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Articolo n° 8665 del 16 Marzo 2007 delle ore 06:47

Progetto Fuksas: quale sviluppo per le coste liguri?

In questi giorni si è avviato sulle pagine liguri di Repubblica un importante dibattito su Savona, il progetto di porto turistico della Margonara. Proprio ieri vi è stato l’autorevole intervento del prof. Gabrielli, che ha toccato molti e complessi temi per cui è difficile riuscire a dipanare la complicata tela da lui predisposta poiché ogni argomento meriterebbe una trattazione separata (es. quello sul rapporto fra architettura generatrice di identità e territorio). Vi è però un punto che bisogna approfondire: l’asserzione, fatta anche da Sansa, secondo cui lo spazio è pubblico ed i privati si muovono nella cornice definita dalle comunità locali a cui vengono aggiunte le note di Gabrielli: una sorta di difesa d’ ufficio dell’ex sindaco di Savona ed attuale assessore all’urbanistica Ruggeri e affermazioni su posizioni ambientaliste che sarebbero per paradosso negative per l’ambiente. Tutto ciò veniva ricondotto ad una revisione di fondo del rapporto fra dimensioni etiche e politiche come era stato assunto da Sansa. Bisogna ricondurre un momento le cose al dato concreto altrimenti i problemi ci sfuggono: siamo convinti che abbia ragione Sansa quando afferma che lo “spazio è pubblico” anzi noi preferiamo ancora di più l’enunciato di “bene comune” per congiungersi ad un intenso dibattito presente a livello internazionale. Da sempre lo spazio / territorio in Liguria è stato antropizzato dalle popolazioni locali e per secoli in maniera sostenibile con terrazzamenti nell’entroterra ad esempio e con una lenta cura e spesso anche con una costante manutenzione in modo da garantirne un uso alle future generazioni. Questo dato è importante per capire che il rapporto fra popolazioni locali e uso del suolo in Liguria è antico quanto l’uomo ed è stato oggetto di interventi per secoli quindi parlare di “spazio (territorio) come bene comune” si prende atto della dimensione territoriale della Liguria. Oggi la legislazione italiana ci offre degli strumenti urbanistici adeguati per definire le modalità di utilizzo di un territorio ed in particolare i piani urbanistici comunali, che possono permettere di definire le caratteristiche del rapporto fra persone, ambiente, suolo,… Qui è proprio il principale tema di accusa nei confronti delle “Giunte Ruggeri” (accuse politiche quindi non personali) poiché nel precedente decennio il centrosinistra ha governato in assenza di uno strumento urbanistico definito in revisione e con varianti, che hanno sostanzialmente sottomesso la pianificazione urbanistica cittadina alle sigenze dei privati di volta in volta espresse. Da qui emerge la costante richiesta (contenuta anche negli accordi della maggioranza di centrosinistra al comune) di un segno di discontinuità attraverso l’adozione dello strumento del Piano Urbanistico Comunale, quale fondamentale elemento di regolazione dello spazio urbano come bene comune della collettività e attraverso cui la città di Savona possa stabilire le proprie priorità e la cornice entro cui i privati si possano muovere. Qui sta il nocciolo della differenza che si vorrebbe ottenere rispetto alle Giunte Ruggeri: avere un PUC come strumento pubblico per regolare lo spazio urbano e la fine della politica delle varianti, che hanno caratterizzato l’ultimo decennio del centrosinistra savonese. A questo dato si associa poi la pressante richiesta cittadina di uno strumento che possa garantire l’effettivo controllo popolare sull’incidenza delle scelte operate rispetto alla collettività e la possibilità di definire in forma partecipata la destinazione del litorale e di altre zone cittadine verso cui si può indirizzare la crescita savonese. In questo contesto assume quindi un particolare ruolo la necessità, che è prevista all’interno degli accordi del centrosinistra cittadino, di definire un percorso di confronto partecipativo coinvolgendo tutta la cittadinanza nella revisione del progetto di PUC a seguito della presentazione delle osservazioni allo strumento adottato lo scorso anno. Venendo allo specifico della Margonara, una delle vere partite infatti non si gioca sui giudizi rispetto alle torre di Fuskas ma sul riassetto del litorale costiero, sulle priorità di crescita del porto commerciale e sulle relazioni che si vengono ad instaurare con le zone di levante e di ponente oltrechè con la valle Bormida. In conseguenza di queste riflessioni nasce una considerazione: ” a che serve un porto turistico quando vi sono in Liguria 1/3 dei posti barca italiani? E si potrebbe poi aggiungere perché non lasciare uno spazio di spiaggia libera simile a come dovevano essere quelle liguri un tempo al fine di costituire una indispensabile pausa fra le strutture del porto di Savona e le Albissole, che hanno conosciuto la crescita edilizia degli anni sessanta? Su queste domande si basa la conseguente nostra opposizione ad un progetto inutile per le esigenze di Savona e del suo comprensorio. Abbiamo pure provato ad indicare alcune alternative, che rispondessero ad alcuni requisiti fondamentali (risposte alle esigenze diportistiche locali, riqualificare turisticamente per il godimento pubblico aree oggi occupate da strutture industriali in dismissione -Miramare-, garantire forme occupazionali stabili e di profondo significato sociale) e soprattutto ponessero fine alla logica di lasciar volutamente degradare un luogo fino al punto che solo un intervento cementizio risanatore potesse mettere in atto una dubbia riqualificazione:
– Utilizzo dell’area ex Miramare quale sede di approdi turistici;
– Creazione di una passeggiata a filo d’acqua dal Miramare fino alla vecchia darsena;
– Utilizzo della spiaggia della Margonara per un opera di riqualificazione della zona puntando a strutture leggere e compatibili volte al sostegno ad interessanti attività formative e imprenditoriali legate ad attività nautiche.
In ultimo quindi se siamo convinti che la riqualificazione passi anche per lo ristabilire le condizioni primarie e non per compiere l’ennesima “colata di cemento” bisogna fare oltrechè per una ulteriore considerazione: a che serve un nuovo porto turistico ai savonesi …forse ad ammirare yacht miliardari da lontano mentre le spiagge e il mare sarà stato ulteriormente “riqualificato” ma soprattutto privatizzato?

Danilo Bruno
Carlo Vasconi

» Redazione

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