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Articolo n° 14245 del 15 Agosto 2007 delle ore 08:15

Ladri di biciclette in azione a Savona

[thumb:3990:r]Savona. Sono tornati dopo più di cinquant’anni ed il fenomeno ora sta iniziando ad interessare in maniera preoccupante anche Savona: stiamo parlando dei “ladri di biciclette” immortalati dall’intramontabile pellicola, campione del neorealismo cinematografico italiano, di Vittorio De Sica. Era allora un’Italia povera, uscita con le ossa fracassate dalla guerra, che stentava a rimettersi in piedi. La povertà era diffusissima, tanti cercavano di sbarcare il lunario come meglio potevano. I furti erano numerosissimi ed il primato spettava al furto delle biciclette, il più diffuso mezzo di locomozione privato nell’Italia di allora. Ispiravano quasi simpatia quei “poveri cristi” che magari rubavano un velocipede per poi rivenderlo e sfamare così la loro numerosissima famiglia. Ora i ladri di biciclette sono tornati: non più italiani, bensì giovani romeni, da poco diventati cittadini comunitari, in gran parte di etnia rom. Al pari degli italiani di allora sfuggono alla miseria del paese d’origine. In Italia però non riescono a cambiare la propria vita anche perché, è questione dibattuta in queste ore, il nostro paese non riesce ancora, secondo Bruxelles, ad affrontare l’emergenza zingari in maniera organica, a causa del mancato aiuto economico che lo Stato dovrebbe garantire agli enti locali per affrontare fattivamente il problema. Ecco allora tornare l’antica arte di ricorrere ad espedienti pur di guadagnare qualcosa. E antiche forme di criminalità che credevamo ormai appartenessero alla storia del nostro paese, come il furto di biciclette, invece ritornano in auge. Gruppi di giovani zingari provenienti dai campi rom di Genova si stanno specializzando nel furto di questi mezzi di locomozione a due ruote e per perseguire il loro scopo ogni giorno raggiungono in treno Savona dove, presso la stazione di Mongrifone, ripuliscono le rastrelliere che custodiscono le bici lì lasciate dai pendolari. Se non riescono a sradicare il lucchetto di chiusura le asportano a pezzi: un giorno un sellino, un altro il manubrio, la settimana successiva i freni. Le ore preferite dai nomadi per compiere questi veri e propri raid sono quelle serali. I savonesi ora auspicano che le autorità intervengano in maniera decisa per debellare questa nuova, ed allo stesso tempo antica, forma di illegalità e delinquenza.


» Sergio Bagnoli

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