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Articolo n° 13290 del 20 luglio 2007 delle ore 17:19

Lavoro nero, la Cgil invita alla regolarizzazione

Savona. I controlli effettuati dalla Guardia di Finanza nei giorni scorsi hanno evidenziato che oltre il 20% degli esercizi pubblici della provincia di Savona, in modo particolare bar, ristoranti e pizzerie, utilizzano lavoratori in nero. I rappresentanti della Cgil di Savona segnalano come “i casi emersi e riportati dai quotidiani nei giorni scorsi dimostrano che il lavoro nero è più diffuso di quanto non si pensi e le sanzioni previste sono piuttosto severe. Pensare poi che questo sia un fenomeno esclusivo del settore turistico sarebbe un errore, in quanto il lavoro nero è diffuso ormai in quasi tutti i settori economici della nostra provincia. I controlli sono certo importanti, ma la vera scommessa è ripristinare la legalità sconfiggendo alla radice il fenomeno”. A questo proposito la Cgil tiene a precisare “l’importante scadenza del 30 settembre 2007, entro la quale è possibile regolarizzare i lavoratori in nero con vantaggi, oltre che per i lavoratori stessi, anche per i datori di lavoro. Uno dei provvedimenti più importanti della Finanziaria 2007 mira a far emergere il lavoro nero attraverso una procedura che riguarda i lavoratori non risultanti dalle scritture contabili o da altra documentazione obbligatoria”. Gli esponenti provinciali della Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori ricordano che “entro il 30 settembre chi è impiegato in nero può essere assunto come dipendente subordinato con la regolarizzazione del pregresso, sino ad un massimo di 5 anni, per tutti gli aspetti contributivi. Si può aderire alla sanatoria presentando una domanda (con allegati gli accordi) all’Inps territorialmente competente. I datori di lavoro che aderiscono alla sanatoria evitano ispezioni per un anno dalla data di presentazione dell’istanza nella materia oggetto della regolarizzazione (anche per quanto riguarda la disciplina di tutela e sicurezza dei lavoratori). I rapporti di lavoro devono essere mantenuti per almeno due anni (salve le ipotesi di dimissioni o di licenziamento per giusta causa), pena la perdita delle facilitazioni economiche”.


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