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Articolo n° 10394 del 07 Maggio 2007 delle ore 07:48

Savona, studentesse dalla parte dei disabili

[thumb:3028:r]Savona. Nel mese di gennaio le studentesse del Liceo Sociale “Giuliano Della Rovere” di Savona si sono confrontate in prima persona con il mondo dell’handicap attraverso un apposito progetto scolastico denominato “Mio fratello è figlio unico”. Le allieve, dopo aver preso contatto con la realtà dei diversamente abili durante le lezioni in aula e gli incontri con esperti e psicologi, si sono misurate sul campo provando a girovagare per Savona su una sedia a rotelle per un’intera mattina, affrontando le barriere architettoniche presenti in città e le reazioni dei savonesi. Un modo per immedesimarsi e ritrarre la vita di chi, costretto sulla carrozzella, deve confrontarsi quotidianamente non solo con le difficoltà di movimento, ma anche con l’indifferenza della gente. Dalla sedia a rotelle le studentesse della classe III sezione I dell’indirizzo socio-sanitario hanno potuto filmare e fotografare le numerose barriere che rappresentano ostacoli, spesso insormontabili, per un portatore di handicap. I racconti, i filmati e le foto raccolti durante questa esperienza saranno presentate al pubblico oggi pomeriggio alle ore 17 a Palazzo Sisto, nel corso di una riunione con la commissione comunale Abbattimento Barriere Architettoniche. “Il nostro liceo ha utilizzato proprio il titolo di una canzone di Rino Gaetano per tentare di chiarire non solo che cosa è l’handicap, ma anche che cosa è il cosiddetto normalmente abile di fronte al diversamente abile, qual è la reale volontà di risolvere i problemi ambientali, qual è il grado di insofferenza o, al contrario, di partecipazione nell’incontro quotidiano con i disabili – spiega Massimo Macciò, il docente che ha coordinato il progetto “Mio fratello è figlio unico” – Abbiamo voluto, innanzitutto, fare chiarezza sulla terminologia e sulla classificazione dell’handicap e abbiamo provato a interrogarci su quali ostacoli architettonici, legali e morali incontra una persona diversamente abile nel suo agire quotidiano”. Le allieve del liceo Della Rovere, prima di sperimentare la giornata “dall’altra parte della barricata”, hanno assistito a specifiche lezioni tenute dai docenti interni dell’istituto e inoltre hanno avuto modo di confrontarsi con la professoressa Fulvia Diotti, psicologa esperta in problemi dell’handicap e consulente del Tribunale dei Minori di Genova, con la professoressa Milena Farfazi, presidente della sezione provinciale dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e con il dottor Luigi Panneri, presidente della sezione provinciale dellAssociazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili. Le esperienze vissute nelle strade cittadine e documentate, inoltre, confluiranno in una esposizione fotografica e filmica che si terrà nella Sala Mostre del Comune di Savona. IVG.it presenta alcuni stralci tratti dai resoconti scritti delle studentesse della III I che hanno partecipato al progetto.

Stage sull’handicap “Mio fratello è figlio unico”
di Ilaria Crosa, Viola Lodato, Letizia Tenconi
Noi, alunne della classe 3° I, durante la settimana dello stage sull’handicap, abbiamo avuto modo di conoscere meglio questo problema. Abbiamo avuto un incontro con la professoressa Diotti, psicologa esperta in problemi dell’handicap e consulente del Tribunale dei Minori di Genova, durante il quale si è parlato della classificazione dei termini riguardanti l’handicap e della diagnosi dei disturbi fisici, sensoriali, cognitivi e psichici; in seguito, una conferenza con Milena Farfazi, membro nonchè presidente della Sezione Provinciale dell’A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla); ed infine un incontro con il dr. Luigi Panneri, Presidente della Sezione Provinciale dell’A.N.M.I.C. (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili).
Ma, dopo aver affrontato l’aspetto teorico del problema handicap, abbiamo voluto provare sulla nostra pelle che cosa si prova ad andare in giro per Savona su di una sedia a rotelle, munite di macchina fotografica.
Solo così facendo abbiamo avuto modo di comprendere le difficoltà e i problemi a cui sono costretti ad andare incontro tutti i giorni i diversamente abili.
Un’azione che a noi sembra semplice e banale, come anche solo entrare in un bar o in un negozio, per chi è costretto a muoversi in sedia a rotelle, è invece qualcosa che costituisce un difficile problema. Accedere ad alcune strutture, infatti, non è semplice come potrebbe sembrare: noi, infatti, per fare un esempio, ci siamo trovate in difficoltà nel semplice atto di entrare nel duomo, senza parlare poi di entrare in numerosi negozi, impresa impossibile a cui abbiamo rinunciato in partenza per la presenza di scalini troppo alti.
Anche girare per la città è stato più difficile del previsto: marciapiedi smossi e troppo stretti, spesso mancanti di scalini anche in prossimità delle strisce pedonali, macchine parcheggiate davanti ai marciapiedi; questi sono solo alcuni dei problemi a cui siamo andate incontro.

Savona vista con altri occhi
di Lucia Carbone, Manuela Cosimi, Francesca Spanò
La classe 3°I del Liceo Statale “Giuliano della Rovere” ha partecipato a una stage riguardante i disabili, dal titolo “Mio fratello è figlio unico”.
Con il professore Massimo Macciò, la mattina di venerdì 2 febbraio 2007 la classe si è recata in giro per Savona. La classe divisa in gruppi di tre e quattro persone, munite con almeno una macchina fotografica e un blocchetto per prendere appunti ha iniziato a girare per la città.
Abbiamo provato a stare sopra con l’altro che ci spingeva e abbiamo provato anche a spingerci da sole e, a dire la verità, per una persona disabile è veramente un dramma attraversare e circolare nella sua città.
Sono veramente pochi gli edifici in cui un disabile può arrivare grazie a strutture costruite proprio per loro proprio come le poste di Savona facilmente raggiungibili.
Al contrario di questi, ce ne sono altre in cui un disabile non riesce ad arrivare come, ad esempio, la stazione ferroviaria è una scala unica e se un disabile dovesse prendere il treno deve prenotare tre giorni prima la sua partenza, oppure la chiesa di sant’Andrea, il Chiabrera, le corriere e altri ancora.
La vita di un disabile è molto dura, perché per lui non ci sono strutture per vivere in tranquillità la propria vita. La cosa che ci ha stupito di più in tutto il nostro lavoro svolto è l’indifferenza delle persone che ci circondano nel modo in cui ti osservano e come ti trattano.
Solitamente un disabile viene considerato come un “alieno” per la società e questo dovrebbe finire. Le persone disabili sono persone come noi..sono esseri umani e dovrebbero ottenere la stessa visione di una persona normale.

Mio fratello è figlio unico, stage alla scoperta dell’handicap
di Veronica D’Amicis, Serena Maccarrone e Valentina Marforio, Elisa Lo Muzzo
Savona è una città abbastanza attiva nella tutela dei disabili: grazie all’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili) la lotta per l’abbattimento delle barriere architettoniche nella nostra città sta andando avanti con buoni risultati.
Purtroppo, però, alcuni dei nuovi edifici pubblici presentano preoccupanti barriere architettoniche nonostante la legge n. 41 del 28 febbraio 1986 (art.32, comma 20, 21 e 25) dichiari inabitabili ed inagibili tutti gli edifici pubblici e privati che non siano accessibili a persone handicappate.
Rileggendo i singoli commi della suddetta legge è evidente come fino ad ora sia stata disattesa completamente: infatti, al comma 20 è stabilito che “… non possono essere approvati progetti di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del decreto in materia di superamento delle barriere architettoniche…”; tuttavia vengono lo stesso approvati e costruiti edifici che presentano barriere architettoniche. Tra questi edifici troviamo anche palazzi comunali o stazioni di polizia.
Tra l’altro, come stabilisce il comma 21 della legge 41/1986, per gli edifici già esistenti e non ancora adeguati alle prescrizioni del decreti dovevano essere adottati, da parte delle amministrazioni competenti, piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dall’entrata in vigore della legge, cioè entro e non oltre il 1987. Essendo arrivati al 2007 ed avendo ancora problemi di barriere architettoniche possiamo dedurre che questa legge non sia stata per niente presa in considerazione.
Un altro grosso problema di barriere architettoniche lo troviamo nell’utilizzo dei mezzi pubblici che sono pressoché inaccessibili per i disabili: questo ci lascia perplesse visto che secondo il comma 25 della legge lo Stato versò per un biennio (1986 e 1987) una quota dell’1% dei mutui a favore dell’ente Ferrovie dello Stato per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle stazioni. Tuttavia, come abbiamo già detto, le stazioni sono inaccessibili. Per poter viaggiare su un treno un disabile su una sedia a rotelle è costretto ad avvisare la stazione di partenza e quella di arrivo ben tre giorni prima del viaggio per potersi garantire il diritto di accedere ad un treno e di avere un posto riservato. Anche effettuando e superando tali ostacoli l’handicappato, durante il viaggio, è impossibilitato a usare i servizi igienici poiché questi non sono strutturati per poter accogliere un disabile: questo può non essere un problema per un viaggio corto ma inizia ad essere una grave difficoltà in un tratto di viaggio più lungo, come – ad esempio – il tragitto da Genova a Roma che può durare dalle cinque (con il pendolino notturno diretto) alle dodici ore (InterCity standard).
Noi ragazze della III I del Liceo “Giuliano Della Rovere” abbiamo potuto approfondire queste tematiche grazie allo stage effettuato, seguendo alcune conferenze tenute dalle professoresse Diotti e Farfazi (quest’ultima presidentessa della sezione provinciale A.I.S.M. di Savona) e da Luigi Panneri (presidente dell’A.N.M.I.C. ) e provando poi sulla nostra pelle le difficoltà che hanno i disabili in carrozzina per le strade della nostra città, per riuscire a capire – anche solo un minimo – come ci si possa sentire con tutti gli sguardi della gente addosso. Sì, perché ci sono barriere ancora più grandi di quelle architettoniche: sono le barriere culturali.
Sebbene la disabilità ora venga vissuta in modo più aperto e con meno pregiudizi che in passato, esiste ancora una sorta di “vergogna” dell’handicap. Abbiamo potuto notare quanto sia difficile avere un’assoluta indipendenza nello spostamento in sedia a rotelle: alcuni movimenti, come la discesa da alcuni marciapiedi o il passaggio per una strada come Via Pia sono pressoché impossibili.

“Mio fratello è figlio unico”
di Fatime Jakupi, Irina Milano, Giulia Pisano e Jessica Zunino
Venerdì 2 febbraio la Terza I dell’Istituto “Giuliano Della Rovere” ha effettuato l’ultimo giorno di uno stage settimanale chiamato “Mio fratello è figlio unico” affrontando una prova pratica: sedersi su una sedia a rotelle per calarsi nei panni di una persona diversamente abile ed esplorare la città di Savona.
La classe ha organizzato la giornata dividendosi in più gruppi che hanno lavorato ad orari diversi. Ogni gruppo ha affrontato un’esperienza diversa a causa dei differenti comportamenti della gente: le persone sono state più comprensive e disponibili con i gruppi che hanno lavorato dopo, probabilmente perché ormai avevano capito che doveva trattarsi di un esperimento e non di un disagio vero.
Per quanto riguarda il nostro gruppo, ci siamo trovati di fronte ad episodi che ci hanno toccato personalmente. Innanzitutto, ritrovarsi costretti a potersi muovere solamente con la carrozzella dà un grandissimo disagio ; non potersi alzare per aprire una porta, non poter fare una passeggiata all’aria aperta, non potersi recare al bagno o lavarsi senza l’aiuto di qualcuno e molto altro. Una persona diversamente abile in questa condizione è costretta a dipendere sempre da altre persone, non è mai autonoma perché perché anche i piccoli gesti quotidiani risultano quasi impossibili.
I disagi, oltretutto, non sono solo di tipo fisico ma anche rispetto agli altri, alla vita sociale. La gente, quando si trova ad avere a che fare con una persona diversamente abile, non reagisce allo stesso modo. Agghiacciante è stato il comportamento di alcune delle persone che ci osservavano, con sguardi indifferenti e di disprezzo, come se fossimo dei clown: ci rivolgevano sorrisi di sdegno e mai hanno cercato di venirci in aiuto. Girando per le vieabbiamo scontrato una signora che inevitabilmente si è girata e ha cominciato ad urlarci contro , dicendo chiaramente come dessimo fastidio in carrozzella. Una di noi ha cercato di entrare da sola in un negozio di abbigliamento mentre il resto del gruppo osservava la scena lì vicino: la commessa ha smesso di fare il suo lavoro e ha cominciato a fissare la carrozzella, è rimasta ferma con un sorriso di sdegno sul viso e non ha minimamente cercato di dare un aiuto. Quando si è accorta che il resto del gruppo stava fotografando la scena lo ha allontanato e ha chiesto alla persona sulla sedia a rotelle se avesse bisogno di aiuto per salire. Solo quando si è resa conto che il nostro doveva essere un esperimento si è resa disponibile. Anche se nella realtà noi non abbiamo inabilità fisiche tali da essere costretti a non poter fare a meno della carrozzella ci siamo sentite malissimo a constatare quest’atteggiamento ancora così duro e distaccato rispetto alle persone diversamente abili. Si dice sempre che viviamo in una società evoluta, che siamo superiori agli altri anche per modo di pensiero ma quest’esperienza ci ha dimostrato come non sia affatto vero.

Alla stazione in un giorno qualunque
di Martina Apicella, Liliana Barbaro e Jessica D’Andrea
Il giorno 2 febbraio 2007 presso il Liceo “Giuliano della Rovere” la nostra classe ha concretizzato, alla fine dello stage “Mio Fratello è Figlio Unico”, le difficoltà quotidiane che deve affrontare un disabile.
L’inizio di questo viaggio – in un mondo che purtroppo vediamo ancora lontano da noi – è iniziato nella nostra aula. Insieme al professore Macciò (l’insegnante che ha avuto l’iniziativa di tale progetto) alle ore 09.05 decidiamo i gruppi che devono svolgere questo percorso attraverso l’uso di tre carrozzine per disabili.
Il mio viaggio inizia grazie alle due mie compagne Liliana e Jessica.
Presa la carrozzella – condotta a mano data la ripidità della discesa sottostante la scuola – il nostro cammino comincia quasi all’inizio di Via Monturbano.
Jessica decise di sedersi sulla carozzella, guidata da Liliana, e io – pur con qualche difficoltà – scelgo di filmare e fotografare le barriere.
La prima difficoltà che ci si presenta è quella di scendere da un marciapiede troppo alto per una disabile, il che comporta la necessità di tornare indietro e, con molta attenzione, guidare questo strano veicolo sulla strada affiancate da auto in velocità incuranti di noi e della nostra (finta) disabile.
Scese da lì, proseguiamo per piazza Saffi dove la pavimentazione non risulta affatto piacevole a chi occupa la sedia a rotelle. In via Don Bosco il problema non scompare, anzi: la minima larghezza del marciapiede ci causa qualche problema tecnico…
Attraversando di fronte all’Istituto Tecnico Commerciale riscontriamo il solito problema di pavimentazione a cui se ne aggiungono altri quando giungiamo al marciapiede del palazzo della Provincia. Siamo felici di notare che, anche se le “piastrelle” non sono molto idonee, vi è una piccola e praticabile discesa per carrozzelle ma la cosa davvero divertente è vedere che, dopo avere attraversato le strisce pedonali, la salita – data la sua ripidità – non è assolutamente praticabile nè con la forza delle braccia di Jessica né con lo sforzo di Liliana. Proseguiamo per corso Ricci e decidiamo di attraversare ipotizzando di doverci recare dai Carabinieri.
Il semaforo ci permette di rilassarci un po’, dato il lungo tempo per l’accensione del segnale verde. E’ un momento per riflettere sulle problematiche di quel brevissimo tragitto e renderci conto che per un individuo sulla carrozzina non è assolutamente facile potere essere autonomi; anche per l’accompagnatore non è una vita facile in quanto ci vuole una grande forza di braccia e spalle. Noto, inoltre, che le mani di entrambe le mie compagne sono diventate di colore rosso e anche leggermente spellate.
Attraversando quest’incrocio e facendo manovrare autonomamente il mezzo da Jessica dobbiamo aiutare prontamente la nostra compagna perché il semaforo diventa giallo quando la nostra sfortunata amica è ancora al centro dell’incrocio; come se non bastasse la salita del marciapiede non c’è di molto aiuto.
Verso la stazione il pavimento non è dei migliori ma per un breve tratto non è poi così disagevole, in confronto a tanti altri. Ma, improvvisamente, la strada sta per fare a Jessica una brutta caduta in quanto il suolo dissestato fa deviare sulla ghiaia la carrozzina facendo perderne il controllo anche all’accompagnatrice Liliana.
Come se non bastasse, la strada ci presenta un ostacolo invalicabile, un tombino rialzato che improvvisamente restringe la corsia. Siamo costrette a ripercorrere all’indietro la strada. Attraversiamo e ci troviamo su una pavimentazione liscia, quella della pista ciclabile della quale possiamo usufruire per qualche minuto andando verso il quartiere d Santa Rita, schivando qualche pedone e non trovando nessuna bici sul nostro percorso,
Sfortunatamente ci troviamo di fronte nuovamente un suolo fatto di pietrine che a Jessica causano un ulteriore tremolio e senso di nausea; il suolo torna liscio perché ci ritrovammo sulla pista ciclabile ma lo spazio riservato ai pedoni in curva scompare improvvisamente lasciando spazio solo al passaggio delle bici. Questo causa disagio non solo a noi ma anche ai pedoni che in curva, non vedendo arrivare bici ad alta velocità, possono rischiare di trovarsi per terra senza poter prevenire tale situazione.
Giungiamo nel quartiere di Santa Rita ove una discesa in piazza della Consolazione con pavimentazione disagevole ci costringe a pilotare la carrozzina in due e a dover usare molta forza. Decidiamo di giungere alla stazione ferroviaria e, passando per il quartiere, il marciapiede non è assolutamente gradito a Jessica e tanto meno a Liliana: basti dire che ci troviamo davanti un marciapiede assolutamente non percorribile dalla carrozzina, neppure con l’aiuto di Liliana. Diventa impossibile anche salire sul marciapiede seguente, data l’altezza e la ripidità della salita, sia con il mio aiuto e sia con l’aiuto di Liliana; così un gentile signoredecide di offrirci il suo aiuto o, meglio, la sua forza per salire sul marciapiede.
In via Collodi le difficoltà aumentano sia per la pavimentazione sia a causa delle macchine che – posteggiate sul marciapiede – impediscono il passaggio , non solo a noi ma anche a invalidi e donne con bambini. Nel prosieguo troviamo, come molte altre volte, marciapiedi senza scivoli per la salita o – quando ci sono – troppo ripidi per essere risaliti.
Andiamo verso la stazione sempre più affaticate e ci vengono in mente sempre più domande: purtroppo le risposte che proviamo a darci non sono sufficienti a risolvere le problematiche che, come fiori di primavera, ci sbocciano continuamente in testa: ad esempio, viene da chiederci come possiamo raggiungere dei portoni per svolgere qualsiasi attività considerato che alla vista di alcune di tali entrate lo sconforto ci assale.
Come se non bastasse il marciapiede ci presenta una serie di scalini (inutili) e, anche volendo passare per la strada a fianco alle macchine, la pendenza della salita è tale da costringerci a fermarci; vedendoci in grave difficoltà un signore che sta caricando la sua auto si offre di aiutarci, anch’egli constatando la grande difficoltà per salire questi scalini.
In Via Pirandello la strada è sempre tortuosa e, attraversando la carreggiata per raggiungere la rotonda, la salita per risalire il marciapiede opposto è tanto ripida da far ribaltare la carrozzella all’indietro: solo grazie al tempestivo riflesso di Liliana che riusce ad afferrare la sedia evitiamo guai peggiori. Per giungere alla stazione ci sono molti problemi di pavimentazione vecchia e dissestata.
Giunti alla stazione ci accorgiamo di molti problemi come, ad esempio, il suolo, e sostando davanti ai distributori di bevande e snack notiamo come un’azione semplice – l’acquisto di una bottiglia d’acqua – sia particolarmente difficoltosa per un disabile data l’altezza della fessura d’inserimento del denaro. Il commento è univoco: chi siede su una sedia a rotelle viene spesso privato della possibilità di compiere autonomamente anche delle minime azioni, oltre a dover affrontare tutte le barriere che abbiamo visto.
Un altro problema è il raggiungimento dei bagni per disabili. Nessuno tra il personale sa dirci dove possiamo trovarli. Ad un certo punto, vedendo una pedalina a fianco delle scale e pensandola funzionante schiaccio il relativo pulsante ma senza alcun risultato: in pratica si dimostra solo un rottame abbandonato. Salgo le scale che portano al binario e (facendo attendere le mie compagne di sotto) vado a chiedere informazioni; vedendo finalmente i bagni chiedo al personale come posso raggiungerli ma, nuovamente, nessuno sa darmi informazioni.
Usciamo ormai rassegnate ma vediamo il cartello che indica una struttura per disabili e notiamo che, dopo una salita, all’interno dell’edificio vi è un ascensore-montacarichi per disabili. La cosa simpatica è che la salita alla quale dovrebbero accedere i disabili è troppo pendente, tanto da dovere spingere in due la carrozzella. Arrivati al montacarichi, dobbiamo attendere per altri 5 minuti l’arrivo di un addetto che, spaventato dalla telecamera, risponde alle nostre domande riguardo al trasporto in modo molto titubante e scontroso.
Arrivati sul binario – e non contente del risultato – chiediamo informazioni su come raggiungere il binario opposto ma nessuno sa nulla al riguardo. Qualcuno ci dice che solitamente, con l’aiuto di qualche addetto, l’ingresso al binario opposto è accessibile tramite la pedalina che unisce due binari. Ma la nostra domanda – ingenua – è: se troviamo cartelli che raccomandano a tutti di non attraversare i binari, perché dovrebbe attraversarli, rischiando, un disabile con molteplici difficoltà?
L’unico conforto è che troviamo il bagno in buone condizioni, pulito e con spazio sufficiente per muoversi anche autonomamente ma, purtroppo, se la nostra Jessica fosse davvero disabile e avesse avuto l’urgenza di recarsi nella ritirata non avrebbe potuto soddisfare la sua naturale esigenza fisiologica.
Anche in stazione troviamo un signore che, vedendoci in difficoltà, si propose di trasportare lui stesso la carrozzina su dalle scale e confermò anch’egli la vergogna per la mancata di attrezzature necessarie per aiutare un disabile a fare operazioni quotidiane che qualsiasi essere umano dovrebbe poter effettuare autonomamente, senza discriminazioni.
Al ritorno si mette sulla sedia Liliana. Le difficoltà per tornare al punto di partenza sono, di nuovo, molteplici: in via don Minzoni la strada è molto stretta, e la gente sembra non curarsi di noi e della nostra disabile. Proviamo ad entrare in un negozio; ma farlo è impossibile e, purtroppo, il proprietario dietro al banco pur notando le difficoltà per superare lo scalino non dice neppure una parola ma assiste alla scena senza scomporsi.
Per tornare al punto d’incontro con il professore e cedere le nostre carrozzine le difficoltà sono le solite: marciapiedi troppo alti e possibili cadute quando azzardiamo a superarli.
Notiamo così, in questo breve giro, le mille difficoltà che presenta la città di Savona: pur se se molti tentano di aiutare la vita dei disabili, nel complesso non si fa abbastanza in quanto i mezzi proposti non sono idonei e, spesso, sono applicati senza riflettere.
L’unica soluzione che possiamo proporre con certezza è che molte persone (soprattutto coloro che progettano le strade, i servizi, i negozi ecc.) dovrebbero constatare sulla loro pelle ciò che si prova a stare dall’altra parte della sponda. In fondo, per sentirsi vivi non è necessario andare a cercare emozioni folli: basta prendere una carrozzella per disabili e provare come sia possibile fare acrobazie non volontarie solo per attraversare una strada.

Savona “dall’altra parte della barricata”… ci abbiamo provato
di Giulia Vernazza, Francesca Lerone e Daniela Reboli
Venerdì 2 febbraio, dopo una settimana di approfondimenti sulle reali condizioni dei diversamente abili all’interno della nostra società, abbiamo provato noi stesse ad immedesimarci in loro, passando una mattinata in giro per la nostra città sulla sedia a rotelle.
Abbiamo voluto testare l’agibilità di alcuni luoghi pubblici di maggior affluenza, tra i quali la stazione ferroviaria, il centro commerciale “Il Gabbiano” la sede dell’Amministrazione Provinciale, Corso Italia, diverse piazze e giardinetti, Via Piam l’Archivio di Stato di via Quarda Superiore, la Camera di Commercio, la chiesa di S.Andrea.
Risultato: Savona non è una città così agibile come può apparire a prima vista. E’ incredibile rendersi conto, sulla propria pelle, quanto possa essere difficoltoso, per una persona costretta a muoversi su una sedia a rotelle, attraversare la nostra città. La cosa che ci ha maggiormente colpito è stato rendersi conto che queste persone, oltre ai numerosi ostacoli che si trovano ad affrontare quotidianamente, debbano convivere con una situazione di disagio e d’inferiorità alimentata maggiormente dalle reazioni ed espressioni delle persone che incontrano.
Giusto per darvi un esempio, nell’intero arco della mattinata solo una persona è stata così gentile da offrirci il suo aiuto per superare una barriera architettonica. Un altro tipo di reazione, in questo caso positiva ma che ci ha stupito particolarmente, è stata quella manifestata da un bambino sul passeggino che, affiancandosi alla ragazza sulla carrozzella, ha manifestato un sorriso vedendola “nella sua stessa situazione”.
Durante il nostro percorso, inoltre, abbiamo pensato di fotografare le barriere architettoniche incontrate e di prendere nota delle vie in cui si trovavano per poterle riferirem successivamente, al Comune di Savona il quale, ci auguriamo, prenderà provvedimenti al più presto. Il materiale da noi raccolto verrà poi esposto nella Sala Mostre delComune stesso.
Possiamo definire questa esperienza non solo utile per la risoluzione di queste barriere atrcitettoniche ma anche significativa per noi a livello morale… non è bello sentirsi invisibili.

Alcune foto

[image:3030:c:s=1:t=L’ingresso della Camera di Commercio]

[image:3029:c:s=1:t=L’aiuto di un passante in via Boselli]

[image:3025:c:s=1:t=Chiesa di S. Andrea]

[image:3028:c:s=1:t=Biglietteria Acts in Piazza del Popolo]

[image:3026:c:s=1:t=L’entrata di un bar]

[image:3027:c:s=1:t=Corso Italia]


» Felix Lammardo

1 commento a “Savona, studentesse dalla parte dei disabili”
Bruno Pirastu ha detto..
il 7 Maggio 2007 alle 13:05

Il problema della mobilità dei diversamente abili è da molto troppo tempo , nonostante le leggi , i convegni e le dichiarazioni disatteso. Quando poi viene affrontato si scopre che al di la delle parole poco non solo è stato fatto ma ancor meno è stato recepito là dove sarebbe opportuno e cioè negli uffici tecnici sia delle Amministrazioni che delle Imprese Edili dove anticipare il problema è cosa piu che semplice.Personalmente ho vissuto e vivo questo problema avendo un figlio disabile e conosco le problematiche che sono ancor maggiori quando si vuole dare al diversamente abile anche l’autonomia di sedie con comando elettrico che creano ulteriori problemi per la loro difficoltà a superare dislivelli anche più minimi mancando la SPINTA dell’accompagnatore.Marciapiedi trappola dove si riesce ad entrare ma dai quali poi è impossibile uscire, lavori di raccordo mal fatti , pali della segnaletica che restringono il passaggio, pavimentazioni non idonee , mancanza di servizi , non sono idee progettuali ma semplici attenzioni .che , vale la pena di ricordare valgono non solo per i dversamente abili cronici ma anche quelli occasionali , basta un piede o una gamba ingessata che insorgono i problemi. La prova data da questi studenti è molto positiva perchè ha permesso a loro di verificare di persona questo stato di cose e a tutti quello che è un problema solo perchè lo si vuole.

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