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Articolo n° 10393 del 07 Maggio 2007 delle ore 07:55

La violenza sulle donne non ha scuse

[thumb:3022:r]Savona. Sono ormai note le drammatiche statistiche sulla violenza contro le donne nella provincia di Savona risultate dalle indagini effettuate nel triennio 2004-2006 dall’Asl 2 Savonese e Ipotesi A.s.s.l., in collaborazione con l’Ospedale S. Corona, la Provincia di Savona e Datasiel. La ricerca svolta ha registrato i dati di accesso ai servizi di pronto soccorso dei quattro nosocomi locali: Albenga, Pietra Ligure, Cairo e Savona (Nostra Signora della Misericordia, S. Corona, S. Giuseppe e S. Paolo). Più problematiche rimane invece la loro interpretazione, sia da un punto di vista scientifico che da quello culturale e sociologico. In questo senso nuovi elementi di riflessione sono emersi durante il convegno “La violenza sulle donne non ha scuse” tenutosi nel pomeriggio di giovedì 3 maggio presso la sala consiliare della Provincia di Savona, in concomitanza con l’inaugurazione nazionale ufficiale dell’Anno Europeo delle Pari Opportunità per Tutti e a un paio di mesi di distanza dall’approvazione all’unanimità della nuova legge regionale sulla violenza esercitata contro le donne. I dati statistici provinciali disponibili, per esempio, hanno registrato – per il triennio 2004-2006 – una significativa impennata nei mesi di luglio e agosto di casi di maltrattamenti nei confronti delle donne, ma contrariamente a quanto potrebbe sembrare ad una prima interpretazione, ha fatto notare durante la sua relazione illustrativa lo psicologo dell’Asl Gian Franco Pallanca, “non per via dei flussi turistici dei non residenti”. Considerato invece l’incremento sull’intero arco annuale del numero di donne che hanno dovuto ricorre alle cure del pronto soccorso, si ha a che fare con dati non univoci, che non indicano necessariamente un fenomeno in crescita. “Noi pensiamo anche – ha osservato il dottor Pallanca con moderato ottimismo – che le donne si fidino sempre più dei servizi di pronto soccorso e che ci si rivolgano sempre di più perché sono convinte di ottenere un aiuto concreto”. Questa valutazione parrebbe confermata anche dal fatto che nel 2006 per la prima volta si siano rivolte al personale dei pronto soccorso anche alcune donne cinesi, appartenenti quindi ad una etnia particolarmente coesa e compatta, fatto interpretabile “come un segno di integrazione, come il segno favorevole che anche loro iniziano a fidarsi del pronto soccorso”.
Al di là della corale soddisfazione per l’approvazione della nuova legge che ha posto la Liguria in una posizione più avanzata rispetto ad altre realtà regionali italiane e non solo, e al di là della volontà espressa da tutti i presenti di procedere in una comune direzione, durante il convegno non sono mancati interventi sul concetto stesso di famiglia. Così, di fronte a un dato che vede nella provincia di Savona la violenza sulle donne caratterizzata da una percentuale altissima di aggressioni e lesioni inferte da parte del partner (coniuge, ex-coniuge, fidanzato o ex-fidanzato, convivente o ex-convivente), cioè l’87% delle 1373 donne che hanno dovuto nel triennio ricorrere alla cure dei quattro pronto soccorso della Provincia di Savona, nel corso del suo articolato intervento l’assessore alle pari opportunità della provincia di Genova, Marina Dondero, in prossimità del cosiddetto “Family Day” ha pronunciato un duro commento polemico contro “ogni forma di strumentalizzazione e – ha espressamente detto – di ipocrisia su questo controverso tema del pubblico dibattito”. “Dobbiamo fare un lavoro forte di prevenzione, ma un lavoro forte di prevenzione io credo significhi anche rivendicare che nel nostro Paese deve esserci la chiarezza fino in fondo che la laicità del nostro Stato è essenziale” ha affermato la Dondero, che ha rimarcato: “Mi pare che quello che è emerso oggi è un dato evidente e cioè che la violenza contro le donne è nelle famiglie. Ora io credo che quando si parla molto di difesa della famiglia, si debba sinceramente considerare che all’interno delle famiglie ci sono anche queste situazioni e dunque bisogna tenerne conto”. “D’altra parte – l’assessore genovese – parlare della violenza contro le donne significa andare in realtà poi a inserirsi in argomenti molto più ampi, molto più complessi che interessano tutta la società. La nuova legge regionale è un punto sia di arrivo che un punto di partenza per rafforzare le politiche delle varie istituzioni. Credo che tutte le province abbiano dimostrato una capacità di lavorare su questi temi importanti: molto spesso c’è un’attenzione sulla città capoluogo ma ricordiamoci che la realtà del nostro territorio è complessa e comprende anche molti altri Comuni piccoli dove queste situazioni continuano a esistere e anzi molto spesso sono più nascoste di quanto possa emergere invece nelle grandi città; ma noi abbiamo la necessità di intervenire sia da un punto di vista delle strutture sia, soprattutto, da un punto di vista culturale”.
L’esigenza di rafforzare e meglio formalizzare le reti di collaborazione tra le istituzioni e le associazioni operanti sul territorio, così come la necessità di elaborare programmi di intervento in grado di agire sui vari livelli della società incidendo più efficacemente su un fenomeno estremamente complesso che nella sua drammaticità non deve né può essere sottovalutato da nessuno, sono stati alcuni dei punti nodali più volte richiamati dall’assessore regionale alle pari opportunità Maria Bianca Berruti, la quale ha assicurato, tra l’altro, che la nuova legge potrà godere di un adeguato sostegno finanziario, e dal vicepresidente della Provincia di Savona, Lorena Rambaudi, per poi essere affrontati da varie angolazioni dagli altri partecipanti al convegno, ossia Giuliana Peluffo, associazione Telefono Donna, Angelo Canepa, sociologo, e Flavio Neirotti, direttore dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Presenti tra il pubblico e tra i relatori, inoltre, le rappresentanti delle associazioni che operano sul territorio.
“I dati che ci vengono forniti dalle indagini e che come sappiamo sono soltanto dati indicativi che sottovalutano di molto il fenomeno – ha ricordato da parte sua il Prefetto di Savona, Nicoletta Frediani – ci dicono che il 31,9 % delle donne tra i 16 e 70 anni in Italia, ma il 35,9 in tutta la nostra provincia, hanno subito per lo meno una volta nella vita una violenza fisica o sessuale e quindi una risposta alla domanda ‘che fare?’ non è semplice e non è facile. Però una cosa certamente è chiara: che le donne non devono essere lasciate sole e che le istituzioni, qualunque istituzione pubblica o privata, non può illudersi da sola di poter affrontare il fenomeno. Ecco allora l’urgenza e l’esigenza di mettere a fattore comune tutte le forze: le forze di indagine, di analisi, di formazione, di prevenzione, di tutela, di sostegno”.

[image:3022:c:s=1:t=Un momento del convegno savonese]

[image:3024:c:s=1:t=L’intervento del Prefetto, Nicoletta Frediani
in basso il dott. Pallanca]


» Fabrizio Pinna

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