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Articolo n° 15202 del 12 Settembre 2007 delle ore 09:25

Finale Ligure: lettera sull’assenteismo commerciale

Dovevo fare alcuni acquisti. Mi sono recato in un centro arredamento nei pressi di Finale Ligure. Alle 12,30 chiudono e riaprono poi alle 15,30 “bel colpo” tre ore di intervallo, roba d’altri tempi ho pensato al periodo (anni ’60) quando godevo anche io di questo orario “straordinario”. Pazienza andiamo a visitare Finalborgo… poi torniamo. E’ tutto chiuso, i “signorotti” del borgo sono tutti alla pennichella, e’ aperta una sola birreria ed un ristorante (anche un negozietto che promette immediate visure catastali ma questo non e’ certo un “servizio” al turismo), un buon numero di “sprovveduti … anime in pena forse turisti illusi” si aggirano nelle viuzze nella speranza di trovare qualcosa di aperto, di disponibile un tale discute al telefonino sulla necessita’ di trovare un vasetto in farmacia per le “urine”, per il resto un “cimitero”.
Una fontanella di marmo nascosta in una piazzetta minuscola dietro alla piazza “centrale” e’ l’unico servizio al pellegrino disponibile.
Ho poi lasciato perdere, devo andare un paio di giorni a Milano e faro’ li gli acquisti, di certo un modo di prendere la vita cosi’ comodo e’ invidiabile, penso che questi commercianti siano particolarmente ricchi e che non abbiano alcun bisogno di “darsi una mossa” buon per loro, ne sono contento, spero che a nessuno venga in mente di assicurare “vantaggi fiscali o simili” a questi “benestanti”.
Sono contento per questi negozianti “ricconi” ma vorrei ricordare a chi di dovere (sara’ il sindaco o la provincia … o…) che l’operato di questi “assenteisti” e’ dannoso al turismo, i servizi che “loro” dovrebbero fornire tenendo aperta la “bottega” rappresentano un patrimonio che appartiene alla citta’, ora se non hanno interesse a farlo sarebbe bello se lasciassero lo spazio ad altri piu’ attivi.
Nei meandri delle troppe tesse che si devono pagare se ne potrebbero localizzare alcune “significative” da applicare in proporzione inversa al “servizio reso alla comunita’”.
Mi spiego: se oggi un negoziante paga 100 e sta’ aperto otto ore al giorno si potrebbe far pagare 50 se sta’ aperto 16 ore al giorno (senza ovviamente interferire sulle ore di lavoro dei dipendenti, la normativa esiste gia’) e magari 25 se mette a disposizione della comunita’ il suo negozio per 24 ore al giorno per 365 giorni…
Magari cosi’ anche la disoccupazione diminuisce e la gente per acquistare qualcosa non e’ “costretta” a recarsi alle varie “Ikea” o alle “Coop”.

lui la plume


» Redazione

14 commenti a “Finale Ligure: lettera sull’assenteismo commerciale”
fra ha detto..
il 12 Settembre 2007 alle 12:04

Buongiorno!
Parlare di “assenteismo commerciale ” mi sembra un parolone! Da sempre dalle nostre parti i negozi chiudono alle 12.30 e riaprono alle 15.00, fanno esattamente le otto ore che anche molti uffici fanno. I centri commerciali hanno molto più personale e con i turni possono coprire tutta la giornata, anche l’orario di pranzo, e chiudono più tardi dei “negozietti”. Purtroppo, e sono io la prima, ci abituiamo molto bene alle comodità, e molto meno agli orari, secondo me più che giusti, degli esercizi commerciali. Voler trovare botteghe aperte “fuori orario” mi sembra un po’ pretenzioso, a maggior ragione che la stagione sta finendo e gente in giro ce n’è sempre meno. Uscita dall’ufficio se voglio fare la spesa, trovo un supermercato aperto, e nemmeno tutti fanno il continuato, ma se voglio andare in una bottega ci vado il sabato, giorno in cui è aperta secondo i normali orari di vendita. . Faccio un esempio: Il centro commerciale di Albenga. E’ sempre aperto, dalle 9.00 alle 20.30, anche la domenica, salvo qualche ora, senza contare le aperture nei giorno festivi, ma io sono convinta che se si chiede in giro, si trova comunque qualcuno che si lamenta perchè non era aperto quando serviva. A volte non ci rendiamo conto che le nostre comodità e a volte le nostre manie, vanno spesso a discapito degli altri.

Ric ha detto..
il 12 Settembre 2007 alle 14:23

A quanto scritto da Lui la Pulme, aggiungo i Bar Finalesi che si permettono la pausa pranzo di due ore e più nei soli mesi estivi … l’esatto opposto della ricettività !

Ric

lucky ha detto..
il 12 Settembre 2007 alle 14:34

mi scusi, fra, MA CREDO CHE LUI LA PLUME HA PIENAMENTE RAGIONE…i nostri commercianti non si possono lamentare del fatto che oramai i centri commerciali satnno causando la loro “morte”…i miei orari di lavoro sono:8,30-13, 14-18,30 e come me tantissimi nella stessa situazione, costretti a concentrare tutto le nostre spese giornaliere in mezz’ora o poco più! Le sembra giusto…secondo me no…poi veda lei. I nostri negozi DEVONO essere al servizio del cittadino e non viceversa, per non dire nulla quando si parla di turismo, parola sconosciuta o quanto meno male intesa dai nostri operatori..!

fra ha detto..
il 13 Settembre 2007 alle 08:59

Lucky, se i negozi fossero aperti nell’orario di pranzo, Lei avrebbe comunque mezz’ora di tempo per fare la spesa, e uscendo alle 18.30, vorrebbe che i negozi chiudessero alle 20.00 o più tardi ancora, così potrebbe fare tutto con calma? Questo mi lascia un po’ perplessa!
Personalmente Le posso dire che io ho una pausa pranzo più lunga della sua, ma alla sera esco alle sette, quando ormai tutti i negozi sono chiusi, nonostante questo non lo trovo un fatto così sconcertante. La spesa la concentro il fine settimana, quando ho più tempo, e se proprio mi dimentico qualcosa in settimana, anche io come i comuni mortali vado in una coopo chi per essa!
I piccoli commercianti si lamentano perchè i supermercati garantiscono una copertura giornaliera più lunga, ma credo che la cosa che li abbia colpiti di più a livello commerciale siano i prezzi bassi, che loro, per ovvi motivi, non possono garantire all’acquirente.
Semmai trovo un po’ strano il fatto che ci siano dei bar che nelle ore di pranzo chiudano, questo sì!

Luciano ha detto..
il 13 Settembre 2007 alle 10:26

Il sig. La Plume vorrebbe fare visita agli esercizi commerciali nella pausa pranzo perchè a lui farebbe comodo, a me farebbe tanto comodo andare all’ufficio postale ed in banca dopo cena. Come la mettiamo ??

fra ha detto..
il 13 Settembre 2007 alle 15:40

Ecco, il sig. Luciano ha colto il problema, io non ero riuscita a sintetizzare…. grazie!

mazzol ha detto..
il 17 Settembre 2007 alle 12:34

Caro Luciano

io riesco da anni ad operare in banca tramite internet da casa mia anche nelle ore notturne,

da qualche mese riesco anche a pagare alcuni bollettini postali (chissa’ perche’ non tutti questo e’ un mistero: la bolletta telecom per esempio la posso pagare anche se non la trovo, quella Wind no, quella la devo per forza pagere in posta).

Ormai il mondo e’ cambiato, dove esiste liberta’ e concorrenza le cose si aggiustano sempre purtroppo forse in alcuni casi gruppi si organizzano per “lavorare di meno” ecco questo tipo di organizzazione non fa’ un servizio utile alla societa’.

mazzol ha detto..
il 17 Settembre 2007 alle 12:45

Caro fra

io vorrei che le licenze commerciali prevedessero un numero di ore di disponibilita’ del servizio “minimo”, se poi qualcuno ritiene vantaggioso organizzarsi per cogliere qualche occasione in piu’ …… ben venga.

I centri commerciali non risquotono successo per i prezzi bassi (ormai ce ne siamo accorti un po’ tutti che i prodotti in offerta sono troppo spesso delle “fregature”).

E’ la disponibilita’ ad offrire la merce in orari accettabili a rendere tali esercizi interessanti.

Quando ci si aspetta una qualche professionalita’ si va’ nel negozio …. dove purtroppo si prende “la fregatura” perche’ il negoziante sprovveduto tenta di fare la concorrenza sui prezzi e dimentica la qualita’ (ho appena comprato in negozio “dei volgari rivetti .. pagati 50 centesimi l’uno …. si vendevano a peso …. poi mi accorgo che sono di pessima qualita’ e si spezzano).

Bruno Pirastu ha detto..
il 18 Settembre 2007 alle 02:02

Io distinguerei tra esercizi primari e secondari, un conto è uno sportello delle Poste o una Banca un altro è un bar o una rivendita di frutta. Dalla lettera mi sembra di capire che si tratta di Final Borgo , non in riva al mare e che , seconde case o altro , si popola alla sera dopo la spiaggia mentre a mezzogiorno di fatto non c’è nessuno. Se andassi in un paesino di 2500 abitanti del cuneese o della Valtellina non credo che a quell’ora troverei negozi , pizzicherie o altro aperti, è la regola degli orari. Ma come detto ci sono anche non negozi ma esercizi pubblici di servizio i quali dovrebbero dimostrare una flessibilità maggiore e vero che ultimamente ci sono spardici esempi , come ad esempio lo sportello delle Poste al Gabbiano che penso sia il più utiliazzato della città, grazie appunto all’orario. Essere Pensionato non comporta il dimenticarsi delle problematiche del lavoro e degli orari. Certo è che se i bottegai fossero piu disponibili e avessero orari piu vicini alle esigenze dei consumatori forse ci si guadagnerebbe tutti anche se, riguado alla qualità , si facessero un pelo più furbi e pur perdendo qualche cliente evitassero la guerra dei centesimi con la grande distribuzione offrendo non solo qualità ma anche professionalità. Un consiglio , un suggerimento o una dritta di certo non me puo dare , con tutta la sua buona volona, un commesso di iper che al mattino vende carote e al pomeriggio PC.

Luciano ha detto..
il 18 Settembre 2007 alle 17:49

Ma gli vogliamo dare al commerciante anche il tempo per recarsi dal commercialista, fare versamenti bancari, contrattare con il direttore sui tassi di interesse passivo, occuparsi di tutti quei servizi e doveri a cui è obbligato ad ottemperare?? Non è che chiusa la saracinesca, finiamo di occuparci del negozio, ci sono altre mille cose da fare, e chi non può permettersi un dipendente che deve fare ??

fra ha detto..
il 18 Settembre 2007 alle 18:47

Da figlia di commerciante posso dire che il negozio di famiglia è stato chiuso perchè non c’era proprio gente, se avessimo tenuto aperto anche 24 ore al giorno la cosa non sarebbe di certo migliorata. Il punto è che per una serie di motivi, certe categorie di negozianti, in certi luoghi, non hanno convenienza a tenere aperto, aggiungiamo anche il fatto che a volte non hanno dipendenti, per cui è impensabile garantire un’apertura di più ore a fronte di pochi clienti. Certo, a tutti piacerebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma vorrei vedere quale impiegato sacrificherebbe la pausa pranzo o farebbe due o tre ore in più alla sera, per garantire un servizio alla società e magari avere degli sconti fiscali, come qualcuno ha proposto per i commercianti in caso di apertura prolungata! Chi di voi, pronti a far fare più ore agli altri per vostra comodità, lo farebbe?

mazzol ha detto..
il 18 Settembre 2007 alle 23:13

Ricordo un “lattaio”, viveva per il suo negozio.

Era sempre allegro, era aperto sempre, dalla mattina presto non chiudeva mai fino a sera tardi.

Oltre al latte aveva un piccolo bar, si poteva contare su di lui anche la domenica.

Ogni tanto veniva sostituito dalla moglie o da qualche figlio.

Un giorno qualcuno gli ha imposto le chiusure, per un po’ si e’ ribellato ma poi ha lasciato il suo negozio. Se ne e’ andato dopo pochi mesi, triste, non aveva piu’ la voglia di continuare.

Il suo non era un lavoro ma una passione, di certo si spera sempre di trovare dei negozianti cosi’, persone che amano il proprio lavoro e lo fanno senza guardare in continuazione l’orologio per scappare altrove.

Purtroppo i posti di lavoro impiegatizio sono scarsini e molte persone intrapprendono una attivita’ rivolta al pubblico senza averne la vocazione, lo fanno solo per “guadagnarsi qualcosa”.

mazzol ha detto..
il 18 Settembre 2007 alle 23:29

Cara fra

io, pur impiegato, ho amato moltissimo il mio lavoro, impegnato tutto il giorno in riunioni non ho mai rifiutato una attivita’ anche riuscivo ad organizzare il lavoro solo dopo le 19.

La pausa pranzo … che bello sono tutti alla mensa e posso fare qualche telefonata mentre sgranocchio qualche biscotto preso alla macchinetta.

Ogni anno accumulavo migliaia di ore di straordinario “che non mi venivano pagate”.

La soddisfazione di veder realizzato un progetto era la vera paga.

Poi me ne sono andato via, che bello mi hanno pagato in un colpo solo dieci anni di straordinari da allora ho messo su’ una ventina di chili, che tristezza.

mazzol ha detto..
il 22 Settembre 2007 alle 17:48

Sono andato ieri sera a Milano,
ho percorso la tangenziale esterna,
tutti i bar erano chiusi,
la loro funzione era espletata da un gran numero di camioncini trasformati in bar con vendita di panini e salsicce.

In ogni piazza erano presenti con un gran numero di clienti.

E’ evidente che questi “bar”acchini si prendono gli spazi che altri lasciano scoperti.

Credo che una struttura fissa “debba” fornire un servizio la presenza di questi “sostituti” andrebbe esaminata meglio, e’ evidente che l’assenza di un servizio “necessario” per il quale e’ stata concessa una licenza andrebbe risolta in qualche modo.

Stabilire di chiudere la porta in un certo orario perche’ non ci conviene (visto che “si sostiene” che i clienti siano pochi) sara’ anche democratico ma lascia scoperta la citta’.

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