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Articolo n° 4117 del 16 Ottobre 2006 delle ore 17:00

Nuova Magrini, posti di lavoro a rischio

Cairo Montenotte. Oltre 400 posti di lavoro a rischio e la dipendenza produttiva dall’estero in un settore strategico come quello dei macchinari per l’energia. E’ questo lo scenario che, secondo Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, si prefigura con la cessazione delle attività di Nuova Magrini Galileo, messa in liquidazione volontaria lo scorso 29 settembre da Trench Italia (Siemens), che l’aveva acquisita un anno prima dall’austriaca Va Tech. Con i suoi siti, tra cui quello di Cairo Montenotte (120 dipendenti), la società elettromeccanica – ricordano i sindacati – si occupa dal 1904 di progettazione e costruzione di prodotti per il settore energetico, come le apparecchiature di Alta Tensione per i sistemi di trasmissione e distribuzione, installate nelle centrali e nelle sottostazioni di Enel e delle principali aziende energetiche italiane. Una produzione che rappresenta più del 60% del parco installato, oltre ad una importante quota sui mercati esteri. “E’ chiara – si legge in una nota – l’intenzione da parte della proprietà di chiudere definitivamente lo stabilimento di Battaglia Terme, impedendo che altri concorrenti, acquisendolo, possano proseguire l’attività nel settore, chiudendo un sito produttivo che nell’ultimo anno ha riportato in attivo il conto economico, con prospettive di aumento dei margini, grazie anche ai recuperi di efficienza e ai nuovi progetti”. Una strategia che, secondo il sindacato, non può avere altra spiegazione che quella del “saccheggio industriale”, dato che la Siemens “si è distinta in Europa per l’acquisizione di aziende con l’obiettivo di divenire leader nel mercato dell’energia, ma nel nostro Paese sta operando in modo da ridurre drasticamente l’attività industriale italiana, assicurandosi però le relative quote di mercato”. Per questo le Rsu degli stabilimenti Nuova Magrini insieme alle rappresentanze di Fim, Fiom e Uilm, che hanno incontrato oggi l’azienda, convocata al ministero dello Sviluppo economico, hanno annunciato di aver chiesto al governo “l’impegno per garantire che le politiche industriali di Siemens in Italia non si traducano in pesanti ricadute occupazionali e non determinino una totale dipendenza del nostro settore energetico dai produttori esteri”.


» F. Lammardo

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