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Articolo n° 9647 del 14 Aprile 2007 delle ore 08:06

Savona, il vescovo ha inaugurato Casa Betania

[thumb:2742:r:t=Mons. Calcagno]Savona. “Il disagio del trovarsi senza casa è stato vissuto anche da Gesù, quando è nato, e non è affatto anormale. La struttura che inauguriamo oggi vuole essere un segno di attenzione verso chi vive questo disagio ed incarna la modalità dell’amore cristiano così come ci viene testimoniato dalla santa famiglia di Nazareth”. Con queste parole il vescovo monsignor Domenico Calcagno ha introdotto il gesto della benedizione dei locali di Casa Betania, il nuovo alloggio che la Fondazione diocesana Comunitàservizi ha realizzato per la prima accoglienza di donne senza dimora. Al rito nei locali di via Guidobono erano presenti il direttore della Caritas diocesana don Adolfo Macchioli, il presidente della Fondazione Comunitàservizi Maurizio Raineri, la responsabile dell’accoglienza femminile Claudia Calabria e il responsabile di quella maschile Marco Berbaldi, il presidente del Forum del terzo settore Riccardo Viaggi, la coordinatrice distrettuale dei servizi sociali del Comune di Savona Stefania Ponteprimo e diversi operatori e volontari della Caritas. Casa Betania, che sorge a fianco del centro d’accoglienza notturna maschile, potrà ospitare quattro persone, affiancate ogni notte da un paio di volontarie fra le trenta che hanno aderito alla proposta della Caritas. “Questi luoghi – ha commentato don Adolfo Macchioli – dove un tempo alloggiavano i gesuiti, e dove hanno trovato sede il Centro ascolto diocesano e la Migrantes, ora si trasformano in locali per un nuovo tipo di emergenza. E’ infatti in crescita il problema delle donne sole e senza dimora, e ci sembra perciò importante iniziare questo servizio. Preferiremmo non moltiplicare i servizi, ma ci rendiamo conto che ce n’è molto bisogno”. Monsignor Calcagno ha quindi benedetto “coloro che passeranno in questi locali e i volontari che vi opereranno” e ha messo Casa Betania sotto la protezione della santa famiglia di Nazareth. Non risparmiando alla fine una battuta alla rappresentante del Comune Stefania Ponteprimo: “Non dimentichiamoci che, se Gesù è nato a Betlemme, è stato per un problema di anagrafe”.


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