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Articolo n° 2709 del 19 Agosto 2006 delle ore 08:00

Albenga e Villalba, immigrazione e ricordi

È stato presentato questo pomeriggio, nella sala consiliare del Comune di Villalba, il libro “Terra e guerra” di Arcangelo Scarlata, immigrato villalbese ad Albenga all’inizio degli anni cinquanta e primo consigliere comunale di origini meridionali nella città delle torri. Il volume racconta la storia di Scarlata, che si intreccia indissolubilmente con l’epopea degli immigrati villalbesi ad Albenga, ed è stato pubblicato dalla casa editrice “Ideazione e comunicazione” grazie al finanziamento del Comune di Albenga. “Negli anni cinquanta, Villalba contava cinquemila abitanti”, ha dichiarato il sindaco della cittadina nissetana, Eugenio Zoda, che ha proseguito: “Con la crisi dell’agricoltura e della lenticchia in particolare, parallela al boom edilizio in Liguria, è iniziato il flusso migratorio che ha portato circa cento famiglie villalbesi ad Albenga. Altre sono andate in Valsolda, in provincia di Como, e Trenton, nel New Jersey. Negli Stati Uniti vantiamo un compaesano illustre come Joe Plumeri, già definito il Berlusconi delle assicurazioni, visto che conta 43 mila dipendenti. Ringrazio Antonino Messina e Rosy Guarnieri per aver rivitalizzato la festa di Santa Lucia. Oltre a loro due, i villalbesi hanno contribuito a creare la classe dirigente albenganese con personaggi come Arcangelo Scarlata, Rosario Diliberti, Calogero Alessi, Graziella Immordino. Il sindaco, con la sua presenza a Villalba, dimostra di amministrare Albenga e di voler conoscere i suoi concittadini”. Giuseppe Favata, assessore comunale alle politiche culturali, ha raccontato: “Ebbi modo di vedere questo libro un anno fa, quando era ancora scritto su un quaderno di scuola. Ora stiamo cercando di portare avanti uno studio sulla comunità villabesi nel mondo, per dare spiegazioni storiche e sociologiche a quei fenomeni e lasciare un messaggio alle giovani generazioni. La storia di Arcangelo Scarlata accomuna tutti i villalbesi. È una storia spontanea, scritta di getto, senza contaminazioni, dettata da esperienza e vita vissuta. E Albenga ha accolto pienamente i villalbesi. Arcangelo Scarlata deve costituire esempio per tutti noi. Ha dimostrato grande coerenza di lavoratore e uomo, e oggi lo festeggiamo come nostro concittadino illustre”. Il professore Antonio Guarino ha analizzato l’opera dal punto di vista letterario: “Questo libro ha meriti letterari eccezionali. Arcangelo si è fatto messaggero di valori unici. L’immigrazione villalbese è degna di essere definita epopea. I siciliani dovevano scappare dalla Sicilia per riscattare la propria dignità. Albenga diventa il luogo dell’epopea. Il fiume Centa diventa il luogo delle grandi battaglie. Il libro ha il ritmo della grande letteratura, della narrazione epica e ricorda la ‘Chanson de Roland’. Non cede nulla alla retorica, alle immagini, alle metafore. Anche Kerouac non rispettava la punteggiatura e raccontava la vita sulla strada. I fatti raccontati sono drammaticamente veri e drammaticamente belli”. Rosy Guarnieri, consigliere comunale albenganese nativa di Villalba, ha sottolineato: “Questo libro è un punto d’arrivo importante del percorso che ci eravamo prefissati con Nino Messina. Dobbiamo capire che un uomo senza radici non è nessuno. Per questo è bello essere qui davanti a voi per parlare del libro di Arcangelo Scarlata. Gli immigrati hanno trovato un lavoro massacrante a grigliare la sabbia nel fiume. Siamo qui a omaggiare un nostro illustre compaesano albenganese e villalbese”. Antonino Messina ha ricordato la propria esperienza personale: “Sono arrivato ad Albenga nel 1954. Era una vita dura. Siamo partiti da qui a Villalba che eravamo meno di zero. Ad Albenga non trovavamo da dormire e ci diedero un magazzino da dividere in cinque. Tutti i giorni andavo a lavorare su una bicicletta senza sella da Albenga a Savona. Lavoravo dieci ore al giorno sotto ditta e poi andavo a caricare i camion di frutta per Milano e Torino. Si pensava solo a mettere da parte per comprare casa e adesso ad Albenga non c’è villalbese che non abbia casa”. I lavori sono stati chiusi dal sindaco di Albenga Antonello Tabbò: “La città di Albenga ringrazia Villalba. Io qui a Villalba mi sento di casa. Domani incontrerò la comunità di Mussomeli. Si è superata la divisione tra albenganesi e villalbesi. Albenga ha bisogno di gente seria e che lavora, e i villalbesi sono gente seria e che lavora. La festa di Santa Lucia è una festa di tutta Albenga. Il libro di Scarlata ci ricorda che la storia siamo noi. Un ruolo fondamentale nella convergenza di valori tra albenganesi e villalbesi è stato giocato dalle donne. I villalbesi tornano al loro paese senza rimpianti e in questi casi mi piace ricordare una frase che mi ripeteva sempre mio padre: un uomo non è vecchio finché i rimpianti non sostituiscono i sogni. Viva Villalba. Viva Albenga”.


» F. Lammardo

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