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Articolo n° 13274 del 21 Luglio 2007 delle ore 08:50

Autore cerialese pubblica 17 romanzi in un solo colpo

[thumb:3768:r:t=Guido Ferrari]Ceriale. Venticinque anni di lavoro e diciassette romanzi pubblicati in sette volumi. L’opera laboriosa di narrativa storica dello scrittore cerialese Guido Ferrari è stata data alle stampe per i tipi della casa editrice Erga. Ferrari, cinquant’anni portati come un ragazzino, compie il suo debutto nelle principali librerie italiane con una serie di testi ambientati in diverse epoche storiche, che spaziano dal Medioevo sino al Novecento: “Le tredici spine sanguinanti della corona di Cristo” (diviso in due parti), “Il Dio dei poveri”, “La profezia dell’abate Bertrand”, “L’ultimo Casanova”, “L’oppio, l’assenzio e i poeti maledetti”, “Gli inquietanti risvolti del caso Savioli”, “La maledizione della vedova Santisi Mineo”, “Il segreto del confessionale”, “Corte d’Assise”, “Ritorno a Guadalajara”, “Un mistero per Eleonora Chandler”, “Giarabub”, “Nebbia sulla Loira”, “L’incredibile segreto del vecchio Pietrasanta”, “Il saio insanguinato”, “L’alba dopo la tempesta”. Nel 1997 Guido Ferrari aveva pubblicato la raccolta “Le poesie del cuore”, un volume a forma di cuore uscito in occasione della festa di San Valentino. Ora la pubblicazione e distribuzione simultanea sull’intero territorio nazionale di ben diciassette romanzi di uno stesso autore, ancora vivente e sotto i cinquant’anni, quindi non postumo, rappresenta un vero e proprio evento letterario. “Ogni volta che finivo un romanzo, lo inviavo alle case editrici, che mi dicevano sempre di lasciar perdere perché ero uno sconosciuto. Ne ho accumulati diciassette in archivio, fino a quando ho trovato qualcuno che leggesse i miei scritti e decidesse di darli alle stampe”, così l’autore cerialese spiega le ragioni della pubblicazione in blocco. Di seguito riportiamo le sinossi dei romanzi, pubblicati dalla casa editrice genovese Erga.

Le Tredici Spine è il primo dei sette volumi costituenti questa serie e racchiude nelle sue pagine il primo ed il secondo dei diciassette romanzi componenti l’intera opera. È contraddistinto in copertina dalle spine sanguinanti della corona di Cristo che danno origine e titolo al romanzo. Le “Tredici Spine”, infatti, è una storia complessa e articolata che narra la storia di un cavaliere senese, Ludovico Fortebraccio, che, dopo mille vicissitudini, riesce ad entrare nella guarnigione dell’Ordine dei Templari asserragliatisi nel castello di Tomar, ultimo baluardo cristiano ancora in grado di resistere all’assedio dei Mori nel lontano regno di Portogallo. Da qui il protagonista ed eroe del racconto attraverserà, poi, l’intera Europa del XIII secolo, ancora frammentata in piccoli stati regionali ed, insieme ad alcuni fidati amici, andrà alla ricerca del Santo Graal, dei Frammenti della Vera Croce, del tesoro dei Catari, della spada del Saladino e del Sacro Catino usato da Cristo per lavare i piedi ai suoi Apostoli poco prima dell’Ultima Cena. Il nostro cavaliere si imbatterà, quindi, prima, nella guerra di Reconquista operata dagli stati cristiani nella penisola iberica, poi, proseguendo nel Rossiglione, nel Linguadoca e nella Provenza incapperà nell’eresia catara, nella prima Santa Inquisizione e negli impareggiabili Trovatori dei loro castelli e così via sino a giungere nell’antico regno normanno del sud della penisola italica allora governato dal grandissimo imperatore Federico II di Svevia.

Il Dio dei Poveri è un volume contraddistinto dalla copertina azzurra, proprio come il cielo in cui si svolge il suo primo ed omonimo racconto e dalle chiavi d’accesso portate da due angeli per sciogliere i misteri del suo secondo racconto: “La profezia dell’abate Bertrand”, una storia molto enigmatica e strettamente esoterica. Nel “Dio dei Poveri” il pittore partenopeo Gabriele Ignazio De Ascentis muore poco prima di aver terminato il suo capolavoro artistico “La Vergine Addolorata del Golgota” ed, in pochi istanti, giunge al cospetto di Cristo dove l’attende il suo inesorabile giudizio. Qui il pittore assiste, ridotto ormai a sola entità spirituale, ai processi delle anime in cui si evidenzia l’estrema perfezione della Giustizia Divina che stride, anzi, urta pesantemente con l’assoluta inefficienza ed inefficacia di quella umana. “La profezia dell’abate Bertrand” narra di un frate domenicano, Francis O’Connor, unico religioso del suo Ordine in terra di Irlanda, giunto al convento benedettino di Kilkenny per studiare la vita di San Patrizio, patrone dell’isola. Nelle macerie del castello di Limerick il frate trova una antica pergamena in cui è scritta una oscura e misteriosa profezia che tratta della resurrezione dei morti. Il romanzo è contraddistinto dalla tenebrosa ed inquietante presenza di forze occulte, con conseguente scontro senza tregua tra il sacro ed il profano, tra la magia bianca e la magia nera, tra la fede e la ragione.

L’ultimo Casanova è il terzo dei sette volumi. Le “chiavi d’accesso” portate dai due angeli simboleggiano l’intento di sciogliere alcuni misteri presenti in entrambi i romanzi, e precisamente, nel primo, le oscure formule racchiuse nel laboratorio segreto del conte di Cagliostro in Parigi, mentre nel secondo, la strana e, per certi versi, un poco ambigua apparizione dell’abate Ceyprien, al secolo Nicolas Adrien Auzart De Signac, che tenta, in ogni modo, di risollevare le sorti del poeta parigino Henri Roland Clouchy De Saint Denis e dei suoi amici, “Le poets maudits” cioè i poeti maledetti. Ne “L’ultimo Casanova” è racchiuso, in forma romanzata, il doloroso dramma esistenziale dell’incallito seduttore veneziano nei suoi ultimi anni di vita. Estremamente solo, molto ammalato, indebitato sino al collo ma soprattutto profondamente addolorato per la lontananza dalla sua adorata Venezia, Giacomo Casanova, dopo aver tentato, con esiti fallimentari, i suoi ultimi approcci amorosi, si rinchiuse definitivamente nella biblioteca del castello di Dux, in Boemia, dove assunse, finalmente, a meditazioni più profonde tra le quali la ricerca di Dio. Ne “L’oppio, l’assenzio ed i poeti maledetti” al poeta parigino Henri Roland Clochy De Saint Denis, ridottosi ormai ad un lurido “clochard”, viene concesso per volontà divina, innanzi alla morte, la possibilità non solo di non morire ma di esprimere tre desideri per ripagarlo di una encomiabile azione da lui compiuta in gioventù. Il patto contratto con Cristo tramite l’intercessione dell’abate benedettino Albert Cyprien deve, però, sottostare a precise condizioni etiche. L’artista “pretende”, pertanto, per prima cosa il ritorno in vita dei suoi grandi amici, i poets maudits, Paul Rimbaud, “esige” poi, le più belle prostitute parigine, quelle di madame Ploumy ed infine quantità inesauribili di oppio di assenzio, di champagne e di cognac… per sancire, definitivamente, la scelta di una concezione di vita atea, arrogante, materialista, scellerata ed autodistruttiva.

Gli inquietanti risvolti del caso Savioli è il giallo che dà il titolo al volume e si svolge nella Bologna “squadrista” del 1921. La narrazione del racconto si sviluppa, infatti, dai tragici fatti di sangue avvenuti nelle campagne bolognesi, ma anche in città, durante il feroce scontro tra le leghe contadine ed i primi squadristi fascisti accaduti in quei luoghi poco dopo la fine della “grande guerra”. Il messaggio è quello di dimostrare un preciso caso di impedimentotra gli svariati limiti ed ostacoli al funzionamento regolare della giustizia umana. La maledizione della vedova Santisi Mineo è un racconto molto drammatico che si svolge a Palermo e nella Sicilia occidentale del 1889 in un’Italia governata prorio da un siciliano, Francesco Crispi, sotto la reggenza di re Umberto I e tragicamente invischiata nella disastrosa avventura coloniale d’Africa. Il messaggio insito nel romanzo è quello di dimostrare gli imperscrutabili modi attraverso cui si realizza la Giustizia Divina. “Il segreto del confessionale” è un racconto che inizia a Finale Ligure, nella riviera ligure di Ponente, ma si sviluppa quasi interamente nella Torino del 1997 con precisi ed ampi riferimenti storici all’autunno 1944 quando sulle colline del Canavese erano in atto feroci scontri tra le formazioni combattenti della Repubblica Sociale Italiana e le brigate partigiane garibaldine di ispirazione comunista. Il messaggio insito nel romanzo è quello di dimostrare gli evidenti quanto sconcertanti limiti di tutte le ideologie politiche umane.

Corte d’assise è il quinto dei sette volumi. È contraddistinto dalla copertina gialla poiché almeno due dei suoi racconti possono definirsi “gialli”. “Corte d’Assise” è un racconto molto drammatico che si sviluppa nella Milano del 1972 durante gli ultimi anni della contestazione giovanile, studentesca ed operaia. Il messaggio insito nel romanzo è quello di rappresentare, il grave disagio sofferto dai giovani di quegli anni. “Ritorno a Guadalajara” è la storia di due amici bolognesi che ritornano nel 1969 in Spagna per rivisitare i luoghi ove avevano combattuto, da parti avverse, la sanguinosa guerra civile. Il messaggio insito nel romanzo è quello di dimostrare i nefasti risultati ottenuti dal prevalere della passione sull’amicizia. “Un mistero per Eleanora Chandler” è un giallo che inizia in Inghilterra ma si svolge integralmente nella Spagna franchista del 1963. Una giornalista inglese, giunto in vacanza sulla penisola iberica, si imbatte, casualmente, in un drammatico caso di duplice omicidio.

Giarabub è contraddistinto dalla copertina blu proprio come l’acqua del mare e del fiume su cui si sviluppano due dei suoi racconti. “Giarabub” che dà il titolo al volume, e che inizia nell’estremo Ponente ligure e si sviluppa poi tra la Sicilia, la Tripolitania, il Fezzau e la Cirenaica degli anni quaranta, è un racconto estremamente duro e sofferto in cui non c’è spazio per i più nobili sentimenti umani. Si potrebbe ben dire che la storia ivi narrata si stemperi a pennello con le tragiche e tormentate condizioni di vita vissute dal nostro popolo in quei terribili anni di guerra. “Nebbia sulla Loira” è un racconto che si svolge nell’ampia, nebbiosa ed umida regione della Francia adiacente l’omonimo fiume.
È il romanzo delle “pene d’amore” per eccellenza, dove la protagonista riesce, ad uscire trionfatrice sulle dolorose avversità della vita. “L’incredibile segreto del vecchio Pietrasanta”, il terzo romanzo del volume, è una storia molto misteriosa che si svolge nella provincia romana agli inizi degli anni settanta. Il racconto, un giallo con impronte decisamente esoteriche, vuole, porre in evidenza il distacco inconciliabile tra l’aspetto esteriore ed i valori interiori del suo protagonista.

Il saio insanguinato è l’ultimo dei sette volumi proposti dall’autore. È contraddistinto dalla copertina rossa poiché entrambi i suoi romanzi sono estremamente drammatici, anzi, tragici ed il sangue, versato in abbondanza è, decisamente la sua nota peculiare. Le chiavi portate dagli angeli ben si addicono al primo racconto che risente pesantemente degli influssi religiosi ed esoterici offerti dalla vita di quei lontani anni del XVIII secolo. “Il saio insanguinato”, il romanzo che dà il nome al volume, si svolge nella Corsica di metà Settecento e descrive con estremo realismo una feroce faida tra due famiglie corse, nota caratteristica seppur estremamente negativa, di questa splendida isola. “L’alba dopo la tempesta” è un importante affresco dell’Italia in guerra tra gli anni 1940-1945. È un romanzo di grande portata storica. Narra le battaglie che i nostri soldati combattevano sul fronte greco, su quello russo e soprattutto della dolorosa guerra civile con le brigate nere, la X Mas territoriale, la Legione Autonoma “Ettore Muti” le SS italiane, le divisioni Littorio, Italia e Monterosa ed altre formazioni schierate dalla parte della Repubblica Sociale Italiana contro le Brigate Garibaldine, le “Giustizia e Libertà”, le “Matteotti”, le “Fratelli Rosselli” ed altre minori spiegate in ordine di battaglia per ripristinare lo stato democratico e di diritto.


» Felix Lammardo

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