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Articolo n° 10136 del 28 Aprile 2007 delle ore 08:43

Albenga, barricato in ospedale con la pistola: crisi depressiva

[thumb:2016:r]Albenga. Un gesto dettato da una crisi depressiva quello di Salvatore Mesiano, 48 anni, dipendente del laboratorio di analisi dell’ospedale albenganese Santa Maria di Misericordia, che dopo una lite con i genitori si è recato sul posto di lavoro armato di pistola barricandosi all’interno di una toilette. Ieri mattina intorno alle 10, l’uomo ha avuto un violento diverbio nella casa di viale Italia in cui, celibe e senza figli, di recente era tornato a vivere con il padre e la madre. La lite è esplosa per motivi di poco conto, ma l’uomo è andato in escandescenza e lo stato di depressione che lo affligge da tempo lo ha indotto a pronunciare minacce incontrollate nei confronti dei congiunti. Inutili, tra l’altro, i tentativi di tranquillizzarlo da parte del fratello intervenuto nell’abitazione. Il padre settantaseienne e la madre settantenne, allarmati, hanno deciso così di avvertire le forze dell’ordine, conoscendo la dimestichezza del figlio con le armi da fuoco. Nel giro di pochi minuti la casa è stata circondata da carabinieri in giubbotto antiproiettile e mitraglietta in mano. Subito diffuso il panico nel quartiere, improvvisamente catapultato in una scena da film, con tanto di strada chiusa al traffico. Gli uomini dell’Arma hanno deciso di agire con rapidità, anche perché Mesiano è specialista di tiro dinamico e particolarmente esperto nell’uso della pistola e si temeva che la situazione potesse degenerare. Ma, entrati nell’abitazione, non hanno trovato traccia del quarantottenne che immaginavano barricato armi in pugno. Approfittando della distrazione di genitori e parenti, l’uomo si era allontanato a piedi, diretto verso l’ospedale ingauno, portando con sé, nascosta in una tasca, una Beretta 98 calibro 40 Smith & Wesson. Giunto sul posto di lavoro, l’operatore sanitario ha capito di essere inseguito è si è rinchiuso nel bagno del laboratorio di analisi, in stato confusionale. Qui sono intervenuti il direttore sanitario del nosocomio, il dottor Vincenzo Furfaro, ed il responsabile del laboratorio, il dottor Tavani, i quali, assieme ai carabinieri, hanno cercato di calmare l’uomo e di farlo desistere da qualsiasi insano proposito. Il comandante del nucleo operativo Roberto Valvano ed il maresciallo Marco Chiarlone, presentandosi in abiti civili, hanno avuto con Mesiano un colloquio attraverso la porta della toilette e dopo circa un quarto d’ora sono riusciti a convincerlo ad uscire dal nascondiglio, facendosi consegnare la pistola. L’arma, che è risultata essere regolarmente detenuta per motivi sportivi, nel corso della vicenda non è mai stata esibita davanti ad altre persone, ma è rimasta sempre occultata in tasca. Il quarantottenne albenganese è stato infine portato in caserma e interrogato. Per ora non è stato emesso alcun provvedimento restrittivo ma, su disposizione del sostituto procuratore Alessandro Bogliolo, nei suoi confronti è stata attivata la procedura del trattamento sanitario obbligatorio presso il reparto neurologico del San Paolo di Savona.


» Felix Lammardo

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