Tutte le notizie di: | archivio
Articolo n° 13278 del 20 Luglio 2007 delle ore 10:52

AAA Pecora da Montébore cerca famiglia adottiva pari requisiti

[thumb:3761:r]

“Pecora da Montébore cerca famiglia adottiva pari requisiti”. Questo il titolo simpatico di un’iniziativa molto importante: salvare dall’estinzione un… formaggio adottando una delle pochissime pecore che ancora lo producono. Partiamo dalla descrizione di questo formaggio per arrivare agli animali che lo producono e alle genti che grazie ad esso sopravvivono.
E’ prodotto nell’altra parte del mondo? Montagne dai nomi esotici sono teatro di tale produzione? Pecore a sei zampe e dai denti affilati preservano questa limitatissima produzione?
Pensate, il formaggio più raro al mondo è prodotto a Montébore (da cui trae il nome), simpatica frazione del Comune di Dernice, a cavallo delle Valli Curone e Borbera; per capirci, pieno territorio alessandrino, vicino a casa nostra.
Le pecore non hanno sei zampe e sono molto simpatiche e le mucche, anch’esse partecipi alla nascita di questo formaggi, sono le Brune alpine, le Tortonesi, le Genovesi e la Cabannina.
Ma ce l’avrà un po’ di storia questo formaggio?
Già nel IX secolo ne erano ghiotti i monaci dell’abbazia benedettina di Santa Maria sul Giarolo. E ora un po’ di “lucignolo bella vita” ante litteram: anno domini 1489, Tortona, nozze fra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza (nipote di Ludovico il Moro), solo un formaggio fu invitato a tale banchetto: il cerimoniere Leonardo da Vinci (!) pretese solo il Montébore per tale avvenimento.
Questa la storia antica. Nella storia recente (siamo nel 1999) il signor Maurizio Fava rintraccia una certa Carolina Bracco, ultima depositaria della tecnica casearia tradizionale e insieme recuperano questa produzione; a Cheese dello stesso anno viene portata tutta la produzione mondiale di questo formaggio: 7 forme.
Ad oggi Roberto Grattone e Agata Marchesotti della Cooperativa “Vallenostra” sono gli unici produttori al mondo di questo Presidio Slow Food.
Animali che vivono in piena libertà in una valle lontana dal tempo, materie prime genuine (solo latte crudo e caglio) e un sistema di lavorazione vecchio di quasi mille anni ci danno la possibilità di assaggiare una fetta delle nostre tradizioni e della nostra storia.
Breve parentesi gastronomica: fresco è perfetto in abbinamenti con miele di castagno o con la “cugnà” (marmellata di mosto d’uva) o noci; stagionato è meraviglioso nelle paste ripiene o nel “capunet” (involtino di carne di maiale e verza).
Perché adottare una pecora? Perché mantenere in vita questo formaggio?
Perché sono nostri valori, sono parte della nostra cultura, di quello che siamo stati e che ancora oggi i più accorti vogliono essere.
Io vedo in queste simpatiche pecore che trotterellano tutto il giorno fra prati a brucar timo e mentuccia, erica e cardi, delle fotografie di un passato che ancora ci appartiene, radici ancora vive della nostra cultura popolare. Il continuare a conoscere questi valori ci può preservare dai disastri dell'”agroindustria”.
Cito il grandissimo Carlin Petrini: “[..] antichi saperi e conoscenze sono stati (dalla cosiddetta Green revolution n.d.r.) buttati via come il bambino insieme all’acqua sporca (la povertà), le campagne sono state abbandonate per andare a congestionare le città […] si è verificata la perdita sistematica di conoscenze gastronomiche e culinarie che erano alla base di un corretto-e anche piacevole- uso delle risorse agricole. Siamo di fronte ad una forma di genocidio culturale che ha riguardato le campagne di tutto il mondo e che non ha precedenti nella storia” (“Buono, Pulito e Giusto” di Carlo Petrini, Gli struzzi Einaudi, 2005, pp. 24 ss.).
Io ho trent’anni, c’entro poco o nulla con quello che è stato fatto dalla generazione che mi ha preceduto, ma io non ci sto: io voglio conoscere il mio passato, voglio mangiare formaggio che sappia di formaggio e voglio poter andare a vedere pecore sui praticelli e artigiani che producono genuinità vivendo di essa.
Noi golosastri adotteremo una pecora, daremo solo 100 euro per preservare qualcosa che appartiene a tutti (se si è un gruppetto si arriva a spendere, come noi, meno di 5 euro all’anno). Noi tutti il prossimo anno andremo a trovare la nostra pecora, assisteremo alla produzione del formaggio e mangeremo insieme ai produttori.
Tornando a casa riceveremo il cesto di prodotti (formaggi, vino, torte e confetture) per il valore di 100 euro, quindi noi avremo solo imprestato i soldi per tenere in vita una pecora e… i nostri ricordi.
Un grazie da parte mia agli amici Nicola Piccinini, Roberto Grattone e Giovanni Norese (responsabili del Presidio Montébore). Chiunque volesse far del bene a una pecora (e a se stesso) può contattarmi alla mail fulviosantorelli@ivg.it.
Come sempre, saluti golosi tutti.


» Fulvio Santorelli

4 commenti a “AAA Pecora da Montébore cerca famiglia adottiva pari requisiti”
Bric ha detto..
il 20 Luglio 2007 alle 21:37

Sento aria di casa, in questo articolo.
Da non sottovalutare il risotto al Montebore. Da queste parti è un piatto da pranzo di nozze.
Per fortuna la produzione è aumentata, rispetto al 99, ma se volete assaggiarlo dovete ancora venire dove nasce, perché il Montebore non è ancora un prodotto da “esportazione”.
Ma come si fa a riconoscere la forma di Montebore?
Semplice. Cercate un formaggio fatto tronco di cono, però non liscio, ma
“a gradoni”, come le piramidi Maya, del diametro alla base di circa 15 cm.
E buon appetito.

roby ha detto..
il 21 Luglio 2007 alle 11:14

bell’iniziativa. penso che aderirò. e proverò a coinvolgere qualche amico.

Golosastro ha detto..
il 23 Luglio 2007 alle 09:53

Bric è stato nominato “pusher” di Montebore della condotta 385; compito suo sarà procacciarne una forma ad ogni sua venuta nei nostri lidi (una specie di dazio doganale se no lo fermiamo alla “frontiera” di Voltri eheh).
Roby, per qualunque info ti necessitasse sono a tua disposizione e grazie in anticipo per la tua sensibilità. Sono convinto che molti seguiranno il tuo esempio, tanti internauti hanno un cuore!

Golosastro ha detto..
il 24 Luglio 2007 alle 12:02

La golosastra Michelle, figlia di golosastri e fidanzata ad un golosastro (questa si che è una famiglia di sani principi eheh) mi ha inviato una comunicazione che giro molto volentieri.
“Venerdì 27 luglio p.v. si terrà in Costa Vescovato la 4° edizione della festa del Salame Nobile del Giarolo. La manifestazione avrà inizio alle ore 20.30 con degustazioni, oltre che del Salame Nobile del Giarolo, dei Vini della Marca Obertenga, del Formaggio Montebore e delle Eccellenze gastronomiche del territorio. Alle ore 21.00 si esibirà il gruppo musicale Alma Latina”. Un evento organizzato dai nostri vicini della Comunità montana Valli Curone, vicino a Tortona. Ma cosa molto carina è la “caccia al tesoro sul web”, un modo per giocare e imparare qualche notizia in più sui prodotti tipici di quel territorio. il link è http://www.vallicuronegrueossona.it/Page.asp?t=1&n=2&o=1371
Grazie Michelle e, se devo proprio, un saluto a Gio!

CERCAarticoli