Tutte le notizie di: | archivio
Articolo n° 11012 del 23 maggio 2007 delle ore 08:37

Alassio, l’idea dei ristoranti “low cost”

Alassio. Presto in Riviera si potrebbe cominciare a parlare di ristoranti “low cost”. L’idea è quella di coordinare una serie di locali che offrono menù a prezzi fissi e molto bassi. A seconda delle proposte formulate dai titolari, potranno esserci ristoranti in cui si potrà mangiare con 10, 20 o 30 euro, sapendo che tutto quello che è elencato è compreso. A proporre l’iniziativa è Pino Maiellano, presidente provinciale di Assoturismo della Confesercenti. Una guida ai ristoranti a basso prezzo, secondo Maiellano, costituirebbe un un servizio apprezzato soprattutto dai turisti.


» Redazione

8 commenti a “Alassio, l’idea dei ristoranti “low cost””
Il Golosatro ha detto..
il 23 maggio 2007 alle 18:29

Scusate se mi metto a commentare anche io…ma tant’è quando si parla di ristoranti, di cibo e di qualità, è dovere di un buon Golosastro porsi qualche domanda.
L’idea in sè è assolutamente buona, ma attenzione a non cadere nell’errore che si risolva tutto proponendo pranzi a 10 euro.
Sappiamo che molti ristoranti della nostra amata regione non brillano certo per qualità dei piatti offerti. Trovare un posto che ti serva pesce fresco è diventato sempre più impresa ardua; vada, se specificato, servire prodotti surgelati, ma pagarli come prodotti freschissimi no.
La difesa che il pesce fresco costa è una santa verità, ma è assurdo che oramai in tutta italia ci siano ristoranti che ti servono il pescato della notte precedente a prezzi assolutamente inferiori a quelli praticati da noi.
Tornando alla proposta, va bene operare un marketing legato al prezzo, ma se non si inseriscono dei “controlli sulla qualità” questo progetto rischia di diventare un mero elenco di posti stile “mensa dell’esercito della salvezza” con buona pace del marketing territoriale, basato anche sui nostri prodotti tipici, tanto pubblicizzato dalle Istituzioni.
La Guida Osterie d’Italia edita dallo Slow Food è dal 1991 che porta avanti questo ragionamento, ma prestando sempre attenzione a cosa vai a mangiare per 20 euro. Se non seguiamo questo esempio un’iniziativa così rischia di diventare un boomerang per la nostra ricettività e ristorazione. Ora che tutte le Regioni italiane a vocazione turistica hanno intrapreso la strada del giusto rapporto qualità prezzo, cerchiamo di non andare, come troppe volte è successo in passato, nella direzione sbagliata. Spero di essere stato un pò troppo pessimista, ma tante volte, anche nel mio lavoro, ho visto promuovere iniziative potenzialmente utili per la nostra Regione purtroppo non supportate da seri progetti a monte.

Giacomo ha detto..
il 23 maggio 2007 alle 19:25

Concordo con il Golosastro.
Occorre essenzialmente incrementare la bassa qualità media della ristorazione ad Alassio. I pranzi a 10 euro si possono trovare in tutta Italia, anche di ottima qualità, ma sono serviti tipicamente come pranzi di lavoro nelle zone ad alta intensità industriale e artigianale, non certo nelle località turistiche.
Perché non stimolare gli esercenti istituendo un riconoscimento annuale alla qualità del servizio, tramite i voti e i commenti dei residenti e dei turisti, per ristoranti, alberghi, esercizi commerciali e bagni marini?

Il Golosatro ha detto..
il 24 maggio 2007 alle 10:02

Giusto. Una guida, non certo autoreferenziale (chi la gestisce non deve essere unicamente la stessa associazione se no finisce a tarallucci e vino) che coinvolga soprattutto i clienti, residenti e turisti. Una sana e democratica valutazione del nostro operato non può che farci bene.

Bruno Pirastu ha detto..
il 24 maggio 2007 alle 10:51

Pur condividendo le scelte di Qualità trovo interessante l’idea del vecchio Menu Turistico perchè altro non è. In molte località turistiche sono molte le offerte in questo senso , Assisi , Roma . e dove l’offerta è diversificata su piu menù a diversi prezzi. Una delle prime cose che fa un turista diciamo normale è quello di guardare il listino prezzi che DOVREBBE ESSERE esposto all’esterno e questo per evitare brutte sorprese una volta entrati e seduti. La sfida potrebbe essere quella di proporre piatti tipici , di costo basso , e dove la qualità è salva. Minestrone , insalata nizzarda . Pasta al Pesto , alle acciughe, fritto misto alla Ligure,etc. Da tener conto che l’offerta penso sia rivolta al Turista Mordi e Fuggi e che si reca al Ristorante non per una cena con tutti i crismi ma solo per non mangiare due panini. I ristoranti a 10 euro , quelli degli operai o meglio come si diceva una volta quelli mitici dei camionisti ( fermati dove ci sono tanti camions ) non avranno certo Menu particolari e nemmeno la Carta dei Vini ma risolvono un problema essenziale a chi non puo permettersi di più. L’importante è che dietro all’offerta non si nasconda poi il trucco del rifarsi proponendo portate che non sono comprese nel Menu e come accade a Roma , vicino al Vaticano dove se a fine pranzo si ordina il caffè si scopre che si è passati dal Menu del Pellegrino da 15 euro a quello del Mopnsignore a 20 euro.

Vittorio ha detto..
il 24 maggio 2007 alle 12:10

Ben vengano i menu “low cost”.
Ma vi rendete conto che i ristoranti italiani sono i più cari del mondo?
Ed è diventatio un superlusso andare anche un volta al mese al ristorante, sopratutto
ed in certi posti, in Liguria? D’ accordo per c hi vuole “slow food” e qualità e allora paghi ma gli altri avranno pure il diritto una volta ogni tanto a sedersi in un posto
decente, mangiare normale e NON spendere cifre astronomiche e sopratutto con prezzi ben chiari!
Evviva i ristoranti ONESTI e “SLOW COST” !!

Il Golosatro ha detto..
il 24 maggio 2007 alle 16:26

Caro Vittorio, sapevo che lo strumento dei commenti è portatore di diatribe più che dialogo.
Lo Slow Food vuole proprio quello che chiedi tu e ci sta riuscendo recensendo migliaia di ristoranti che non superano i 35 euro (ma la maggioranza si attesta sui 20-22 euro).
E la qualità non vuol dire aragoste e champagne, ma che il coniglio sia ligure e non che arrivi dai paesi dell’est e che sia cotto con olio (non pretendo extravergine) di oliva e non con i semi vari ed eventuali. Ragazzi, la cucina ligure è una delle più povere e sane del mondo, quindi pretendiamo la qualità e il giusto prezzo (che se seguiamo il mio discorso appena formulato, non potrà che essere basso o quantomeno ragionevole).
Grazie comunque per quello che hai detto, quello che vuoi e che hai ragione di chiedere è quello che da 20 anni sta chiedendo lo Slow Food.
Vittorio, non lo sapevi ma sei un Golosastro!!! Se avremo occasione di incontrarci ti regalerò la guida osterie d’Italia, e scoprirai che proprio vicino a casa tua c’è un ristorante che mangi alla grande con 20 , max 25 euro…
A presto

Luca ha detto..
il 25 maggio 2007 alle 10:00

Golosastro, hai ragione da vendere, a prezzi bassi mi raccomando però. Non solo in giro trovo ristoranti dove spendo veramente troppo, ma non mangio nemmeno bene. Se non si gestisse correttamente l’iniziativa non oso pensare a che cosa ti potrebbero propinare per una cifra che ad oggi non ti servono nemmeno un antipasto. Prezzi meno cari e più qualità. Non dobbiamo più pensare che tutti gli stranieri o gli stessi turisti italiani siano dei selvaggi abituati a mangiare porcherie per tutto il resto dell’anno; non è più così da molto, le altre regioni turistiche l’hanno capito da un pò, noi?

Elena ha detto..
il 30 maggio 2007 alle 16:27

Ben vengano se per qualcuno sono la soluzione. Sono proprio curiosa di vedere cosa ci serviranno più che altro con 10 euro perchè con 30 euro già si trova un buon servizio. Ovviamente non pretendendo chissà che.

CERCAarticoli