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Articolo n° 3330 del 14 Settembre 2006 delle ore 12:30

Parla Giuseppe Peretti, l’escursionista scampato alla tragedia dell’Ararat

Intervista. E’ ritornato all’abbraccio dei suoi cari Giuseppe Peretti, l’escursionista di Toirano che era stato dato per disperso sul monte Ararat, in Turchia, la scorsa settimana. A riabbracciarlo, i tre figli e la moglie Anna Carrara. Peretti è rientrato ieri in Italia, ma questa mattina si è trattenuto a Savigliano, suo paese d’origine, per partecipare ai funerali di Caterina Rosaria Fruttero e Franco Pacifico, i suoi due compagni di comitiva che hanno trovato la morte nell’ascesa alla montagna biblica. Il gruppo di escursionisti del Cai saviglianese era stato colto da una tormenta di neve giovedì scorso. Gli alpinisti erano a quota 4 mila metri, nell’ultimo tratto di percorso, quando si è verificato un improvviso calo delle temperature. Si è scatenata la bufera. Molti non riuscivano a vedere a causa del vento e della foschia e tra loro si sono persi di vista. Alla Farnesina è scattato l’allarme e le ricerche dei dispersi hanno tenuto per ore i familiari con il fiato sospeso. Poi la notizia tremenda della morte di due escursionisti: Caterina Rosaria Fruttero, 55 anni, deceduta per assideramento e Franco Pacifico, 69 anni, presidente del Club Alpino a capo della spedizione, il cui corpo è stato ritrovato 350 metri più a valle del punto in cui è stato recuperato il cadavere della donna. Monte AraratDopo ore di ansia, alla fine tutti gli altri membri della comitiva hanno fatto ritorno al campo base, a quota 3 mila e 200 metri. Tra i superstiti della cordata, quindi, anche Giuseppe Peretti, pensionato dell’Enel, che vive a Toirano in via Braida con la moglie ed i tre figli, Simone, prossimo alla laurea, e Alice ed Ilaria, gemelle, studentesse al quinto anno delle scuole superiori. Esperto escurisionista, è iscritto al Cai di Loano; è stato anche consigliere comunale durante il primo mandato di Marco Bertolotto, oggi presidente della Provincia. La moglie Anna Carrara, conosciuta nel caratteristico borgo della Val Varatella anche per la sua attività di infaticabile organizzatrice della festa dei Gunbi, dice a Ivg: “Ci sono stati momenti di apprensione terribili, abbiamo passato una nottataccia. Alle 6 di venerdì mattina sono stata avvisata tramite sms che Beppe aveva fatto ritorno al campo base, sano e salvo. Io e mio figlio siamo quasi svenuti dall’emozione, è come se ci fossimo addormentati di botto. Abbiamo cercato di non far proccupare troppo le altre due mie figlie sino a quando non avessimo avuto dati certi sulle condizioni di mio marito, ma appena ho saputo la notizia che era stato localizzato dalle guide le abbiamo chiamate e abbiamo tirato un sospiro di sollievo tutti insieme”.
Abbiamo parlato con Giuseppe Peretti, che ha fatto ritorno a casa appena due ore fa, e la sua voce ci è parsa ferma e serena, nonostante la stanchezza di chi comunque si può definire un “superstite” .
– C’e stato un momento in cui ha avuto paura di non farcela?Bebbe Peretti
“Non ho avuto paura perché dovevamo pensare a sopravvivere. Diciamo che io, la donna e i due iraniani con cui ero siamo riusciti a tenere i nervi saldi. La paura non c’è stata semplicemente perché non abbiamo neppure avuto tempo per pensarci”.
– Come siete riusciti a superare la tempesta di neve?
“Abbiamo sofferto tanto, tanto freddo. Ci siamo mossi per tutta la notte in qualche modo e se ci fermavamo era per sederci un attimo sui nostri zaini: eravamo ovunque sul ghiaccio. Dovevamo tenerci in movimento, potevamo morire e lo sapevamo. Abbiamo tenuto duro sino all’ultimo”.
– Quando avete capito di essere in salvo?
“Ormai eravamo soli, senza conoscere nulla del territorio. Non sapevamo dove scendere.
Abbiamo fatto ritorno al campo base verso le 9 del mattino. Le guide che sono venute a cercarci sono partite alle 2 di notte, alle 6 noi le abbiamo sentite avvicinarsi e siamo usciti dal nostro crepaccio per andare loro incontro. Ci hanno dato da bere e un po’ di dolce per recuperare le energie e siamo scesi. Ma è stata comunque dura anche la camminata a ritroso, perché con una notte così sulla spalle ci siamo dovuti fare quasi tremila metri di dislivello in discesa per tornare fino alle macchine”.
РCome ̬ stato il rientro in Italia?
“Ieri sera sono arrivato a Savigliano verso le 20 e sono andato dai miei amici. Poi questa mattina ho partecipato ai funerali delle due salme rientrate in Italia. Negli ultimi quattro anni i viaggi lunghi li ho fatti tutti con Franco Pacifico”.
– Che ricordo ne conserva?
“Era un uomo bravo, comprensivo, umano. Non appariscente, ma sempre presente. Con lui ho fatto tutto il cammino di Santiago de Compostela, quello di San Francesco, l’Alta Via dei Monti Liguri e quest’anno avevamo deciso l’ascesa alla vetta dell’Ararat”.
– Questa vicenda ha fatto cambiare il suo atteggiamento nei confronti del trekking?
“Questa esperienza mi ha lasciato l’incubo della neve, ma la montagna resta la mia grande passione”.


» Felix Lammardo

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