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Articolo n° 13010 del 13 Luglio 2007 delle ore 13:12

Lettera a Cofferati degli ex soci della cooperativa Ferrero

Gentile sig. Cofferati,
Lei questa sera presenzierà all’apertura del festival dell’ Unità 2007 a Savona. Tema dell’ incontro “Il Partito Democratico: le città, il lavoro, l’innovazione”.
Lei è stato segretario generale della Cgil, per questo dovrebbe avere quel qualcosa in più che la porta a comprendere i problemi dei lavoratori e della gente semplice.
Fra i temi locali di cui discuterà, oltre a quello grave di Ferrania, ne esiste un altro, gravissimo per le conseguenze personali verso i lavoratori e di cui provo a darle conoscenza.
Siamo dieci ex-soci della Cooperativa di produzione e lavoro Nuova Ferrero, attiva nel Savonese fino ad inizio 2004, quello che per noi e’ diventato il maledetto 2004.
La nostra Cooperativa fu costituita nel 1993 a seguito del fallimento della Ferrero Impianti e Macchine. Iniziare questa avventura fu faticoso, ma immensamente gratificante, negli anni crescemmo fino ad eguagliare, all’inizio del 2000, la produzione dell’azienda precedente. Alla fine del 2003, l’allora presidente, unico amministratore, ci propose una “operazione finanziaria” con la principale banca locale che da anni gestiva le nostre risorse economiche, ovvero un mutuo da 1.600.000 euro, con ipoteca sui nostri capannoni, per coprire un ipotetico “buco” di circa 300.000 euro, per rilevare i capannoni ancora sotto contratto leasing, e per garantire la liquidità necessaria per le attività future. La nostra riluttanza venne in fretta sopita dalle seguenti parole “E’ l’unico modo per salvare la Cooperativa”. Era il novembre del 2003.
Stupidamente ed ingenuamente accettammo e, nel giro di poche ore, un sorridente ed accomodante funzionario della banca si presentò presso la nostra ditta con una decina di fogli da firmare. Il tutto senza alcun rispetto delle principali norme di trasparenza bancaria, tanto spudoratamente ed indegnamente pubblicizzate. Quelle firme erano le nostre garanzie personali.
Arrivò il 2004, la situazione precipitò rapidamente, ci accorgemmo che 1.600.000 euro non erano affatto sufficienti; fatta verificare la bozza di bilancio del 2003 da professionisti esterni risultò un passivo di oltre € 3.000.000 e la liquidazione coatta amministrativa fu inevitabile. In seguito scoprimmo bilanci e fatture “taroccati”, capimmo che la banca propose, o forse impose, l’operazione per tentare di recuperare la propria esposizione garantendosi ulteriormente ed irrevocabilmente con i nostri beni personali. 
La nostra è la storia di dieci famiglie messe all’angolo dall’arroganza del sistema bancario, dalla lentezza del tribunale di Savona e dall’indifferenza dei vertici del sistema Cooperativistico, lo stesso sistema che si pavoneggiava di come una Cooperativa di ex-dipendenti fosse riuscita a rilevare ed a riportare in vita una realtà industriale. Oggi ci ritroviamo attaccati dalla banca e abbandonati da tutti: qualcuno ha la casa all’asta, altri hanno subito il pignoramento del TFR il tutto a seguito di provvisorie esecuzioni, concesse a raffica dal tribunale (come possiamo aver fiducia nella giustizia quando, entrando nel palazzo, lo troviamo tappezzato da sponsorizzazioni della banca?). Nel 2004 presentammo un esposto alla procura, corredato da documenti inoppugnabili e a distanza di tre anni non abbiamo ancora ricevuto la comunicazione di chiusura delle indagini, mentre il tribunale civile marcia spedito nel respingere qualunque opposizione ai pignoramenti.
La nostra storia non può rimanere nascosta:
nessun altro deve più essere vittima di truffe come questa!!!
L’ abbandono da parte della Lega Coop  è stato totale, il sindacato ha solo fatto il burocrate per le pratiche di mobilità e per l’ottenimento delle liquidazioni. Abbiamo fatto due manifestazioni in piazza,  riprese anche da Rai-3 regionale, ma nessun sindacalista ci ha dedicato un attimo. Le dirò di più, uno di quelli che segue il caso Ferrania è passato dall’ altro lato della strada senza neppure volgere lo sguardo e questo è vergognoso.
Una sola nota positiva dopo oltre tre anni: il 26 maggio, dopo la seconda manifestazione, il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità un ODG sulla nostra vicenda, impegnandosi a intervenire presso la Banca.
Ora, a nome di tutto il comitato che abbiamo costituito, Le chiedo poche cose, che se fatte da una persona autorevole come lei possono contribuire a cercare di trovare una soluzione al nostro dramma.
Dia un aiuto morale al Sindaco e a tutto il Consiglio Comunale, perché possano fattivamente intervenire presso la Banca Carisa .
Approfitti del problema Ferrania, grande e grave per il numero di maestranze coinvolte, per parlare anche di noi, pochissimi di numero, ma che rispetto a loro perdiamo tutto quello costruito in una vita.
 Forte della sua posizione politica, si attivi perché mai più le banche possano permettersi di distruggere le vite di persone, colpevoli solo di aver cercato di lavorare senza chiedere elemosine a nessuno.
 In ultimo una piccola polemica: abbiamo scritto a tutti i giornali più importanti, spaziando da destra a sinistra e può essermi sfuggito, poiché non posso certo comprare dieci giornali al giorno, ma un cenno di risposta, anche con mille riserve, da parte de L’ Unità, ci avrebbe fatto piacere.
Chiudo augurandole una buona festa ed un costruttivo e sereno dibattito, dia un aiuto a questi soci di una Cooperativa, di sicuro i più onesti e per questo, come al solito, i più colpiti e segua la nostra vicenda sul Blog…
Con profonda stima, a nome del Comitato Ordinaria ingiustizia,

                                                                                                        Giuseppe Grosso


» Felix Lammardo

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