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Articolo n° 14639 del 27 agosto 2007 delle ore 10:10

Liguria all’avanguardia nella prevenzione degli incendi

[thumb:3740:r]Regione. La Regione Liguria organizza, in base alle mappe catastali aggiornate dopo ogni rogo, un sistema complesso per prevenire gli incendi. Il catasto serve a mettere vincoli sulle aree bruciate: per 10 anni non si può modificare il piano regolatore e per 5 non si può cacciare, ad esempio. Ma per alcuni sindaci questa si rivela un’arma a doppio taglio: qualcuno, ad esempio, potrebbe essere spinto ad appiccare roghi per danneggiare un avversario sfruttando proprio la legge. L’85% dei Comuni liguri ha redatto e aggiornato ogni anno, a partire dal 2000, le mappe catastali dei terreni colpiti dagli incendi e questo è stato uno dei deterrenti che ha fatto dimezzare i roghi tra il 2001 e il 2006, rispetto agli anni precedenti. Il 15% dei Comuni che non si sono adeguati alla legge, lo ha fatto per inefficienze degli uffici o per scelta, contestando le misure indicate dai tecnici, in genere i forestali, o la stessa filosofia della legge, che peraltro non prevede sanzioni agli inadempienti. La sezione antincendi boschivi del servizio politiche della montagna della Liguria, diretta da Massimo Galardi, è in grado di elaborare un bollettino giornaliero di previsione degli incendi. “Abbiamo la storia dei roghi dal 1996 – ha spiegato Galardi – e possiamo individuare i rischi in base a fattori meteo climatici, storici e ambientali”. In ufficio si studiano le orto-fotocarte regionali e le evoluzioni dei roghi al computer, sul campo operano ogni giorno le pattuglie di volontari antincendi boschivi. Sono 20-30 gruppi di cinque membri in ognuna delle quattro province (2.400 persone complessive). Sono formati, preparati e spesati dalla Regione e dotati di un mezzo fuoristrada con una riserva di 500 litri di acqua e una motopompa adatta al primo intervento. Presidiano il territorio tutto l’anno, perché la Liguria ha lo svantaggio di essere vulnerabile ai roghi anche d’inverno, quando tramontana e maestrale seccano l’aria e gli arbusti, e operano in stretto contatto con la sala regia. Più presidiata è la fascia costiera perché più a rischio per clima e vegetazione (pini e arbusti innanzitutto in particolare nell’imperiese e nel savonese), l’entroterra più al sicuro perché gli Appennini sono più freschi e umidi e ricoperti di una vegetazione (latifoglie) meno vulnerabile. Positivi i risultati: dal 1986 al 2001 la Liguria ha avuto in media 700 incendi l’anno che hanno distrutto 7.500 ettari di vegetazione; dal 2001 al 2006 la media è scesa a 350 roghi l’anno e gli ettari sono dimezzati a 3.500. Il 2007 promette bene: è sotto la media 2006, con 150 incendi e 1500 ettari distrutti. “E’ decisivo l’intervento rapido – ha spiegato Galardi che consente di spegnere l’80% degli incendi entro il primo ettaro distrutto”. Ad alzare la media in Liguria sono 2-3 grandi incendi l’anno. L’ultimo, il 2 gennaio, distrusse 3-400 ettari in pochi giorni vicino ad Alassio. “Le foto del satellite mostrano che in tre ore il fumo lambì la Corsica, a 300 chilometri di distanza – ricorda Galardi – viaggiando perciò a 100 chilometri orari”. Tutto questo fa dire all’assessore regionale alla protezione civile, Giancarlo Cassini, che “la nostra Regione è all’avanguardia e avanti anni luce a molte altre realtà italiane, un primato certificato anche dalle associazioni ambientaliste”. Entro dicembre sarà pronto il censimento delle aree residenziali più a rischio dove le popolazioni saranno sensibilizzate su come agire in caso di pericolo con informazioni specifiche. Ad esempio ricordando che una casa in muratura è sempre il riparo più sicuro, che una legge consente di radere al suolo la vegetazione per un raggio di 15 metri intorno alle case nei boschi per creare una zona di rispetto, che una norma obbligherà a installare una bocchetta anticendio nei pressi degli edifici accessibili ai soccorritori. “Perché – dice Galardi – una casa tra gli alberi è come immersa in un serbatoio di carburante”.


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