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Articolo n° 15317 del 14 Settembre 2007 delle ore 13:34

Savona, parte la stagione venatoria: critiche dell’Enpa

[thumb:4248:r]Savona. Comincia regolarmente domenica la stagione venatoria in Liguria, malgrado i boschi siano frequentati da cercatori di funghi. Gli alberi sono ancora coperti di foglie e la visibilità raggiunge raramente i cinquanta metri, distanza nettamente inferiore alla gittata sia dei pallettoni usati per i caprioli che dei pallini riservati a lepri e fagiani; cercatori di funghi ed escursionisti potranno essere colpiti durante le battute e, con gli animali movimento, inseguiti da cani e cacciatori, aumenteranno la possibilità di incidenti stradali e la diffusione delle malattie. L’Enpa di Savona invita i cittadini a vestirsi con indumenti vistosi, meglio se muniti di bande colorate per evitare di finire nel carniere di qualche sportivo cacciatore. “Ancora una volta è mancato il coraggio di fare la cosa giusta: posticipare l’apertura, sia per motivi di pubblica incolumità, che per lo stress ambientale della fauna, dopo un’estate di incendi e siccità“, sottolinea una nota dell’associazione savonese. Assieme alle altre forze di polizia (Forestale e Polizia Provinciale…) ci saranno anche le Guradie Zoofile dell’Enpa a vigilare sulle norme che tutelano la fauna sel-vatica. Diverse squadre di Agenti Volontari pattuglieranno boschi e campagne, per impedire che vengano uccisi animali protetti o siano compiute violazioni alle purtroppo sempre più permissive leggi vigenti. Gli oltre 6.000 cacciatori savonesi (in costante diminuzione e senza ricambio genera-zionale) uccidono ogni anno, secondo i riscontri dei tesserini consegnati, circa 60.000 uccelli migratori e 12.000 soggetti di fauna stanziale, per un totale di circa 72.000 animali (350.000 circa in Liguria): 12 soggetti a testa, in aggiunta a quasi altrettanti esemplari catturati dai bracconieri o non segnati sul tesserino, deliberatamente o per errore. “Un massacro vergognoso -aggiunge la nota -, travestito da “contatto con la natura” o dall’inconsistente compito di ridurre le popolazioni animali (storni, cinghiali, caprioli), con forti squilibri filovenatori: lo sdoppiamento dei tempi di caccia ai caprioli (4 mesi invece dei 2 indicati dalla legge nazionale), i giorni a scelta alla migratoria invece di tre fissi alla settimana, la caccia al cinghiale a gennaio, con le femmine già gravide, la rinascita delle riserve di caccia a pagamento, ribattezzate “aziende faunistiche”, il costoso ripopolamento con migliaia di poveri animali, facili bersagli “pronta caccia” dell’apertura o destinati a morire di fame e sete poco dopo”.


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