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Articolo n° 15144 del 10 Settembre 2007 delle ore 17:23

Albenga, stroncata piramide dell’usura: cinque arresti

[thumb:4200:r]Albenga. Una vasta operazione del comando provinciale savonese e della compagnia dei carabinieri di Albenga ha stroncato un’importante organizzazione piramidale dedita all’usura. I militari hanno compiuto indagini molto complesse ed una ventina di perquisizioni nelle province di Savona, Imperia e Cuneo che hanno portato all’arresto di cinque persone e alla denuncia di diciassette insospettabili di età medio-alta residenti nel comprensorio savonese. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, gli usurai avrebbero avvicinato commercianti in forte esposizione debitoria, in tutta la riviera di Ponente, tra Arma di Taggia e Finale Ligure, concordando con loro prestiti per decine di migliaia di euro, ad un tasso di interesse che toccava aliquote da capogiro, intorno al 130 per cento. Ingente il giro d’affari degli strozzini, stimato complessivamente in circa 8 milioni di euro, investimenti immobiliari compresi. L’inchiesta antiusura è partita a seguito della morte per suicidio di Mauro Baglietto, 60 anni, titolare di una macelleria in via Matteotti a Borgio Verezzi. L’uomo si era tolto la vita il 24 agosto 2006, esasperato dai debiti. Ammontava a circa 500 mila euro il denaro prestato ogni anno dagli usurai finiti agli arresti, con utili che sfioravano il milione di euro e che venivano reinvestiti in auto, appartamenti di lusso (anche all’estero) e ulteriori prestisti. Il tutto garantito dall’appoggio di prestanome ai quali venivano intestati conti correnti e al passaggio degli stessi usurati a ruolo di usurai, in un sistema piramidale senza scrupoli. I debitori erano costretti a farsi intermediatori per reclutare nuovi “clienti”: dovevano informarsi sulle difficoltà economiche di amici e conoscenti e trasformarsi da vittime in aguzzini. Un circolo vizioso dal quale i malcapitati, intimoriti da possibili ritorsioni, non riuscivano ad uscire, quasi fossero paralizzati da una vera e propria “sindrome dell’ostaggio”. Gli inquirenti, del resto, si sono scontrati con il comportamento omertoso degli stessi soggetti vessati dai malfattori. Ventotto le persone usurate, per lo più commercianti e artigiani, che sono uscite allo scoperto, ma gli investigatori sono certi che il numero sia ben più elevato. Impossibilitati a ricorrere ai normali canali di finanziamento, si rivolgevano agli “avvoltoi” che, con modi gentili, sapevano accattivarsi le simpatie di esercenti e piccoli imprenditori in cerca di liquidi. I cinque in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’usura sono Armando Tortelli, 54 anni, ferrarese residente ad Albenga, addetto alla riscossione del denaro presso i debitori morosi; Fabrizio Toselli, 38 anni, di Albenga, procacciatore di vittime in una sala giochi albenganese; Bruno Piave, 45 anni, boissanese con precedenti specifici; Renato Bogliorio, 62 anni, cerialese residente ad Albenga, cassiere e procacciatore di vittime; e Mario Langhetti, 79 anni, savonese, sicuramente il più determinato e aggressivo del clan. Quest’ultimo, nonostante l’età avanzava, non esitava a minacciare i suoi debitori con avvertimenti intimidatori, pronto a ricorre a qualsiasi mezzo per il recupero del capitale dato in prestito. Per Bruno Piave invece si ipotizza anche il reato di istigazione al suicidio per la morte del macellaio di Borgio. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni per un valore complessivo pari a circa due milioni di euro, tra cui anche una Ferrari, una Audi A8 ed un appartamento in via Adige 10 ad Albenga. Sotto sequestro inoltre un conto corrente con circa 4 milioni di euro. I carabinieri hanno poi trovato tre personal computer in cui veniva archiviata la contabilità degli strozzini, ora al vaglio degli esperti dell’Arma. Tra i denunciati, numerosi risultano residenti nel comprensorio ingauno, tra i quali M.P., 39 anni; A.M., 65 anni; E.G., 68 anni; L.B., 71 anni; R.R., 62 anni; F.D., 38 anni; E.P., 55 anni; I.Q., 58 anni. Alcuni di loro, proprietari di bar o di ditte di noleggio di videopoker, utilizzavano le sedi delle loro attività per concludere le trattative illecite mascherando gli appuntamenti come normali discussioni di lavoro. L’operazione, denominata “Garrota” (dallo strumento spagnolo per l’esecuzione delle condanne capitali mediante strangolamento), potrebbe riservare altre sorprese ed è tuttora in corso: a breve l’esecuzione un nuovo ordine di custodia cautelare.

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[image:4198:c:s=1:t=I carabinieri mettono i sigilli all’appartamento sequestrato]

[image:4199:c:s=1:t=Gli arrestati vengono trasferiti in carcere]

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» Felix Lammardo

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