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Articolo n° 13249 del 19 Luglio 2007 delle ore 15:21

Etichetta, in regola 3 banchi su 10: pesce ghiaccio cinese venduto per bianchetto

Dal 2002 i banchi di vendita del pesce, al mercato rionale come al supermarket, devono indicare la denominazione commerciale della specie ittica. E se pescato, la zona di cattura. Per gli esemplari d’allevamento invece: il Paese di provenienza. “Ma a distanza di cinque anni dell’entrata in vigore della normativa, solo il 31,6% dei banchi é in regola”. E’ quanto ha riscontrato l’indagine compiuta dal Movimento difesa del cittadino (Mdc) e Legambiente per il rapporto ‘Italia a tavola’ in 117 esercizi commerciali di sei regioni: Lazio, Marche, Liguria, Lombardia, Puglia e Sicilia. “La situazione sembra peggiorare rispetto al 2005 (51,8%) – ha commentato il presidente di Mdc Antonio Longo – delineando illeciti e scarsa conoscenza delle norme in vigore non a macchia di leopardo, ma diffusi in tante Regioni in una sorta di gara in negativo”. Maglia nera – secondo l’indagine Mdc – alla Sicilia: in questa regione “nessuno dei banchi controllati era in regola. E in tutti i casi rilevati non erano mai indicati il metodo di produzione e la zona di cattura o di allevamento. Bassa anche la percentuale dell’informazione sulla denominazione della specie (60%)”. La regione più virtuosa è, per il terzo anno di seguito nelle rilevazioni del Movimento dei cittadini, la Liguria con il 100% dei banchi in regola, al secondo posto le Marche (66,7%) seguita dalla Puglia (44,4%). “Da un paio di anni ci siamo inseriti nel controllo di tutta la filiera ittica – ha precisato il comandante delle Capitanerie di porto e Guardia Costiera e capitano di vascello Pietro Preziosi – monitorando una calo della merce ittica sequestrata nel 2006 di oltre l’85% rispetto all’anno precedente, con sanzioni nel periodo natalizio e di fine anno pari a 810 mila euro, in calo addirittura del 97% e concentrate sul non rispetto delle norme di etichettatura (55,9%) che supera la scarsità di igiene (31,9%). Ma a queste buone notizie per i consumatori di pesce, si affiancano – ha sottolineato il comandante Preziosi – nuove truffe sempre più frequenti, come quella della vendita di pesce d’acqua dolce di provenienza cinese, il cosiddetto ‘pesce ghiaccio’, al posto del bianchetto. Il pesce ghiaccio ha costo zero, se non quello del trasporto, ma quando viene spacciato per bianchetto raggiunge quotazioni di 35 euro al chilogrammo. Altra frode frequente – segnala ancora il capitano di vascello – è la vendita di pesce africano quale ‘filetto di persico italiano’, simile ma con incomparabili valori nutritivi e proprietà gustative. E tra i sequestri più recenti – ha detto infine Preziosi – il ‘pesce palla’ venduto come la rinomata rana pescatrice e il tonno al mercurio, probabilmente di provenienza extra-Ue”.


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