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Articolo n° 15064 del 07 Settembre 2007 delle ore 18:02

La conservazione: il canto del cigno

Le reazione rabbiose arrivate da alcune figure istituzionali e da qualche organizzazione locale alle affermazioni forti – ma sincere e ben mirate – fatte dal Dott. Campostano circa la cultura dell’immobilismo savonese, sono interessanti perché pongono in evidenza uno dei nervi scoperti della sinistra. Quella sinistra “di lotta e di governo” che impersona un ossimoro micidiale per qualunque società evoluta.
Quella sinistra che non sa andare oltre le torbide alchimie di breve respiro per il potere, e che non si vuole arrendere alla sua clamorosa sconfitta storica, evidente a tutti, in tutto il mondo occidentale, Italia (e specialmente Savona) esclusa, per ora.
Quella sinistra che, con la connivenza di grandi imprenditori senza scrupoli, ha generato nei decenni intere legioni di pensionati-baby, quasi tutti con il lavoro nero.
Quella sinistra che fa la faccia feroce e colpisce sempre chi lavora in proprio e che invece – nei fatti – tutela ad oltranza il lavoro nero che essa stessa ha contribuito a generare.
Quella sinistra che “con una mano” decide i grandi interventi e con l’altra solletica e sollecita le proteste dei Cittadini, a cui è bravissima a far credere ciò che vuole, secondo convenienza, politica e non solo.
Quella sinistra che si nutre da sempre della povertà diffusa e che quindi la cura amorosamente, iniettando nella testa della gente tutti i virus capaci di uccidere ogni spinta verso una libera Società del benessere, in cui ogni individuo abbia la reale possibilità ed il dovere di essere imprenditore di se stesso
Quella sinistra da un po’ di anni così sollecita verso i grandi movimentatori di denaro ed i grandi industriali e sempre più lontana dalla gente comune, a cui si rivolge di tanto in tanto soltanto per spremerla un po’ di più.
I risultati si vedono ovunque, specialmente a Savona e dintorni, purtroppo, dove la conservazione e l’avversione al nuovo sono direttamente proporzionali alla popolazione produttivamente non attiva.
Ma molta di quella gente, tradizionalmente di sinistra, adesso ha capito da che parte si trova chi la povertà la vuole allontanare e non coltivare per mantenere il potere; da che parte sta chi rispetta i veri lavoratori e coloro che rischiano del proprio, ogni giorno per vivere e produrre e non i pensionati 58enni, lavoratori in nero (praticamente a ciò coatti, vista l’esiguità della pensione media); da che parte sta chi vuole per i giovani un lavoro onesto alla luce del sole e non l’obbligo cieco di un lavoro a tempo indeterminato, immancabile genitore di altro lavoro nero. E così quella gente ormai vota (e voterà) sempre di più per il Centro-Destra.
E per gli epigoni della sterile conservazione dello status quo siamo ormai al canto del cigno.

Emilio Barlocco


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