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Articolo n° 9259 del 02 Aprile 2007 delle ore 07:30

Il vento Wojtyla continua a soffiare ancora oggi

A due anni dalla scomparsa di Papa Giovanni Paolo II non ha smesso di soffiare il vento venuto dall’est, che il grande Parroco del Mondo, tanto amato e seguito, aveva fatto spirare con grande intensità e forza di “entusiasmo” nella nostra epoca contemporanea. Mostrandoci una strada di libertà e di giustizia, in tutto il suo Pontificato, il “Papa Magno” non mancò mai di trasmetterci i valori autentici a cui guardare per leggere e vivere il mondo: mai la pace, senza la giustizia e mai la giustizia senza il perdono. Aiutandoci ad aprire cuore e mente anche ad un dialogo tra le varie popolazioni del mondo e le religioni tutte, che non fosse contaminato dal pregiudizio, e sottolineando con coraggio il proposito di fare sempre il bene alle persone soprattutto indifese, agli handicappati, agli emarginati e ai bambini soli, fu il grande alleato della vita e il grande difensore di tutti i più deboli davanti a tutti: “Non vi sorprenda il fatto che, di fronte ad una platea di gente e di politici,- disse in una occasione- io proponga al riguardo un imperativo: prima di tutto un «SÃŒ ALLA VITA»! … Rispettare la vita e le vite: tutto comincia da qui, poiché il più fondamentale diritto umano è il diritto alla vita: la lotta per la pace è sempre una lotta per la vita!”. Ecco con quali propositi furono voluti e compiuti quei 140 viaggi in giro per il mondo, nei quali mai Giovanni Paolo II si stancò di lanciare agli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, la «sfida della vita» contro quella che definì come «cultura della morte», rappresentata da aborto, fecondazione artificiale, clonazione, eutanasia, ingiustizie sociali e violenze di ogni tipo, dichiarando che «lo Stato,- qualunque Stato (ndr)-, ha come suo compito primario proprio la tutela e la promozione della vita umana». Quel 2 aprile 2005, cento mila circa erano i fedeli venuti a Roma per tenergli compagnia in una Piazza San Pietro ancora fredda per la temperatura ma calda per la concentrazione di uomini, donne e bambini che si erano raccolti sotto la finestra della camera pontificia per seguire l’evolversi dello stato di salute del Grande papa. Per una giornata intera si continuava a chiamarlo e, gridando, a pronunciare il suo nome, nonostante i bollettini medici indicassero nella salute del Papa uno stato oramai gravissimo, ma il suo cuore continuava a battere e a far battere il nostro. Alle 21.37 poi, in concomitanza con un improvviso scatenarsi di suonerie di cellulari con sms a ondate, mentre misteriosamente la Preghiera del Rosario veniva prolungata per permettere l’arrivo del Segretario di Stato, venne data notizia della morte di Giovanni Paolo II e del suo ritorno alla casa del Padre, fu detto ai microfoni dell’intera Piazza San Pietro. Tutti in lacrime, anche chi per curiosità si trovava lì, e magari non per fede religiosa. Improvvisamente, senza falsi ritegni, ci sentimmo subito orfani, noi che all’età di trent’anni più o meno ci eravamo allevati con Giovanni Paolo II, lo avevamo seguito a più riprese nei vari viaggi che segnavano gli anni della nostra gioventù attraverso le Giornate Mondiali che ogni due anni ci facevano sentire davvero al centro del suo cuore e del suo Ministero. Ecco perché alle parole del Papa, pronunciate 48 ore prima della sua morte, quando disse “ vi ho cercato, adesso siete arrivati e vi ringrazio ” ci fu un’ondata di giovani che invase la piazza della Basilica e che con grande partecipazione al dolore visse con Lui gli ultimi istanti della sua morte; perché si andò da Lui a Roma quel sabato sera, vi chiederete? Perché quando tuo papà sta male ed è vicino a morire, gli stai accanto. E per un cattolico di trent’anni quel Papa era davvero stato un grande papà e nient’altro, un papà che nell’anniversario dalla sua morte è ancora capace di parlare a gran voce ai nostri cuori.

Eraldo Ciangherotti
Centro Aiuto – Vita ingauno
Movimento per la Vita Liguria


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