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Articolo n° 4906 del 16 Novembre 2006 delle ore 07:24

Savona, analisi della Caritas su disagio sociale e nuove povertà

Savona. Una Savona che invecchia e che si popola sempre più di cittadini provenienti da altri paesi. I nuovi volti della povertà, fatta di precarietà lavorativa, diminuzione del tenore di vita e di imprevisti come una separazione coniugale che costringe ad improvviste ristrettezze economiche. Un disagio crescente, soprattutto a livello psichico, di persone che non sono più in grado di portare avanti una vita “normale”. La fotografia della realtà locale che emerge dalle pagine curate dall’Osservatorio delle povertà della Caritas nel libro V”olti, storie, speranze… insieme per tessere la vita” è cruda ed impietosa. Ma il volume presenta anche l’altra faccia della medaglia, gli oltre vent’anni di cammino del Centro ascolto diocesano, la realtà della Caritas che più di tutte ha svolto un ruolo fondamentale di lettura dei bisogni del territorio, cercando di dare le risposte adeguate. Il libro sarà presentato ufficialmente oggi nella Sala rossa del Comune. Un volume che tira le fila delle celebrazioni del ventennale del Centro ascolto e che è frutto della fatica di vari autori: operatori della Caritas come Mirko Novati, Daniela Zunino ed Alessandro Barabino, sociologi come Daniele Giachello, psicologhe come Gianna Poggi e Wilma Valentini, assistenti sociali come Stefania Ponteprimo, teologi come don Giuseppe Noberasco e don Claudio Doglio, ex operatori e volontari in Caritas come Michele Badino (oggi monaco a Bose), suor Maria della Croce (carmelitana) e Liana Milianta, oltreché il direttore della Caritas italiana monsignor Vittorio Nozza e il vescovo di Savona-Noli monsignor Domenico Calcagno.Centrale, nel libro, la fotografia dettagliata dell’ultimo quinquennio del disagio nel territorio fatta da Alessandro Barabino, responsabile dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse. Alcuni dati parlano da soli: 4545 persone passate dal 2001 al 2005 nel centro ascolto (di cui 2639 in grave disagio e 361 senza dimora). Il raddoppio, in due anni, della presenza di donne straniere a Savona. I problemi economici triplicati dai primi anni ’90 ad oggi, e causati spesso da fattori come la separazione coniugale. L’emergenza casa in crescita più per i cittadini italiani che stranieri. La maggior richiesta di ascolto, che evidenzia situazioni di grave solitudine. Le accresciute domande di beni elementari per la sopravvivenza rispetto ad alcuni anni fa. 29.800 pasti erogati nel 2005 dalla mensa di fraternità a fronte dei 19.000 del 2001. “Oggi le persone – scrive Barabino – accettano volentieri qualunque aiuto gli venga offerto, anche se non si tratta di denaro ma di viveri e vestiti. Da questo punto appare peggiorata la situazione economica generale delle persone che si rivolgono a noi: si ammette senza riserve la difficoltà a sopravvivere”.
Nelle conclusioni dell’indagine dell’Osservatorio si parte dalla constatazione di una città che invecchia per una serie di fattori che vanno dalle poche nascite alla paura del futuro, dalla precarietà del lavoro all’angoscia del quotidiano. E tuttavia la popolazione è in crescita per effetto delle ondate immigratorie che pongono l’esigenza di “proporre politiche che facilitino l’integrazione reciproca tra la popolazione residente e quella immigrata”. Un caso esemplare è quello del rapporto fra anziani locali e badanti extracomunitarie, una relazione non sempre agevole da gestire, tanto che la Caritas segnala l’aumento di situazioni depressive nelle donne badanti, dovute all’assistenza continua di persone con gravi problemi mentali.
La prospettiva, prosegue l’analisi dell’Osservatorio, è anche quella di una diminuzione del tenore di vita nell’immediato futuro, a causa dell’aumento della precarietà del lavoro, della contrazione del valore delle pensioni e del problema del mercato immobiliare che non facilita la ricerca della casa per le giovani coppie. Tutto ciò a fronte di una invasiva “tendenza al consumismo indotto dai mass media che impone stili di vita sempre più onerosi e si ripercuote sull’aumento del grado di insoddisfazione, in parte misurato dalla povertà soggettiva”.
Non ultimo per gravità è il problema del disagio psichico: “Uomini e donne – si legge – che non sono in grado di portare avanti una vita normale, che necessitano sempre di assistenza, che spesso rifiutano (o non sono in grado di gestire) una cura psichiatrica, al limite della capacità di intendere e di volere. Sono le persone più deboli, prigioniere del loro male, le più difficili da aiutare, perché spesso perse e vagabonde in un mondo immaginario, solo saltuariamente presenti nel reale: quel tanto che basta per non essere ospedalizzati”.
Di fronte a questa situazione l’approvazione della legge quadro del sistema integrato di servizi sociali non sembra aver sortito gli effetti sperati, per la mancanza di risorse finanziarie certe da parte dello Stato. “Se ancora si aveva qualche dubbio che l’attenzione al sistema sociale in Italia non sia stata una priorità – conclude amaramente l’osservatorio – dobbiamo constatare che il fondo nazionale per le politiche sociali è stato sensibilmente ridotto in questi ultimi due anni. In seguito a questi fatti vogliamo denunciare il pericolo di una politica strumentale a misere logiche elettorali che risolve il problema della povertà facendolo scomparire dai capitoli di bilancio”.
“Il frutto di questo lavoro – aggiunge il direttore della Caritas diocesana don Adolfo Macchioli – ha evidenziato la necessità di strutture d’accoglienza per donne in difficoltà, sia italiane sia straniere. Ciò si concretizzerà, nel 2007, con l’apertura di due case d’accoglienza, Casa Betania in via Guidobono e Casa ‘madre Bonino’ in via Luigi Corsi”.


» F. Lammardo

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