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Articolo n° 15251 del 13 Settembre 2007 delle ore 11:00

Banda dell’usura: sotto sequestro il tesoro di Michele Cetriolo

[thumb:4198:r]Ponente. Prosegue la caccia all’uomo da parte dei carabinieri per chiudere il cerchio dell’operazione “Garrota”, che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di cinque persone per il reato di reato di associazione per delinquere finalizzata all’usura. All’appello manca Michele “Romano” Cetriolo, 49 anni, residente ad Albenga in zona San Fedele, ritenuto il capo dell’organizzazione piramidale di strozzini venuta alla luce attraverso le indagini partite dalla morte di Mauro Baglietto, macellaio di Borgio Verezzi, che un anno fa si era tolto la vita esasperato dai debiti. A finire in manette, dopo una serie di perquisizioni a tappeto ed accertamenti approfonditi, sono stati Bruno Piave, 44 anni, di Boissano, Fabrizio Toselli, 38 anni, di Albenga, Mario Langhetti, 79 anni, di Savona, Armando Tortelli, 54 anni, domiciliato ad Albenga, Renato Bogliorio, 62 anni, di Albenga. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero avvicinato commercianti in forte esposizione debitoria, in tutta la Riviera di ponente, tra Arma di Taggia e Finale Ligure, concordando  con loro prestiti per decine di migliaia di euro, ad un tasso di interesse che toccava aliquote da capogiro, intorno al 130%. Avrebbero inoltre costretto le proprie vittime a trasformarsi in aguzzini, incaricandole di reclutare nuovi imprenditori in difficoltà economica da far precipitare nella spirale dell’usura. Gli investigatori hanno inoltre denunciato diciassette persone ed hanno individuato ventotto clienti del giro illecito, ma sono certi che le persone tormentate dagli strozzini siano state molte di più. Molti, per paura delle ritorsioni, continuano a tenere un comportamento omertoso. Ieri in carcere è stato interrogato il boissanese Bruno Piave. All’uomo viene contestato un prestito di 9 mila euro a Mario Baglietto e prestiti ad altre quattro persone per circa 20 mila euro. In particolare si sta cercando di capire se abbia avuto un ruolo in qualche modo istigatorio nel suidicio del macellaio di Borgio (si ipotizza la morte “per conseguenza di altro reato”). “Sono prestiti fatti ad amici, che ho voluto aiutare” si è giustificato Piave di fronte alle domande del gip Emilio Fois. Ora le attività dei militari si concentrano sulla ricerca di Michele Cetriolo. Benché le sue dichiarazioni dei redditi appaiano negative negli ultimi cinque anni, l’uomo avrebbe accumulato un patrimonio stimato in oltre quattro milioni di euro. A lui sono riconducibili una serie di attività commerciali, appartamenti, auto di lusso (tra cui una Ferrari), opere d’arte costose e pietre preziose. Un tesoro che adesso è finito sotto sequestro su richiesta del sostituto procuratore di Savona Alberto Landolfi, che si occupa dell’inchiesta.


» Felix Lammardo

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