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Articolo n° 9871 del 20 Aprile 2007 delle ore 14:20

“Il Giornale” attacca il mensile diocesano di Savona su Dico e messa in latino

[thumb:2495:r]Savona. Nella giornata di martedì scorso il lettore che avrebbe avuto la ventura di leggere “Il Giornale”, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, arrivato a scorrere la penultima pagina, all’interno della rubrica “Granzotto risponde”, avrebbe trovato un inusuale attacco portato dall’autorevole corsista del quotidiano contro una ben determinata curia vescovile italiana: la Curia di Savona – Noli, retta da Mons. Domenico Calcagno. In realtà non è che lo scrittore-giornalista veneto si sia autonomamente scagliato contro il porporato savonese, ma si è fatto portavoce del malcontento espresso da ventidue fedeli dell’antica diocesi savonese dopo aver letto sull’ultimo numero del foglio diocesano “Il Letimbro” un paio di articoli che potremmo definire “progressisti”, moderatamente critici della posizione ufficiale della Chiesa italiana in materia di Dico, testamento biologico e reintroduzione della messa in latino. Dispiace però che Paolo Granzotto abbia voluto gratuitamente definire la Curia savonese “la quinta colonna” della sinistra cattocomunista accomunando a questa chiave di lettura pure il suo ordinario, Mons. Calcagno. Il fatto è che due giornalisti de “Il Letimbro” in due distinti articoli hanno preso posizione su materie destinate a produrre un serrato e, si spera, proficuo confronto tra le varie visioni che i cattolici italiani, proprio perché spiriti liberi come libera è la Chiesa, in ossequio al principio evangelico del libero arbitrio individuale, hanno in materia. Una volta sviscerati tutti i pro ed i contro a proposito verranno tirate le somme e compiuta una sintesi pur nel rispetto di ogni dissidenza. In materia di Dico il settimanale diocesano savonese aveva solo fatto notare che la conflittualità latente esistente tra stato laico e Conferenza Episcopale Italiana fa sospettare che da parte dell’istituzione cattolica vi sia stata un difetto di chiarezza nella comunicazione. Era stato poi posto il dubbio che nella decisione di non concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby il Vicariato di Roma avesse peccato di poca misericordia, pur se non ci si nasconde, in Curia, che la decisione dell’uomo romano di agevolare la propria morte abbia vanificato un’occasione irripetibile: quella di un franco confronto con i laici in materia di eutanasia e testamento biologico. Il terzo argomento sviscerato dal mensile savonese fa invece riferimento al rifiuto avanzato dal parroco genovese Don Farinelli di aderire al desiderio del Santo Padre in ordine alla reintroduzione, in occasione di solenni celebrazioni, della messa in latino e del canto gregoriano. Don Farinelli aveva iniziato una raccolta di firme contro la decisione del Santo Padre e per ciò era stato biasimato dall’Arcivescovado genovese. “Il Letimbro” aveva però fatto notare che forse si sarebbe potuto trattare la questione in maniera più discreta. Sostanzialmente però il giornale diocesano di Savona non si è posto contro la linea catechistica della Chiesa sia per ciò che concerne la problematica dei Dico e dell’eutanasia sia con riguardo alla faccenda di Don Farinelli, né tantomeno l’ordinario della Chiesa savonese e cioè Mons. Calcagno ha inteso venir meno alle statuizioni della Cei e disobbedire a Roma. Discretamente gli articoli incriminati hanno solamente inteso trattare il problema del metodo comunicativo più vantaggioso per la Chiesa nell’affrontare determinate spinose questioni al fine di non dar vita ad un muro contro muro con i laicisti. E’ da far notare invece come molti conservatori, supportati dagli organi di stampa di riferimento, vogliano essere più “papisti” del Papa, strumentalizzando certi affari di Chiesa a soli fini politici, proponendo alle volte in maniera esagerata quello che invece è il normale dibattito all’interno delle molteplici anime ecclesiali.


» Sergio Bagnoli

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