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Articolo n° 4060 del 13 Ottobre 2006 delle ore 16:58

Lettera aperta alla Camera dei Deputati da Ivo Toniut

Cari Deputati,
dopo circa 25 anni di lavoro all’estero, trovandomi in una situazione piu’ che critica, sono costretto a rivolgermi al Parlamento italiano con la speranza di ottenere una risposta a quelle mie domande che il Ministero degli Affari Esteri sta ignorando da molto tempo. Gradirei pertanto riferirmi alla seduta n. 36 (Commissione Affari Esteri) del 2.8.2006, e specificatamente alla interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro degli Affari Esteri per sapere cosa il Governo intende fare per tutelare la mia liberta’ ed i miei interessi, per quanto lamentato con una e-mail arrivata alla Camera il 21 giugno 2006. Premesso che: quanto riportato dalla e-mail in questione e’ ampiamente documentato e corrisponde al vero, informo la Camera dei Deputati di quanto si e’ fatto e di quanto non si sta facendo, da parte del Governo, per tutelare la liberta’ e gli interessi di un cittadino. Centinaia di messaggi elettronici/telefonate/trasmissioni telefax, intercorse nell’arco di 9 mesi tra me, l’Ambasciata d’Italia in Uzekistan, il Consolato Tedesco a Dushanbe ed i miei familiari, oltre che un rilevante dossier giudiziario, testimoniano che:
1) Le procedure penali nei miei confronti istituite dalla Procura tagika sono infondate ed illegali, e nel corso dell’inchiesta-durante la quale ero sottoposto ad un provvedimento di soggiorno obbligato nella capitale tagika-sono stato privato delle necessarie garanzie a mia tutela indispensabili a scagionarmi dalle suddette ingiuste accuse. Ossia, l’Ambasciata d’Italia in Uzbekistan mi ha impedito di sostenere quelle spese utili ad avviare quelle procedure legali a tutela dei miei interessi e della mia liberta’, richiedendo espressamente all’Ambasciata tedesca in Tagikistan di vietarmi la disponibilita’ di quel denaro inviato dai miei familiari, a quella Ambasciata, proprio con lo scopo di risolvere anche i miei problemi giudiziari.
2) Durante molti mesi del mio soggiorno obbligato, impossibilitato ad avere alcun reddito, quotidianamente chiedevo all’Ambasciata d’Italia ad autorizzare le Autorita’ diplomatiche tedesche a somministrarmi il denaro inviatomi dai miei familiari. Il denaro in questione, oltre che necessario a supportare una assistenza legale, era indispensabile per il mio mantenimento e per sostenere quelle cure mediche che il mio precario stato di salute richiedeva, e che tuttora richiede. Ai miei continui e disperati solleciti sulla questione, le Autorita’ diplomatiche italiane rispondevano:
– La prego di notare che il bonifico effettuato non e’ stato fatto a Suo favore, ma e’ stato fatto per evitare la Sua carcerazione immediata ed esplorare la possibilita’ di trovare un accordo con le autorita’ locali;
– La informo che l’Ambasciata tedesca e’ competente per l’assistenza degli italiani che risiedono in Tagikistan quindi Ella ci si puo’ rivolgere per risolvere i Suoi problemi;
– La pregherei inoltre, in futuro, di non sollecitare sulla questione ne’ la scrivente Ambasciata, ne’ l’Ufficio consolare dell’Ambasciata tedesca a Dushanbe;
– La invito a capire che, vista la scarsita’ del personale in ambedue Ambasciate, noi non siamo in grado di tornare a ripeterLe sempre le stesse cose per rispondere alle Sue richieste quotidiane su sempre le stesse cose per punti che dovrebbero esserLe ben chiari;
– Le somme non (non!) sono state spedite alla Ambasciata tedesca per i Suoi bisogni quotidiani;
– Le assicuro che la scrivente Ambasciata e’ in continuo contatto con il Consolato tedesco a Dushanbe per il solo ed esclusivo scopo di seguire la Sua situazione e per poter indicare e coordinare con quel Consolato la migliore protezione dei Suoi interessi, ivi comprese le Sue condizioni di salute;
– Dispiace constatare che Lei non riesca a capire che il comportamento delle Autorita’ italiane e’ totalmente nei Suoi interessi;
– La invitiamo a non complicarci ulteriormente il nostro lavoro ed a risolvere autonomamente i Suoi immediati problemi pecuniari, evitando con dignita’ di sollecitare quotidianamente al riguardo l’Ambasciata tedesca;
– Per i Suoi problemi di mantenimento in Tagikistan dovra’ eventualmente provvedere altrimenti, o trovandosi-come normale-un lavoro;
– Si cerchi pertanto un lavoro, ancorche’ minore, atto a mantenere il sostentamento per il periodo che occorrera’ per risolvere i Suoi nuovi problemi con quella giustizia;
– Come alternativa al lavoro (o in aggiunta al lavoro) Lei potra’ liberamente provvedere autonomamente con Suoi amici, parenti o genitori ad ottenere un invio specifico di danaro a titolo di prestito o regalo pecuniario direttamente a Lei al fine dei Suoi bisogni di liquidita’.
Evito di riportare tutte le altre risposte sulla questione, in quanto, in passato, sia io che di conseguenza l’Ambasciata tedesca, siamo stati letteralmente ubriacati dalle contraddizioni ed incongruenze dei messaggi inviati dall’Ambasciata d’Italia. A prescindere dalla pur ovvia considerazione che non si riesce a comprendere il comportamento delle Autorita’ italiane, che dalle stesse e’ vantato come comportamento totalmente nei miei interessi, gradirei rappresentare che quanto imperativamente invitatomi a fare laddove l’Ambasciata scrive che io mi devo sostenere con un lavoro, non puo’ definirsi una tutela degli interessi di un cittadino che lavora all’estero da 25 anni, ma al contrario, una grave discriminazione del cittadino stesso. Infatti, sottoposto ad un soggiorno obbligato, con precarie condizioni di salute e senza un passaporto che, inter alia, non mi viene rilasciato proprio da coloro che, umiliandomi e discriminandomi, mi invitano a sostenermi con un lavoro, cosa avrei dovuto fare? Lavorare illegalmente in una piantagione di cotone tagika?
3) A fine giugno 2006, l’Ambasciata tedesca a Dushanbe, anch’essa resasi conto che la coordinazione del mio caso da parte italiana si limitava soltanto a vietargli di somministrarmi i miei soldi, a scanso di una ingiusta mia carcerazione, ha chiesto alle Autorita’ tagike di esaminare un provvedimento di Grazia nei miei confronti. Lo stesso fu suggerito farsi all’Ambasciata d’Italia a Tashkent, la quale, in merito a quanto suggeritole, ha inoltrato una Nota verbale al MAE tagiko a nome del Governo italiano. Il 4 settembre 2006 ho sottoscritto una dichiarazione con la quale chiedevo al Giudice di applicare alla mia pratica l’Art. 4 (amnistia a favore dei cittadini stranieri) della Legge sull’Amnistia approvata dal Parlamento tagiko il 18 agosto 2006. Il 6 settembre 2006, la Procura, pur mantenendo valide le imputazioni di reato attribuitemi (Art. 18 della Legge del 18.8.2006), ha supportato la mia dichiarazione del 4.9.2006, il Giudice ha archiviato la pratica, ed in data 14.9.2006 e’ stato revocato il provvedimento del mio soggiorno obbligato. Per le vie brevi, l’Art. 4 della legge del 18.8.2006 mi ha levato l’incubo di essere imprigionato ingiustamente per 8-12 anni, mentre l’Art. 18 di tale legge mi obbliga a fare quello CHE AVREI POTUTO FARE MESI FA, SE L’AMBASCIATA D’ITALIA NON AVESSE MANTENUTO UN ATTEGGIAMENTO CONTRARIO ALL’UTILIZZO DEI SOLDI INVIATIMI DAI MIEI FAMILIARI. Di questo probabilissimo finale ho avuto cura di avvisare per iscritto l’Ambasciata d’Italia GIA’ nel maggio del 2006, ma non sono stato creduto. Per colpa di chi, io ho buttato via 5 mesi della mia vita?
4) Ora sto ultimando tutte quelle procedure legali che consentiranno di scagionarmi dalle imputazioni di reato attribuitemi. A prescindere dal fatto che probabilmente l’Ambasciata d’Italia tira in ballo un provvedimento di mia espulsione dalla Federazione Russa che interessava tutti i Paesi della CSI (Tagikistan incluso) e che per una ovvia considerazione non e’ da ritenersi piu’ valido perche’ io, oltre ad essere fisicamente sul territorio di questo Paese da 4 anni, dopo l’espulsione sono rientrato in Russia senza alcun impedimento, gradirei sapere per quale motivo il Governo decide come vuole dove io debba viaggiare, lavorare o vivere.
Nel 21esimo secolo, un cittadino italiano risiede in Tagikistan sprovvisto di passaporto e gira i vari Palazzi di Giustizia presentandosi a Giudici e Procuratori con la fotocopia sbiadita di un passaporto rilasciatogli nel 2003 con validita’ di 6 mesi. Ma e’ cosi che si contribuisce ad affermare l’immagine dell’Italia all’estero? Cosa farebbero le Autorita’ italiane se un extraeuropeo girasse gli uffici della Farnesina o della Procura di Roma presentandosi con la fotocopia di un passaporto scaduto?
Ma qualcuno si rende conto della gravita’ della situazione in cui mi trovo?
Condivido con i gentili collaboratori del MAE che si sta tentando tutto il possibile per aiutarmi, e tramite questa lettera, rinnovo la mia gratitudine nei loro confronti. Io non dico che il Governo e’ cattivo, ma se la bonta’ mi sta rovinando la vita, allora significa che stiamo sbagliando tutto. La bonta’ purtroppo non e’ una professione. L’aggettivo buona/o puo’ essere usato a scopo professionale solo da quelle ragazze/i squillo di quei Paesi ove la prostituzione e’ legale, ma non da Funzionari governativi.
Questa lettera non ha scopi politici – io non mi sono mai occupato di politica e mai me ne occupero’, soprattutto perche’ durante la soluzione del mio caso la politica si e’ mostrata finalizzata a tutto, tranne che a tutelare i diritti di un cittadino.
Tramite questa lettera io ritengo di avere il diritto di capire PERCHE’:
-non mi viene rilasciato un passaporto con validita’ normale da circa tre anni;
-le Autorita’ italiane non sono interessate affinche’ io mi scagioni da accuse di un reato che non esiste-che non ho commesso;
-si stanno violando i piu’ fondamentali diritti dell’uomo – nel mio caso i miei diritti di genitore e i diritti di una bambina (mia figlia);
-perche’ io non devo recarmi in Russia;
-vengo privato del mio diritto di lavorare nei Paesi nei quali avrei la possibilita’ di farlo;
-perche’ il MAE mi obbliga a rimpatriare via Istanbul con spese a mio carico, quando via Russia spenderei di meno, oltre che avere la possibilita’, DOPO 4 ANNI, di rivedere mia figlia.
Alla luce di quanto sopra, onde permettere piu’ trasparenza nel rapporto tra un cittadino e le Sue Autorita’, chiedo cortesemente di intervenire affinche’ la Commissione Affari Esteri della Camera metta a confronto quanto riportato da questa lettera con la risposta del Ministro degli Esteri a quanto chiesto dalla Camera in data 2.8.2006 e con l’eventuale cortese riscontro dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma, alla quale invio p.c. questa lettera nel caso in cui una risposta ad alcune delle mie domande possa essere di competenza russa e non italiana.
Cordiali saluti,

Ivo Toniut

Dushanbe, Tagikistan, 3.10.2006


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