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Articolo n° 15328 del 14 Settembre 2007 delle ore 17:04

Consumatori: “Voglio Vivere” boicotta lo sciopero della spesa

Liguria. Sciopero della spesa oggi in Liguria in segno di protesta per l’aumento dei generi alimenatri di prima necessità, pane, pasta, latticini e derivati che, secondo le associazioni dei consumatori, si sono verificati da parte di alcune commercianti al rientro delle ferie estive. Ma tra gli stessi consumatori c’è chi non è d’accordo, e ritiene che lo sciopero della spesa sia di fatto un’iniziativa inutile, che non risolve il problema, e, boicottando la protesta odierna, propone semmai il modello della spesa intelligente. Di seguito la nota diramata dall’associazione per la tutela del consumatore “Voglio vivere”:
“Sciopero della spesa? Per un giorno? Non è così che si ottiene la riduzione dei prezzi: ciò che non si compra il 13 settembre lo si compra a caro prezzo il giorno precedente o il giorno dopo perché si deve. Commercianti e produttori non modificano di certo i prezzi e continuano a proporre aumenti su aumenti in quanto sistematicamente i consumatori continuano ad acquistare le marche, l’ortofrutta a peso d’oro, i diari e gli zaini per la scuola più trendy. Se una minima parte dei consumatori può permetterselo, la stragrande maggioranza non può e ricorre al credito (o peggio!) pur di stare al passo. Ne consegue che la curva dei prezzi è dettata dalla fascia alta dei consumatori e non da quei consumatori che vorrebbero pagare meno. Cosa si può fare per riequilibrare la domanda con l’offerta? Boicottare i prodotti più cari e bandirli dalla propria lista della spesa tutto l’anno. Qualità e prezzo non sono sempre strettamente legati. Concediamoci un attimo in più per tornare a fare quei confronti che facevano le nostre nonne. Per l’ortofrutta, in particolare, l’annoso problema dell’accorciamento della filiera, oggetto di tanti dibattiti con le Istituzioni ai quali ha partecipato anche Voglio Vivere, non troverà mai soluzione con accordi e Garanti. Cosa si può fare per il caro zucchina? Bandire i prodotti più cari dalla tavola. Se il prezzo è irragionevolmente alto, lasciate il prodotto sul banco. Quando l’indomani quel fruttivendolo andrà a rifornirsi al mercato all’ingrosso si ricorderà di aver dovuto gettare nella spazzatura centinaia di euro di merce invenduta e cercherà prodotti meno cari o, a parità, ridurrà il suo guadagno. Se le abitudini dei consumatori cambiano e si consolidano strutturandosi in modo differente dall’attuale, la famosa mano invisibile (ora ammanettata) tornerà a regolare gli scambi e pareggiare i conti. Se la filiera è troppo lunga è inefficiente e costosa e sopravvive solo perché la domanda dei consumatori è irrazionale. Se, viceversa, i prodotti più costosi rimangono invenduti, sono gli stessi produttori ad aver interesse a diminuire i costi ed accorciare la filiera per eliminare quelle inefficienze che oggi riversano sui portafogli dei consumatori. Infine, un accenno ai carburanti. L’estate scorsa dopo tanto clamore si è ottenuta un’effimera riduzione di 2-3 centesimi da parte dei produttori e distributori. Ci siamo sentiti dire che il prezzo della benzina in Italia è più alto rispetto agli altri paesi europei, pur avendo le raffinerie sul nostro territorio! Il problema è che in Italia ci sono le tasse più alte d’Europa sui carburanti ed il Governo non ha mosso un dito per ridurle. Sarebbe stato sufficiente eliminare qualche una tantum sulla benzina risalente al 1950 o giù di lì…”.


» Felix Lammardo

1 commento a “Consumatori: “Voglio Vivere” boicotta lo sciopero della spesa”
Bruno Pirastu ha detto..
il 14 Settembre 2007 alle 21:41

Filiera … un bel nome per definire chi di fatto , dietro a un telefono , compra e vende cose che spesso non sa nemmeno che cosa siano. Non credo che siano i consumatori , la massaia o il pensionato che per risparmiare qualche centesimo spende euri per andare dove le mele anziche 1.40 costano 1.35 a poter intervenire in misura decisiva sui prezzi. Prima o poi il pane lo devi comprare così come il latte e gli alimenti detti poveri che poi , guarda caso , sono quelli che aumentano proporzionalmente di piu , vero che l’aumento è di pochi centesimi ma il consumo è costante e 10 centesimi al giorno per 365 non sono certo i due euro sul salmone che compro due volte all’anno. Chi tira le fila queste cose le sa e ovviamente le usa giocando sui numeri , sulle percentuali e statistiche del pollo. Primo attore di questa farsa è la Grande Distribuzione dove di fatto i prezzi non sono rapportati alle minori spese che hanno specie con i Fornitori ( anche qui la manfrina che creano comunque posti di lavoro ma con contratti part-time, turni e altro ) come nel caso delle OFFERTE che non sono , mi risulta , spesso decise dal Distributore ma dal Fornitore e che sono riservate appunto alla grande distribuzione ( 3 x 2 , etc , ect ). Sarebbe pertanto auspicabile che si smetta di attribuire responsabilità e compiti al consumatore , a quello che non va a champagne e caviale e poi si lamenta , ma al consumatore normale che chiede solo per il quotidiano un buon prezzo per una buona qualità senza perdersi in cucine esotiche o impegnative. Su Savona segnalo solo che al contrario di altri comuni anche più piccoli e modesti non rietiene opportuno fare informazione sui prezzi all’ingrosso e dettaglio , a parte un ventilato progetto di far sapere dopo sei mesi quale è stato l’andamento dei prezzi !!! sai quanto serve sapere quanto ho gia speso ! C”è il mercato ortofrutticolo , c’è un sito Internet e allora perche non pensare di lavorare un po e non solo attivarlo ma anche tenerlo aggiornato cosa che putroppo sembra un verbo sconosciuto all’informatica comunale savonese !!

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