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Articolo n° 9542 del 11 Aprile 2007 delle ore 09:25

Al Sindaco della città di Albenga

La trasparenza dell’amministrazione, la conoscibilità e leggibilità libera e incondizionata degli atti amministrativi e delle informazioni connesse ai diversi livelli di pianificazione e di disciplina del territorio, sono un diritto per i cittadini e un dovere dell’Amministrazione, come prevede l’art. 7,comma 3 a) della legge regionale 36/97. Un dovere spesso disatteso: tuttora rimangono senza risposta le ripetute richieste affinché venga istituito quel sistema informativo territoriale previsto dalla legge per informare in tempo reale i singoli cittadini o le loro organizzazioni.
Per queste ragioni, l’Associazione Punto di Svolta e il circolo anarchico di Albenga si costituiscono autonomamente in Osservatorio Pubblico per il monitoraggio delle trasformazioni urbanistiche del territorio.
Ferme restando la necessità e la nostra richiesta dell’istituzione di un ufficio pubblico che garantisca quanto dovuto per legge, il nostro intento è quello di valutare le previsioni di sviluppo della città sulla base degli atti e dei documenti dell’Amministrazione. Siccome sfortunatamente la loro conoscibilità non è sempre garantita, talora, le nostre valutazioni si baseranno su ipotesi formulate col criterio della verisimiglianza – al cui riguardo siamo disponibili a fornire adeguate motivazioni.
Con questa iniziativa non vogliamo assumere una posizione negativa a priori sulle Amministrazioni in carica né sulle loro proposte. Anzi, siccome è scontato che ogni Amministrazione debba operare nell’interesse della cittadinanza, il nostro Osservatorio intende dare il proprio contributo con proposte e interventi orientati alla critica costruttiva e, se possibile, alla collaborazione.
Ogni nostro intervento è immediatamente disponibile a chiunque nella forma del copyleft, secondo le condizioni di utilizzo riportate nella Free Documentation License. Come primo atto, ci occupiamo di quanto recentemente approvato dal consiglio comunale.
1) L’approvazione della variante al PRG in ambito C1, zona R3. Nel consiglio comunale del 27 marzo u.s., è stata approvata la vendita di un’area di proprietà del Comune sita nel quartiere di Vadino. Il piano regolatore adottato nel 1995 dice che in quest’area sorge un “edificio di pregio sotto il profilo storicoambientale” su cui intervenire come indicato dall’art.29 delle norme di attuazione e dall’art. 31 lett. c, L. 457/78 (interventi di restauro e di risanamento conservativo) in vista di una sua destinazione ad uso pubblico. In base alle nostre opinioni personali – quindi prima d’una valutazione obiettiva come associazione Punto di Svolta e come circolo anarchico pensiamo che bisognerebbe mantenere questa destinazione; tra l’altro, visto quanto sorge sull’area dell’exoleificio, temiamo che la scelta residenziale potrebbe condurre alla costruzione di un muraglione continuo di case in riva al mare, in uno dei posti più belli dal punto di vista paesaggistico.
Le decisioni del consiglio comunale, però, hanno privilegiato la destinazione a uso residenziale. Preso atto di ciò, come Osservatorio Pubblico dobbiamo valutarne le conseguenze in rapporto alle norme vigenti e all’interesse pubblico come esse lo definiscono: perciò, a prescindere dalle nostre opinioni individuali, cerchiamo di stabilire se ciò si possa fare e, in caso positivo, se proprio si debba farlo e se i criteri adottati siano corretti.
Con la proposta di variante sull’area di sua proprietà, il Comune mira a reperire fondi da impiegare per il progetto di sottopasso al ponte della ferrovia (sulla cui utilità e convenienza economica si è già ben espresso il comitato di Pontelungo). A tal fine, l’assessore Damonte fa rilevare che, per poter destinare l’area in questione a residenza e/o a residenza turistica, occorrerà anche far rimuovere i vincoli stabiliti dal Piano della Costa e dal Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico.
2) Il parametro volumetrico e il parametro superficiale Siccome la decadenza dei vincoli libererà tutta l’area, che già nel piano adottato nel ’95 era interessata da ristrutturazioni, c’è da aspettarsi che anche la vicina area del cantiere navale sarà oggetto di variante. Là dove il piano vigente prevede un intervento conservativo di tipo c) ex art. 31 L. 457/78, la prevedibile variante comporterà anche il cambio di destinazione d’uso da cantiere navale a residenze. Per inciso, si tenga presente che questa scelta non può essere motivata con lo spostamento del futuro porto turistico: il cantiere ha funzionato tranquillamente fino ad oggi, quando il porto più vicino è addirittura in un’altra città…
Se sarà completata la tabella di marcia elaborata dall’assessore Damonte, la prevedibile successiva ristrutturazione anche del cantiere navale porterà alla saturazione edilizia dell’intera area: si direbbe quasi che l’intendimento del Comune sia proprio questo… Speriamo che non sia così, ma contestualmente richiediamo al riguardo un’assicurazione espressa. Per rendere più allettante l’acquisto della proprietà comunale in esame, s’è pensato anche a un aumento del 20% del volume costruibile: quindi, grazie alla variante proposta il volume attuale di 3500 mc, aumentato del 20%, diventerà 4200 mc.
A questo punto, la mancanza di documenti conoscibili ci obbliga a formulare ipotesi pur plausibili, ma forzatamente basate su stime di massima: questa nota è utile a rinnovare, ancora una volta, la nostra richiesta di un ufficio pubblico che ne garantisca l’accessibilità e disponibilità incondizionata.
Stimiamo pure che la superficie effettiva dell’edifico sia di circa 500 mq e che ci sia il solo piano terreno: a utilizzare l’indice volumetrico, la superficie abitabile risulta di 1400 mq. Se, invece, utilizziamo l’indice della superficie abitabile effettiva, il risultato è di soli 600 mq, cioè 500 mq aumentati del 20% di “bonus appetibilità”. Perciò, se proprio si deve destinare la più bella area sul mare ad uso abitativo, suggeriamo almeno di utilizzare il criterio più preciso (cfr. Luigi Falco, I nuovi standard urbanistici, p. 147 e segg.) che si basa sulla superficie anziché sul volume.
3) Alternativa in subordine In subordine, ci si accontenti almeno di calcolare la superficie abitabile con il parametro RV, indicante il rapporto di incidenza volumetrica fra il volume e la superficie; il fatto che perfino l’uso di un parametro simile sia preferibile la dice lunga, dal momento che, essendo largamente impiegato già nel piano regolatore attuale, è stato fonte dell’abuso di solai che diventano abitabili.
Di norma, il parametro RV fissa in 5 il rapporto fra il volume e la superficie utile nelle funzioni UDCO:
applicandolo nel nostro caso, al volume di 3500 mc corrisponde una superficie di 700 mq; si aggiunga pure il 20%, si arriverebbe al massimo a 840 mq.
probabilmente la richiesta di utilizzare il parametro superficiale, che è solo preciso, rischia di apparire malevola e fiscale; ma é bene sottolineare che, anche con l’impiego del paramtero RV, che è impreciso e quindi generosamente aperto all’edilizia “allegra”, si ha un risultato piuttosto distante dai 1400 mq così disinvoltamente ottenuti.
D’accordo che a superficie più grande corrisponde introito maggiore, ma che questo giochetto venga fatto proprio dal Comune ci sembra un po’ eccessivo…
In ogni caso, l’impiego di indici basati sulla superficie, darebbe una svolta nella trasformazione del territorio, per tutte le aree in cui siano presenti edifici o manufatti da ristrutturare specie in quelle di pregio: diminuirebbe la densità abitativa, a tutto vantaggio della vivibilità, che è interesse pubblico. Con ciò richiamiamo l’amministrazione all’adempimento del suo compito essenziale di operare, appunto, nell’esclusivo interesse pubblico.
Peraltro, quello ora considerato non è l’unico caso degno di nota: pur nella solita assenza di adeguata documentazione, spicca l’esempio del vicino cantiere navale, che, a norma dell’art.31 lett. c della legge 457/78, risulta essere oggetto di “intervento di categoria c)”, cioè di restauro e risanamento conservativo.
Ma, come già accennato, quando la variante proposta avrà fatto cadere i vincoli ancora esistenti, che cosa impedirà di trasformare una consistente volumetria industriale in altrettanta residenziale,sia pure senza incrementi di volume, ma con un sostanziale aumento della SLA? Perché non trasformare, invece, la superficie lorda utilizzabile (SLU) in superficie lorda abitabile? Per le zone C, l’art. 4 punto 3 comma 2 del decreto ministeriale 1444/68, fissa in 18 mq la quantità minima di spazi pubblici per abitante insediato: di questa estensione, 9 mq vanno al verde pubblico.
Nel caso particolare in cui tali zone C siano “contigue o in diretto rapporto visuale con particolari connotati naturali del territorio, (quali coste marine, lagune, corsi d’acqua importanti nonché singolarità orografiche di rilievo) ovvero con preesistenze storicoartisticoarcheologiche” allo standard minimo previsto vengono aggiunti ulteriori 6 mq di verde pubblico: in tal modo l’area totale per lo standard passa da 18 a 24 mq, il verde pubblico da 9 a 15mq (cfr. L. Falco, cit., Tab.1 p.76). Allora, immaginiamo un ipotetico terreno simile a quello su cui sorge il cantiere navale: sulla sua superfice, di circa 4000 mq, sorge un manufatto di volume 12000 mc circa, mentre la superficie utilizzabile coperta è di circa 2000 mq. Quale sarebbe la sua capacità insediativa? L’art.33, commi 2, 3 e 4 della legge regionale 36/97 prevede che a ogni singola persona insediata spetti una superficie abitativa di 25 mq. In realtà, sappiamo tutti che nelle zone di seconde case e/o di residenze turistiche questa è una pia illusione, perché la tendenza è di aumentare il carico insediativo, ammassando quanta più gente possibile nel minor spazio possibile. Questo spiega come mai queste zone diventino sempre meno vivibili, anche se resta da chiarire il perché tutto ciò sia permesso.
Il rilievo non è essenziale ai fini della nostra ipotesi, perciò ammettiamo pure i 25 mq; se utilizziamo il parametro volumetrico, a un volume di 12000 mc corrisponde una superficie abitabile di 4000 mq, su cui possono essere insediate 160 persone in totale.
Come s’è detto, a ognuna di queste persone spetta uno standard minimo di 24 mq, la cui superficie sarebbe di 24 x 160 = 3840 mq. Perciò, se su quell’area di 4000 mq vanno dedicati a standard 3840mq, i famosi 12000 mc dovrebbero essere costruiti su uno spazio di appena 160 mq! Anche trascurando l’esigenza di altri spazi (per esempio per le strade interne), l’unica soluzione per farlo sarebbe un palazzo alto più del doppio del “grattacielo” della stazione…
Ciò detto sull’area del cantiere navale, quella di Via Dalmazia dove ha sede attuale l’Ortofrutticola si presta a considerazioni analoghe.
Paure infondate? No, dal momento che l’effetto di questa maniera di pianificare il territorio si può toccare con mano in Via S. Clemente, subito a valle del ponte rosso, sulla riva destra del Centa: su questa zona, identificata come zona CP dell’ambito B3, è stato costruito un complesso di palazzi che qualcuno definisce già “l’ecomostro”.
L’attuale vicesindaco, avv. Vazio, ne incolpa la precedente maggioranza di centrodestra, che non ha modificato gli indici di edificabilità di tale zona: accusa ingenerosa, in quanto il mostro è degno figlio di quel piano Gortana che la giunta di centrosinistra adottò nel lontanto 1995.
A quanto pare, la scarsa sensibilità ambientale è una caratteristica trasversale alle giunte che si sono avvicendate negli ultimi anni.
Ad ogni modo, se adesso l’evidenza dei risultati di quella pianificazione ha fatto nascere nella Giunta attuale una nuova sensibilità per il territorio, è opportuno e urgente che essa dia una svolta all’amministrazione comunale riguardo alle ristrutturazioni già consentite dall’attuale vigente piano ma non ancora realizzate.
Perciò, la variante approvata in Consiglio, che oggi sembra così innocua, ma che potrebbe aprire le porte all’edificazione sfrenata, dev’essere ritirata e dev’essere ritirata in toto, perché una sua semplice correzione sarebbe comunque insufficiente.
4) Efficacia degli standard Per dimostrare quest’affermazione, proponiamo un semplice esperimento aritmetico, condotto secondo le direttive di legge più attente al rispetto dell’ambiente e alla qualità della vita.

A nome dell’Osservatorio Pubblico,
Gianluigi Viveri


» Redazione

14 commenti a “Al Sindaco della città di Albenga”
Ciccio ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 13:35

Anarchici che parlano di leggi dello Stato?… Osservatori pubblici? Caro Gianluigi Viveri, perchè non faceva queste cose anche quando ad essere Sindaco c’era suo fratello? Lasciate lavorare in pace questa amministrazione per favore!

OSVALDO ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 14:26

Anarchico??? …temo che il suo povero fratello defunto (grandissimo ex sindaco) si stia rivoltando nella tomba…
Oltre tutto, mi permetta, ma lei descrive la zona di Vadino nei pressi dell’ex oleificio che notoriamente è una delle zone più degradate, isolate, brutte e infrequentabili di Albenga come il paradiso terrestre, ma è sicuro di sapere di cosa parla??
Certo nessuno auspica una colata di cemento ma, sicuramente, lasciarla come è adesso a chi giova??
cordialità
Osvaldo

gianluigi viveri ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 17:27

Caro Signor Ciccio,
rispondo per quello che mi riguarda: l’osservatorio pubblico è stato per la prima volta da me proposto in occasione delle osservazioni alla Variante di PRG dell’arch. Buscaglia in data 16 settembre 1990. Ho poi continuato a proporre osservazioni sia nel ’93, sul piano Barbieri (Amministrazione Vio) sia l’8 maggio 1996, sulla Variante PRG Gortana, tuttora vigente. Nel ’98, invece, ho sollevato il problema della zona D4 e finalmente il 13 ottobre 1999 il Comitato Tecnico Urbanistico Provinciale mi ha dato ragione in pieno con voto n. 456/1999. Come vede, anche quando era Sindaco mio fratello “facevo queste cose”. In ogni modo, quanto da me scritto negli anni sarà tra breve consultabile in internet nel sito dell’osservatorio pubblico, ancora in allestimento. Quando sarà ultimato, ne sarà data cominucazione anche attraverso IVG. Distinti saluti.
Igi Viveri

gianluigi viveri ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 17:39

Caro signor Osvaldo, collaboro proficuamente con gli anarchici. Non ci vedo nulla di male. Passiamo invece a Vadino: che sia una zona tra le più degradate è una sua rispettabile opinione, peraltro non condivisa dai Piani Regionali (Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico e Piano della Costa). Una zona degradata si può sempre risanare; bisogna vedere se cementificando si risana. So abbastanza bene di che cosa parlo e desidero solo ricordarle che perfino il “piano Gortana”, in sede di adozione, prevedeva nella zona R3 la “ristrutturazione e conservazione edificio di pregio a destinazione servizio pubblico”. Con cordialità La saluto.
Igi Viveri

circolo anarchico Albenga ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 18:28

Gentili Signori Ciccio e OSVALDO,
generalmente, la parola “anarchia” è usata per significare “caos” o “disordine”: non è così, allo stesso modo per cui è falso ciò che in Paesi a regime totalitario, monarchico od oligarchico viene inteso con le parole “repubblica” o “democrazia” ( ovverosia, “caos” e “disordine”).
Attraverso il nostro piccolo contributo, vorremmo correggere quel fraintendimento; per dirla con le parole di Errico Malatesta, l’anarchia è “unione di bisogni umani ed interessi di tutti, completa libertà nella completa solidarietà.” Non è questo il luogo per discutere più diffusamente dell’anarchia e dei modi in cui viene percepita o dipinta: se vorrete, potremo farlo dal sito che stiamo allestendo. Comunque, dal momento che auspica un ordine diverso, non più basato sullo sfruttamento e sul dominio, un anarchico può, anzi, deve occuparsi di leggi e di regimi. Se l’adesione a un principio imponesse di ignorare tutto ciò che esula da esso, di certo non avremmo uomini che legiferano sulla maternità, né religiosi che si occupano del mondo secolare (e fin qui andrebbe pure bene…); ma neppure ci sarebbe democrazia, che, com’è noto dai tempi dell’antica Grecia, è il regime della discussione libera.

Cordiali saluti.
il circolo anarchico

Antonio ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 20:13

Cari Anarchici,
già a chiamarvi così non riesco a trattenere il sorriso. ma con rispetto per l’umano che sicuramente sarà nascosto da qualche parte anche in voi, vi invito a rileggere la “profonda” quanto mai irreale massima di Errico Malatesta che invita alla completa libertà nella completa solidarietà, come a dire “tutto e niente” per aver messo insieme due parole la libertà e la solidarietà, magari giocando pure a parole crociate. cosa sognifica libertà se non il rispetto di una convivenza democratica e civile. Al di là dell’osservatorio che fa bene alla Amministrazione per il ruolo contradditorio che ne eserciterete anche voi, nella minima parte in cui sarete costituiti, comunque firmarsi anarchici è davvero un espressione limitante e limitativa che poco si addice all’intelletto della gente. Perchè allora non il Faro del ponte rosso? sicuramente sarebbe più rispettoso per Angelo Viveri , che Albenga ha veramente amato, al di là del colore politico; ma per favore non fate passare adesso Viveri , che è morto, o la sua Famiglia per un gruppo di anarchici perchè mai vi sarebbe stato concesso qualche anno fà.
cordialmente
Antonio

Gattaccio randagio ha detto..
il 11 Aprile 2007 alle 20:39

Per quanto mi riguarda l’anarchia è una teoria irrealizzabile, inoltre senza tirare sempre in ballo i religiosi che si occupano del mondo secolare o la monarchia o altre questioni (i risultati sono le deleterie minacce di Genova, ecc…), il vostro vero problema è che dovete sempre scagliarvi contro qualcuno o qualcosa o comunque intralciare il lavoro di chi sta facendo qualcosa perchè in realtà non avete nulla di concreto da proporre, solo tanta teoria affine a se stessa.
Riconosco comunque a molti di voi una sensibilità e un’intelligenza particolari e so che comunque i vostri sforzi sono orientati alla ricerca del bene comune, solo che non condivido le vostre idee, sarò comunque lieto di poter continuare un eventuale dialogo civile e corretto.
Cordiali saluti a tutti.

Luca ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 08:10

non sono mai stato di idee politiche a sinistra ma come tanti in Albenga ho votato Viveri perchè ad Albenga ha voluto davvero bene e con rispetto lo ricordo come un padre della città ingauna. a leggere però che il cognome Viveri sia accomunato al Circolo Anarchico, senza voler fare giudizi delle persone che vi appartengano, non riesco a stare zitto e a sottolineare che viveri nulla aveva a che fare con la parola anarchia e quando provo a decifrare il pensiero di errico malatesta, racchiuso in questa massima così orgogliosamente riportata, mi chiedo il significato oggi di questo circolo se non di coloro che non vogliono stare alle regole e vogliono comuqnue disfare tutto. è vero che nella società c’è di tutto e la libertà di parola e di pensiero è per tutti, anche per coloro che pensano e parlano senza senso e intelletto, ma così è troppo, in memoria di Angioletto.

OSVALDO ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 08:37

Caro Sig. Viveri, la ringrazio per l’insegnamento della “filisofia” dell’anarchia, purtroppo, all’atto pratico, anarchia non ha mai fatto rima con filosofia ma con altri esempi di polica “contro” tutto e tutti ma a favore di utopie irrealizzabili, purtroppo i fatti legano l’anarchia a centri sociali, spese proletarie, occupazioni illegali, imbrattamento di muri ecc.; per quanto riguarda Vadino la invito a non citare Piani Territoriali o della Costa ma ad andare a Vadino, oltre il passaggio a livello esiste un lungomare orribile, buio, mal frequentato, con un osceno muraglione di cemento armato e un insieme di costruzioni senza logica: campeggi piccoli e bruttarelli, appartamenti dell’epoca di Noè, una nuova costruzione orribile con balconi osceni, l’ex oleificio in passato ricovero di extracomutari irregolari (le forze dell’ordine hanno faticato non poco per ripristinare l’ordine) altro che Piano della Costa
Cordialità
Osvaldo

franco ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 09:15

cari Anarchici,
l’osservatorio fatto da persone intelligenti e che abbiano a cuore lo spirito della città è cosa buona e ausicabile. ma legare l’osservatorio al “buon nome” degli anarchici fa perdere di dignità aò progetto che volete portare avanti. se penso che anarchico era anche carlo Giuliani, beh lasciatemi provare non solo prurito ma più alto sdegno. carlo giuliani è morto e da morto lo rispettiamo con coscienza cristiana prima di tutto. ma da vivo ricordiamoco che da anarchico viveva in via venti settembre con un cane come un cane a chiedere l’elemosina, questo era lo stile di vita di un ragazzo veramente problematico. A conferma di questo probabilemnte Hiden Giuliani ora senatrice se ne è dimenticata, ma alcuni fortunatamente ricordano bene le parole negative rilasciate dalla famiglia Giuliani il giorno dopo la morte di carlo. Ma oggi siamo solo capaci in nome dell’anarchia di sostenere e apoggiare la dedica di una sala del senato al giovane morto senza pensare che il tutto, causato da lui, è ricaduto sulla coscienza del carabieniere che per legittima difesa ha sparato. triste la storia e fonte certamente di polemiche ma vera e inopinabile. e Albenga non può cominciare a respirare quell’aria di anarchia made giuliani

OSVALDO ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 14:47

Caro Franco, hai toccato un argomento un po’ forte ma, secondo me, per larga parte condivisibile
saluti
osvaldo

Paolo P. ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 15:13

A corollario di quello scritto da Franco, sarebbe bello se gli “anarchici” iniziassero a spiegare cosa sia l'”anarchia” per PRIMA cosa a tutti quelli che si pavoneggiano dietro le loro bandiere con la “A” cerchiata senza sapere che cosa stiano facendo, che sono i più pericolosi (un po’ come i 13/15enni che si mettono la maglietta di Guevara perché fa figo, senza sapere neppure quasi chi sia o cos’abbia fatto), e DOPO agli altri.
In questo modo vedrete che i problemi di “comunicazione” saranno più piccoli e risolvibili.

Pagliotz.

circolo anarchico Albenga ha detto..
il 12 Aprile 2007 alle 22:51

Cari Signori,
la lettera dell’Osservatorio Pubblico al Sindaco è stata pubblicata (pur se priva della chiusa, crediamo per problemi di spazio) nell’intento di informare sul tipo di sviluppo che l’attuale PRG programma per la nostra città. I dati e le leggi citate sono verificabili da tutti; le nostre conclusioni sono affidate al Vostro giudizio, le Vostre obiezioni sono benvenute.

Tanto per eliminare ogni equivoco: l’Osservatorio Pubblico NON E’ un gruppo anarchico, anche se noi ne facciamo parte, e i suoi documenti NON SONO volti a propagandare alcun ideale o ideologia.
La lettera che Vi è stata proposta è anche e soprattutto frutto del lavoro di altre persone: inviando commenti che non riguardano il tema affrontato, fate torto a quel lavoro e a quelle persone.
precisiamo che il Sig. Gianluigi Viveri non è iscritto al nostro circolo, per cui Vi invitiamo a non estendere a lui l’affettuoso disprezzo che riservate a noi.

Vi chiediamo, almeno in questa sede, di attenerVi a ciò che l’Osservatorio Pubblico ha scritto, ossia argomenti di urbanistica.

Grazie fin d’ora,
il circolo anarchico

Belinone ha detto..
il 13 Aprile 2007 alle 09:50

Ma come mai il Circolo Anarchico si firma genericamente “circolo anarchico” e non indica i nominativi dei soci membri o quanto meno del direttivo?

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