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Articolo n° 8905 del 22 Marzo 2007 delle ore 15:00

Liberazione visoni: le precisazioni dell’Enpa

[thumb:2523:r]Savona. La liberazione dei visoni all’allevamento Pisacane a Savona, in zona Santuario, continua a far discutere, mentre procedono le indagini degli inquirenti per risalire ai responsabili, molto probabilmente riconducibili ad un gruppo anarchico ecologista. Sul caso è intervenuto l’Enpa savonese, che ha chiesto di attendere lo sviluppo dell’inchiesta prima di attribuire accuse – precisa – “al momento prive di fondamento”. Così puntualizzano dall’Ente Nazionale Protezione Animali: “Si scrive che gli autori sarebbero anarco-ecologisti. Agli ecologisti nulla importa, di solito, di animali allevati e quindi si dovrebbe parlare, semmai, di anarco-animalisti, che però si pongono al di fuori del movimento animalista e delle associazioni che, come l’Enpa, lo compongono, in quanto estranee ad ogni forma di violenza, anche e soprattutto nei riguardi dei ‘nemici’ storici come sono gli allevatori di animali da pelliccia. Il giudizio meno negativo che si possa dare è che, usando una frase degli anni bui del passato, si tratterebbe di ‘compagni che sbagliano’ e che reagiscono in modo criminale alla legittima esigenza di evitare sofferenze e sfruttamento del mondo animale”. L’Enpa savonese coglie l’occasione per ricordare che i visoni, dopo una vita trascorsa in gabbie più o meno piccole, vengono uccisi con l’elettricità applicata a due elettrodi inseriti in bocca e nell’ano, in modo da evitare danni alla pelliccia. Ed invita tutte la signore che posseggono questo genere di vestiario “a meditare sul fatto che è la loro scelta di comprarlo che fa sopravvivere gli allevamenti, lo sfruttamento animale e la morte di almeno quaranta povere bestie per ogni cappotto”. L’Enpa inoltre si augura che gli investigatori proseguano le indagini a tutto campo perché l’allevamento potrebbe aver dato fastidio a qualcuno e allo stesso tempo ricorda che impianti di questo tipo dovrebbero cessare di esistere nel 2008 o essere completamente modificati grazie ad un emendamento al decreto “milleproroghe” approvato in Senato.


» Felix Lammardo

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