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Articolo n° 3280 del 11 Settembre 2006 delle ore 19:25

Battaglia ICI “in superficie”: chiesta una legge per esentare dall’ICI i beneficiari del “diritto di superficie”

Ici di superficieNella scorsa legislatura si era cominciato a discutere di una legge per esentare dal pagamento ICI i beneficiari del solo “diritto di superficie” dei terreni espropriati dai Comuni per le aree edificabili, assegnate in molti casi a società edilizie che ottengono in appalto la costruzione delle case. Il disegno di legge vuole modificare l’art. 7 del decreto legislativo 30/12/1992 n° 504 in materia di esenzione ICI per gli immobili edificati in diritto temporaneo di superficie, qualora l’immobile in questione costituisca la prima e unica casa.
Da tempo diversi soci di cooperative edilizie stanno portando avanti una lunga battaglia. Sono molti, ad esempio, i soci di cooperative che sono arrivati a pagare molto di più rispetto al reale valore della superficie edificata per le loro case. Si prevede, infatti, che la cessione dell’area edificabile in proprietà e la concessione della stessa in diritto di superficie abbiano il medesimo costo, mentre invece il risultato finale è stato in molti casi assai diverso. Nel passaggio degli alloggi ai soci beneficiari, tramite una domanda formale presentata ai comuni dagli amministratori delle società edilizie, si sono spesso verificate maggiorazioni ingiustificate nelle tariffe da pagare per i soci proprietari delle superfici edificabili, cioè coloro che diventano poi gli abitanti delle case costruite.
A partire dalla Legge Urbanistica n°865 del 1971 e dai successivi Piani Edilizia Economica e Popolare, le aree di terreno destinate ad abitazioni popolari sono state divise in una forma di “diritto di proprietà” secondo un valore minimo determinato dall’esproprio delle aree con cui le amministrazioni comunali si avvalgono della proprietà di una consistente parte del terreno pubblico edificato, il cosiddetto “diritto di superficie”. Una volta che il comune assegna le aree edificabili alle società edilizie, queste assegnano gli alloggi ai soci proprietari e futuri abitanti, trasferendo loro il diritto di superficie. Nel contratto di concessione, però, il Comune è sempre l’ente concedente fino all’estinzione del contratto medesimo, mentre il primo superficiario rimane l’ente costruttore, cioè la società edilizia di turno. Inoltre, l’esproprio delle aree edificabili è vincolato da una convenzione che stabilisce la concessione del diritto di superficie per un periodo limitato a 90 anni, poi il comune tornerà comunque in possesso delle aree edificate.
La questione per i soci di cooperative edilizie si è accentuata ancor di più in merito al pagamento dell’ICI sulla proprietà immobiliare, nonostante cinque sentenze del TAR abbiano già decretato il diritto al rimborso dei versamenti ICI per i soci proprietari temporanei della superficie, respingendo anche in seconda battuta i diversi ricorsi presentati dall’A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) al Consiglio di Stato. La stessa giustizia tributaria ha definito come “borbonico” il concetto del “diritto di superficie”, invitando un intervento del legislatore sul tema. Si credeva di aver superato l’empasse con la Legge n°448 del ’98 e la sua applicazione con il protocollo d’intesa raggiunto tra l’A.N.C.I. e l’A.P.U. (Associazione Piccoli Proprietari e Utenti). E invece si è accentuato ancora di più il meccanismo di passaggio di proprietà e superfici tra i comuni e società edili, in molti casi cooperative. I comuni hanno in molti casi richiesto porzioni di aree edificate che superano il valore economico della costruzione, alla faccia delle case popolari e dei bassi redditi dei soci: “C’è da pensare che se questi prezzi fossero stati imposti al momento dell’assegnazione delle case, molti, molti di noi sarebbero iscritti agl’elenchi comunali per ricevere il sussidio per il caro affitti e molte delle case popolari non esisterebbero neppure…E meno male che ci dicevano che la casa a sistema coop ha un valore sociale e non economico…”, hanno raccontato alcuni dei soci di cooperative edilizie.
Alla fine dei conti, quindi, le amministrazioni comunali, oltre a ritornare in possesso di aree di terreno edificabile a valore maggiorato, incassano anche i versamenti ICI su un bene immobile che poi ritornerà comunque di loro proprietà. Molti dei soci si sono appellati a istituzioni e parlamentari affinché l’ICI possa essere esentato ai beneficiari del solo diritto di superficie nel periodo, limitato a 90 anni, della concessione edilizia. Anche perché l’ente che concede l’area in proprietà diventa praticamente “proprietario in perpetuo”, mentre il concessionario del diritto di superficie a termine perderà l’immobile dopo il novantesimo anno, devolvendo il tutto all’ente concedente (il Comune).
Le misure adottate dalla Regione Liguria nel suo “Piano per la Casa” presentato qualche mese fa, non includeva alcun abbattimento dell’ICI per i beneficiari del solo diritto di superficie. Anche per questo serve una vera proposta di legge che restituirebbe ai piccoli proprietari temporanei degl’immobili una sorta d’indennità per un bene costruito a proprie spese sul quale, invece, di fatto non possono esercitare la piena proprietà. Ora si spera possa iniziare un serio dibattito parlamentare per giungere ad una legge in grado di dare giustizia ed equità ai piccoli proprietari beneficiari del solo “diritto di superficie”.


» Federico De Rossi

1 commento a “Battaglia ICI “in superficie”: chiesta una legge per esentare dall’ICI i beneficiari del “diritto di superficie””
veirana ha detto..
il 25 Settembre 2006 alle 14:12

chi ha accettato di investire soldi per costruirsi la casa su un terreno con diritto di superfice, che vuole dire godere l’usoper un periododi 90 anni, previsti per legge dalla convenzione comunale. Senza dubbio ha fatto una scelta sociale infatti con questa decisione hanno evitato di accordarsi a chi oggi fa la fila per godere delle elargizioni che i comuni fanno per cimbattere il caro affitti.certamente consci che non era una scelta sul piano economico, cioe’ una speculazione edilizia. Il colmo a tutto questo e’ che a fine rapporto convenzionale i comuni dovrebbero diventare proprietari di dette case. Oggi pretendono di farsi pagare l’imposta comunale sugli immobili (ICI) a questi sventurati peggio e’ che le amministrazioni di sinistra sono le più restie a risolvere questo problema

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