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Articolo n° 15034 del 07 Settembre 2007 delle ore 10:00

I cinque anni di monsignor Domenico Calcagno

[thumb:3697:r:t=Mons. Calcagno]Savona. “Ho sempre dichiarato la mia volontà di ‘sbilanciarmi’ verso la società e il mondo, intendendola come forma di missionarietà in ambienti sovente refrattari all’annuncio del Vangelo. Perciò mi sono dato anima e corpo agli incontri con tutte le realtà civili e locali, con il desiderio di rompere gli schemi e di entrare in tutti i contesti con logica missionaria. L’atteggiamento con cui mi sono presentato non sempre è stato capito, forse è stato bollato come ingenuo, ma l’intenzione era quella di far percepire l’umanità del vescovo nel suo rapporto con la gente di ogni estrazione”. In un’intervista al “Letimbro” di settembre monsignor Domenico Calcagno, alla vigilia della partenza per Roma (dove inizierà il suo servizio come arcivescovo segretario dell’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede), traccia un bilancio dei cinque anni di ministero episcopale nella diocesi di Savona-Noli, spaziando a tutto campo sulla chiesa locale e sulla città. Ad una domanda sui presunti gruppi di potere che condizionerebbero le scelte politiche a Savona, il vescovo ribatte: “La voce circola indubbiamente, anche se non so quanto sia vera. Quel che posso dire è che ho sempre cercato di frequentare le persone ritenute influenti sono nei casi in cui c’era da fare del bene per la città, con un’attenzione ai problemi del territorio. Diversi tavoli di confronto non hanno avuto una dimensione pubblica, ma sono stati importanti per il cammino della città, e il vescovo vi ha preso parte”. Non risparmia perplessità, invece, sui progetti che interessano l’area portuale di Savona: “La mia impressione è che gli investimenti sia ancora troppo sbilanciati sull’edilizia, che garantisce posti di lavoro sono in via temporanea. Le varie torri fanno lavorare la gente, certo, ma per quanto? Occorrerebbe invece un rilancio anche industriale del comprensorio. E poi c’è bisogno di ridare aria alla vita della società civile: è incomprensibile che da noi alcuni investimenti rimangano sempre bloccati. Ma probabilmente certe situazioni a Savona vengono da lontano, da un passato che pesa ancora nel presente”.
Circa l’immagine “nazionalpopolare” che monsignor Calcagno ha dato, anche con un po’ di enfatizzazione da parte dei mass media, afferma: “Ho voluto dare un’immagine di vescovo molto vicina alla vita quotidiana, e in questo senso non mi sono sentito sminuito. In seguito ho agito per ridimensionare quest’aspetto, per evitare che il vescovo fosse ridotto nell’immaginario popolare a una sorta di ‘macchietta’. Comunque, avere un po’ di pratica da meccanico può sempre servire: quando mi sono trovato in terra di missione ai tempi del mio servizio in Cei, se non avessi saputo arrangiarmi non mi sarei tolto dall’imbarazzo”.
Interpellato a dare un giudizio su una diocesi ritenuta difficile, come quella di Savona, il presule risponde: “Che ci siano difficoltà interne è un dato che tutti i vescovi hanno confermato, pur con giudizi diversi. Però non è una situazione così difficile da non poter essere affrontata. Come ho detto prima, una delle cose che ho cercato di fare è stato di rompere certi ‘cerchi’ chiusi. Poi bisogna tenere conto che le caratteristiche di Savona non sono le stesse di luoghi tipo Milano: lo stile ligure di riservatezza e sobrietà può rappresentare una difficoltà per uno che viene dalla Lombardia. Personalmente in questa diocesi ho trovato valori di fierezza, costanza ed impegno che altrove ho visto meno: e la gente ha anche saputo rispondere positivamente”.
Monsignor Calcagno concorda nel definire “discutibile” il modo in cui oggi avvengono i trasferimenti dei vescovi, anche se resta convinto “che l’intenzione di partenza delle nomine è sempre quella di stabilire un rapporto vivo ed efficace con la gente, senza porsi il problema dell’eventuale trasferimento. Cosa può succedere o è successo? Che il verificarsi di certe circostanze interne o esterne può portare a far diventare instabile una presenza prima giudicata stabile. In questo senso non darei un giudizio negativo sui trasferimenti ‘veloci’ a Savona: vuol dire che i vescovi arrivati qui erano capaci e perciò sono stati destinati a realtà più impegnative e grandi. In fondo è un segno d’attenzione verso Savona l’aver avuto vescovi che, a loro modo, come amano dire i giornalisti con una brutta espressione, hanno fatto carriera, e quindi il fatto di cambiare guide pastorali non è da valutare per forza in senso negativo”. Il suo auspicio, infine, è che “entro Natale arrivi già il nuovo vescovo”: in modo che, se il Papa arriverà a Savona nel 2008, trovi un titolare della cattedra episcopale ad aspettarlo.


» Felix Lammardo

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