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Articolo n° 14891 del 04 Settembre 2007 delle ore 10:12

Mar Ligure: ritorna il morbillo dei delfini

Regione. L’allarme l’hanno lanciato le associazioni ambientaliste spagnole e le autorità veterinarie della penisola iberica pochi giorni fa: si sta diffondendo presso la numerosa colonia dei delfini che popolano il Mar Mediterraneo il pericoloso morbillivirus, la malattia infettiva che per questa specie di cetaceo spesso risulta mortale. L’ultima epidemia dovuta a tale morbo si era avuta nel biennio 1990- 1992 ed aveva causato la morte di migliaia di esemplari di stenella striata, specie molto comune nei nostri mari. Immediatamente è scattato l’allarme nell’area del cosiddetto “ Santuario dei cetacei”, cioè in quell’area protetta a forma di triangolo compresa tra la punta meridionale delle coste francesi del Var, la Maremma toscana e la Sardegna settentrionale, il cui cuore è rappresentato dal Mar Ligure. L’Italia infatti, e nella fattispecie le Regioni Liguria, Toscana e Sardegna, è stato il primo paese a reagire di fronte al pericolo: il ministro dell’Ambiente Pecoraro-Scanio ha immediatamente inviato sul luogo una squadra di esperti composta da personale specializzato dell’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, che coordina le operazioni, e delle università di Siena e Teramo. Il direttore scientifico dell’Istituto centrale di ricerca, pur non spargendo allarmismi di sorta, sinora non è stato censito alcun cetaceo infetto, predica massima attenzione: “Bisogna stare attenti, dice, perché questo virus può decimare una popolazione. Noi comunque siamo all’erta già da un anno, anche se solamente negli ultimi giorni gli spagnoli hanno lanciato l’allarme, e sinora non ci siamo imbattuti in alcun animale malato. Pur non potendo parlare di pericolo scampato siamo moderatamente ottimisti sul fatto che non si ripeterà una strage pari a quella di inizio anni novanta”. Nei prossimi giorni partirà una campagna di campionamento sugli animali in mare che vedrà anche i porti del ponente ligure, quegli stessi porti da cui partono le mini-crociere per l’avvistamento dei cetacei, scelti come basi scientifiche dalle imbarcazioni utilizzate per i prelievi. Sinora, affermano le autorità iberiche, sono stati rinvenuti sessanta delfini uccisi dal virus nella zona delle isole Baleari. L’esperienza insegna che dovrebbero essere molti di più, almeno il triplo. Non tutti gli animali infetti infatti potrebbero essere stati censiti, anche perché la scienza della cetologia mediterranea non possiede ancora i mezzi per operare in maniera sistematica. Un delfino infettato può sviluppare in breve tempo infezioni mortali quali la polmonite o l’encefalite in quanto il suo sistema immunitario non risponde adeguatamente. Le carcasse venute così a galla diventano pure un pericolo non indifferente per la navigazione di piccolo cabotaggio giacché, inanimate, sono solite andare alla deriva. L’infezione comunque dopo un paio di anni tende a diminuire d’intensità perché nel frattempo i cetacei sopravvissuti si saranno autovaccinati. Rimane comunque il danno incalcolabile non solo sotto il profilo naturalistico ma anche sotto quello turistico, considerato il gran numero di turisti che ogni anno su apposite imbarcazioni dai porti di Alassio od Andora raggiungono il largo per ammirare questi simpatici mammiferi marini.


» Sergio Bagnoli

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