Tutte le notizie di: | archivio
Articolo n° 15114 del 10 Settembre 2007 delle ore 08:16

Il saluto di Savona a monsignor Domenico Calcagno

[thumb:3842:r]Savona. “Meglio un trasloco di un funerale”. Questo il commento ironico di monsignor Domenico Calcagno quando don Andrea Giusto, nel saluto conclusivo della Messa di congedo del vescovo, ha detto: “Siamo sempre in attesa di un vescovo che chiuda i suoi occhi e i suoi giorni in mezzo a noi”. E anche uno dei regali che la diocesi ha fatto al suo vescovo uscente è condito di humour: una bicicletta elettrica, che il prelato troverà al suo arrivo a Roma. Applausi e sorrisi hanno scandito la celebrazione nel Duomo, l’ultima prima della partenza per la capitale, dove monsignor Calcagno prenderà servizio come arcivescovo segretario dell’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede, in tandem con il cardinale Attilio Nicora, dopo cinque anni e mezzo di ministero a Savona. Erano in tanti ad affollare il Duomo. Tanti sacerdoti, religiosi e diaconi, molti confratelli (con artistico crocifisso innalzato per tutta la durata del rito) e numerosi fedeli, che hanno riempito la basilica in ogni ordine di posti. Immancabili le autorità, tra le quali il sindaco Federico Berruti, il presidente dell’Unione industriali Luciano Pasquale, il presidente dell’Autorità portuale Rino Canavese, il comandante della polizia municipale Igor Aloi, il questore Giovanni Trimarchi, il nuovo comandante provinciale dei carabinieri Giovanni Garau ed il prefetto vicario Bartoli. Il rito è stato animato, per la parte canora, dalla cappella musicale “Bartolomeo Della Rovere” diretta da Paolo Venturino. Monsignor Calcagno ha preferito non scrivere l’omelia ma “parlare cuore a cuore”, in tono familiare e, prendendo spunto dalle letture del giorno, ha detto di aver “cercato di lavorare in diocesi perché le vie di Dio diventassero le nostre vie, pur tra tante difficoltà”. I testi biblici parlavano di libertà, e il vescovo ha ricordato di aver sempre voluto coniugare – a partire dal suo motto episcopale – la libertà con la verità, “una verità che per me è venuta dalle Scritture, dai sacramenti, dalla comunità cristiana”. Dopo un’allusione al recente discorso di Benedetto XVI in Austria sul pericolo di una scienza che non intende confrontarsi con la verità di Dio, il presule ha invitato le autorità civiche e l’assemblea ad “aprire il cuore per superare le paure e per accogliere i valori che vengono da Dio” e ad avere sempre “un’attenzione particolare per i più deboli”.
I ringraziamenti conclusivi dell’omelia si sono abbinati alla “piccola amarezza” del vescovo per non essere riuscito a portare a termine i lavori iniziati in Curia e in Vescovato: “Lascio al mio successore l’impegno di completare l’opera”, ha concluso prima che l’emozione e un lungo applauso gli soffocassero la parola.
Nella preghiera dei fedeli monsignor Calcagno è stato ringraziato “per aver favorito il dialogo e la concordia nella chiesa e nella società”, mentre all’offertorio ha avuto la gradita sorpresa di un duplice regalo della comunità cattolica ucraina, ormai insediatasi a Savona da un paio d’anni: una grande pagnotta e uno stendardo con il testo del Padre nostro ricamato dalle donne ucraine che vivono a Savona.
Alla fine del rito è toccato a monsignor Andrea Giusto, amministratore diocesano, porgere il saluto al vescovo uscente. Dopo aver accennato al “grande cambiamento che attende il nuovo arcivescovo a Roma”, il sacerdote ha espresso l’auspicio che la diocesi di Savona-Noli abbia un pastore “che chiuda i suoi occhi e i suoi giorni in mezzo a noi”, anche se, ha aggiunto ironicamente, “dovremo fargli un monumento in bronzo o in marmo nella Cattedrale”. Ringraziando poi monsignor Calcagno per quanto ha fatto nei cinque anni del suo ministero, gli ha espresso le scuse “se non siamo sempre riusciti ad assecondarla e accontentarla” e gli ha promesso un ricordo particolare nei pellegrinaggi del terzo sabato del mese al Santuario della misericordia.
Due i regali che la comunità diocesana ha fatto a monsignor Calcagno: un’effige della Madonna della Colonna (“abbiamo rotto la tradizione di regalare la Madonna della misericordia”, è stato il commento di don Giusto) e, curiosamente, una bicicletta elettrica, secondo un desiderio espresso dal vescovo in una chiaccherata informale con lo stesso don Giusto.
Il presule si è sintonizzato con l’ironia del suo ex vicario generale facendo notare che, restando lui vescovo emerito di Savona, “non è detto che non mi facciate il funerale” e ha spiegato che userà la bicicletta per correre insieme a Papa Ratzinger, che soleva spostarsi da cardinale con questo mezzo (“Ma io sarei avvantaggiato perché la mia è elettrica”, ha aggiunto). Nella benedizione conclusiva monsignor Calcagno ha ricordato gli anziani, i bambini, gli ammalati, i carcerati, le famiglie ed i sacerdoti.
All’uscita sulla piazza del Duomo il vescovo ha trovato un’enorme torta con il suo stemma episcopale, realizzata con la consueta maestria da don Carlo Rebagliati. Lo stemma “dolce” è stato presto consumato dai numerosi presenti; quello invece che le confraternite regalarono a monsignor Calcagno e che campeggia sulla facciata del Vescovato sarà rimosso domani ed accompagnerà il neo arcivescovo a Roma.

[image:4191:c:s=1]


» Felix Lammardo

I commenti sono disabilitati.

CERCAarticoli