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Articolo n° 15390 del 17 settembre 2007 delle ore 13:53
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Agenzia delle Entrate: sulle home page di aziende e professionisti non c’è “partita”
FLASH24news

Regione. Forse è un obbligo poco conosciuto, ma sta di fatto che è previsto per legge: il contribuente che ha intrapreso l’esercizio di un’impresa, arte o professione è tenuto ad indicare la partita Iva nella home page del proprio sito web. Il principio è stato introdotto nel nostro ordinamento con l’articolo 2 del Dpr n. 404 del 5 ottobre 2001. Nonostante i sei anni trascorsi dall’entrata in vigore della disposizione, basta una minima navigazione tra siti internet di carattere “imprenditoriale” per accorgersi che è generalmente disattesa. L’obbligo di indicazione della partita Iva, tra l’altro, grava anche sui siti puramente pubblicitari e non solo su quelli che svolgono commercio elettronico. La direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate ha svolto una serie di ricerche sugli spazi web riconducibili a imprese e professionisti liguri, scoprendo 81 siti privi dell’indicazione della partita Iva: 48 relativi alla provincia di Genova, 14 a quella della Spezia, 10 a quella di Savona e 9 a quella di Imperia. Nella maggior parte dei casi si è trattato di ditte di costruzioni e di impiantistica, agenzie immobiliari, istituti di bellezza, agriturismi, bed & breakfast, avvocati, artigiani ed architetti. Non è stato semplice per i funzionari del fisco risalire agli effettivi titolari dei siti per procedere alla contestazione dell’irregolarità: è facile per un’azienda, che opera nel campo del commercio o dei servizi elettronici, cercare di rimanere nell’anonimato scegliendo per i propri siti web nomi di fantasia, affittando alcune pagine su un dominio altrui o non permettendo la decodifica del numero di telefono riportato nel sito. L’Agenzia delle Entrate suggerisce di pubblicare al più presto, prima di eventuali contestazioni, almeno il numero di partita Iva sulla home page del sito istituzionale dell’azienda, mentre le altre informazioni relative alla società, richieste ad esempio dalla disciplina in materia di tutela dei consumatori, di commercio elettronico e fiscale (denominazione sociale, sede, contatti, numero del Rea), potranno essere pubblicate nelle pagine internet interne, quali ad esempio la pagina “chi siamo” oppure “contatti”. Il titolare del sito internet che non si è adeguato agli obblighi ha convenienza a correre ai ripari: la direzione ligure delle Entrate è stata la prima a procedere alle contestazioni delle violazioni, irrogando una sanzione amministrativa il cui importo può variare da 258,23 euro a 2.065,83 euro.

 

» Felix Lammardo

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