesa. Una Luni medioevale insomma. Oggi di Morteo, rimangono solamente alcune rovine, invase da rovi e sterpaglie, in un paesaggio tipico della macchia mediterranea. La più imponente tra tali rovine è per l’appunto la collegiata antica del paese risalente al XIV° secolo. Ne rimangono in piedi i muri perimetrali ed una parte della volta.Il resto è crollato. Al suo interno due splendidi dipinti, sbiaditi a causa dell’effetto degli agenti atmosferici, ma che forse possono essere ancora in parte recuperati. Il primo, il maggiore, rappresenta la Madonna con il Bambin Gesù con ai lati San Sebastiano e San Giacomo. Con notevole acume filologico le scolaresche autrici della ricerca, sono riuscite a ricostruirne l’antica magnificenza confrontando quanto oggi rimane del dipinto con una vecchia fotografia dello stesso. Sarebbe ora auspicabile che, nel corso di un’ approfondita campagna per il recupero, gli enti istituzionali interessati, specialmente il Comune di Albenga e la sovrintendenza genovese, potessero ricostruirlo nella sua interezza utilizzando le moderne tecniche di ricostruzione che l’informatica consente. E’ però stato il secondo affresco a richiamare l’interesse degli alunni, quello raffigurante la Crocifissione sul Golgota. Sullo sfondo appare delineata, novella Gerusalemme, l’unica visione integrale che abbiamo dell’Albenga medioevale con le sue antiche torri ed i suoi antichi campanili troneggianti in tutta la loro estensione verticale. E’ l’unica testimonianza che abbiamo dello sviluppo completo dell’antica “ Albingaunum”  in epoca medioevale e come tale ha ovviamente un’ importanza storica fondamentale per comprendere la storia dello sviluppo di Albenga. Morteo, il cui nome deriva da Murta in ligure uliveto, viene citato per la prima volta in documenti risalenti al 1225 e se ne hanno notizie sino alla fine del seicento quando era un feudo della nobile famiglia ingauna dei Della Valle. Si auspica ora un forte intervento delle istituzioni pubbliche affinché una così importante testimonianza storico- artistica non vada perduta per sempre anche se l’attuale stato degli affreschi di Morteo fa temere il peggio, e in altre parole la loro repentina scomparsa per sempre. Sono affreschi comunque di pregevole fattura , riconducibili ad uno dei tanti affreschisti che in epoca gotica, frequentavano le nostre contrade. Forse sono ascrivibili alla cerchia dei fratelli Biasacci, autori del mirabile ciclo del santuario imperiese di Montegrazie o forse, più modestamente a Pietro Guidi da Ranzo, in Valle Arroscia. L’Ingaunia racchiude tanti tesori che non vengono però opportunamente valorizzati e resi fruibili alla gran massa dei turisti che annualmente frequentano le nostre contrade. Per far compiere al turismo ponentino quel salto di qualità che tutti auspicano è però necessaria una capillare opera di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, come Morteo.

Sergio Bagnoli 

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