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Articolo n° 13887 del 04 Agosto 2007 delle ore 11:54

Niccolò Mascardi: un uomo della Controriforma in visita apostolica ad Albenga

Albenga. Il XVI secolo è l’anno della frattura dell’Europa cristiana. I colpi fustigatori dei protestanti diedero vita ad un continente spaccato in due. Da una parte l’Europa della Riforma, che dal suo nucleo tedesco e svizzero si diffonderà sempre più a Nord, rompendo con l’autorità di Roma e del Papa. Dall’altra l’Europa meridionale e latina, cattolica e fedele (almeno formalmente) al primato della Chiesa di Roma. Il papato, tra il fuoco nemico dei protestanti e quello amico di umanisti convinti della necessità di una Riforma cattolica, organizza la sua difesa in un concilio che si tiene a Trento tra il 1545 e il 1563. Il concilio tridentino segna le linee della Controriforma: accentramento di tutti i poteri nella curia di Roma e nella persona dl pontefice, supremazia del clero sul laicato, cura pastorale e slancio missionario, chiusura di fronte agli sviluppi della civiltà moderna e vigilanza su ogni manifestazione del pensiero e dell’arte. E’ tridentina anche l’istituzione delle visite apostoliche, ispezioni compiute da zelanti prelati nominati dal Papa per controllare la conformità delle diocesi alle nuove disposizioni conciliari. Nel 1585 Sisto V nominò Niccolò Mascardi, vescovo di Mariana e Accia (Ajaccio), visitatore apostolico per le diocesi di Savona, Noli, Albenga e Ventimiglia. Niccolò Mascardi nacque a Sarzana nel 1546 e conseguì la laurea in utroque jure a Bologna. Eletto vescovo di Brugnato nel 1579, si fece presto notare per l’austerità dei costumi e la vasta erudizione. Tutta la sua opera pastorale poté contare sull’amicizia e sui consigli dell’arcivescovo di Milano, san Carlo Borromeo, il più grande rappresentante dello spirito della Controriforma. Nel 1584 venne trasferito dalla sede di Brugnato a quelle unite di Accia e Mariana in Corsica. Dopo la visita alle diocesi della Liguria occidentale, nel 1591, Gregorio XIV lo inviò come delegato pontificio in Polonia. Morì nel 1599 lasciando ai posteri alcuni saggi di ispirazione tridentina tra i quali occorre menzionare i “Discorsi sopra li santi sacramenti”.
Il Mascardi giunse ad Albenga nel dicembre del 1585, sconsolato per il pessimo stato in cui aveva trovato la diocesi di Noli. Luca Fieschi, vescovo di Albenga, lo accolse e si sottomise di buon grado al delegato pontificio. La diocesi di Albenga si estendeva su un territorio che partiva da Oneglia e arrivava a Pietra Ligure e comprendeva tutto il rispettivo entroterra. Per nulla intimidito il visitatore cominciò a battere chiese, oratori, ospedali e cimiteri di gran parte del ponente ligure annotando per ogni edificio lo stato in cui era e il reddito che produceva, prescrivendo minuziosamente i provvedimenti architettonici, di restauro, di arredamento e quelli relativi all’amministrazione dei sacramenti, alla condotta dei prelati e del popolo, nonché le sanzioni disciplinari minacciate o decretate nei confronti degli inadempienti. Il risultato fu un rapporto di 871 facciate redatto in duplice copia, una spedita a Roma (oggi conservata nell’Archivio Segreto Vaticano) e una consegnata al vescovo Fieschi (oggi conservata mutila nell’Archivio Vescovile di Albenga). Quelle pagine testimoniano precisamente il clima di reazione della Controriforma. Gli echi del Concilio di Trento si sentono quando, prescrivendo la didattica nel seminario, il visitatore scrive: “Non sia concesso agli insegnanti di citare e leggere in aula autori profani ad eccezione di Cicerone”. Sui battesimi nel Battistero monumentale ci giunge un monito che la Chiesa ha rispettato per secoli: “Agli infanti siano imposti nomi di santi e non profani”. Sempre sul Battistero apprendiamo che il fonte battesimale del XVI sec. che tuttora è visibile, fu commissionato dal Fieschi sulle disposizioni impartite proprio dal Mascardi. Circa i comportamenti, l‘atmosfera rivierasca dovette sembrargli troppo licenziosa se si rivolse al Fieschi in questi termini: “Ponga maggiore cura nel punire i concubinari, e particolarmente i chierici in cura d’anime poiché nella diocesi di Albenga esistono evidenze di molti casi sospetti”. Bacchettate ma anche indicazioni di misericordia: “Si faccia il funerale gratuito ai poveri”. E indicazioni che andavano tranquillamente dal religioso all’economico, come nel caso di Santa Maria in Fontibus ad Albenga: “Il corpo di S.Benedetto conservato in una cassa marmorea sopra l’altare omonimo, sia posto nell’interno dell’altare stesso per eccitare maggiore devozione, ed il tutto a spese della famiglia Cazzulini che ne è patrona”. Il verbale è dunque un minuzioso elenco di prescrizioni che esprimono non solo il clima culturale della diocesi di Albenga ma quello che l’Italia avrebbe dovuto respirare nei secoli a venire.

Mirco Siffredi


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