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Articolo n° 10462 del 08 Maggio 2007 delle ore 16:22

Decessi fetali nell’Albenganese: tragiche fatalità?

[thumb:3058:r]Ponente. Quattro casi di morte prematura del feto che hanno riguardato altrettante donne in stato interessante provenienti dalla stessa area geografica, nel giro di solte tre settimane. La casistica scientifica non aiuta a dare una risposta al dolore delle mamme che hanno perso prematuramente il loro bambino, quattro donne di età diversa fra loro ma tutte residenti nella zona albenganese: tre nelle frazioni di Leca e Campochiesa, la quarta ad Ortovero. Una serie di decessi fetali concentrati tra i primi giorni di aprile ed il primo maggio che appaiono per lo meno anomali se confrontati con le normali statistiche scientifiche. Così spiega Mirco Grillo, direttore sanitario dell’ospedale Santa Corona, dove sono stati scoperti i quattro episodi nel momento in cui le madri si sono presentate per normali controlli: “Siamo andati a verificare le cartelle cliniche e di fatto possiamo dire che è difficile trovare una correlazione tra i due casi di morti intrauterine e tra i quattro casi giudicati complessivamente. Abbiamo ipotizzato un problema di tipo genetico, ma non è plausibile perché due madri sono arrivate rispettivamente alla trentaduesima e alla trentunesima settimana, quindi verso la fine delle gravidanze. Abbiamo poi pensato a cause legate eventualmente all’ambiente: le donne, però, sono state immediatamente dimesse e questo significa che stavano bene. Allora abbiamo valutato l’eventualità dell’azione nociva di farmaci, ma le quattro madri utilizzavano prodotti farmacologici del tutto diversi. Non siamo riusciti ad individuare cause comuni che abbiano potuto provocare questi aborti intrauterini”. La notizia, lanciata ieri da IVG.it, ha indotto alcuni albenganesi a rievocare alcuni fatti degli anni Settanta, quando l’utilizzo indiscriminato di pesticidi e agenti chimici in agricoltura aveva provocato, in una zona ben definita, un aumento dell’infertilità maschile e delle malformazioni neonatali. “Per sicurezza – precisa il dottor Mirco Grillo – mi sono anche confrontato con la responsabile del servizio Igiene Pubblica della Asl 2 Savonese, che non mi ha fatto rilevare particolari problematiche relative alla zona geografica di provenienza delle gestanti”. I primi due decessi fetali sono avvenuti prima della venticinquesima settimana di gravidanza ed i sanitari hanno disposto l’autopsia obbligatoria. Negli ultimi due casi le gravidanze sono arrivate rispettivamente alla trentaduesima e alla trentunesima settimana e le famiglie si sono opposte all’esame autoptico facoltativo. Stupisce il fatto che i quattro drammatici eventi siano accaduti in un arco di tempo limitatissimo e nel raggio di pochi chilometri. “Se consideriamo l’aumento del numero dei parti, almeno i casi del 25 aprile e dell’1 maggio potrebbero essere una coincidenza. Tra parentesi, i familiari non hanno voluto procedere con l’autopsia” osserva il direttore sanitario, che si è premurato di consultare a fondo la casistica medica provinciale in attesa di accedere ad ulteriori dati regionali. “Quindi, visto che le mamme stanno bene, i trattamenti farmacologici erano differenti e problemi genetici non sono stati rilevati, direi che potrebbe trattarsi di una terribile coincidenza – conclude il dottor Grillo – Tuttavia a livello scientifico procederemo ancora a verifiche statistico-epidemiologiche su base regionale. Se non saranno rilevati altri episodi dello stesso tipo, i quattro casi rimarranno a sé. Purtroppo si è trattato di tragiche fatalità che al momento non possiamo mettere in relazione ad un’unica causa precisa”. “Nessuna ipotesi per il momento, che sarebbe azzardata” osserva Carlo Tonarelli, neonatologo e pediatra. “Certamente però bisogna riflettere – spiega il medico, da sempre in prima linea sulle tematiche ambientali – Ci vorrebbe un preciso monitoraggio su tutto il territorio provinciale, perché spesso non si effettua alcun collegamento tra le patologie. Ora, ad esempio, stanno aumentando i casi di linfomi nei giovani. Perché nessuno apre uno studio per chiarire il possibile legame con l’invasione di campi magnetici?”. “Invieremo una serie di raccomandate per conoscere i numeri degli aborti volontari, terapeutici o spontanei negli ospedali di Albenga, Pietra Ligure e Savona – dice Eraldo Ciangherotti, presidente del Centro Aiuto Vita ingauno – Anche questo sarà utile a comprendere, in un quadro d’insieme, quello che è accaduto alle quattro donne delle frazioni albenganesi. Il nostro impegno è sempre quello di difendere la vita nascente”.

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» Felix Lammardo

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