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Articolo n° 15427 del 18 Settembre 2007 delle ore 14:24

Il sindaco di Quiliano sui cambiamenti climatici

Necessità la definizione immediata di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che veda impegnato l’intero Governo, le istituzioni locali e territoriali, le parti sociali ed economiche. Trasporti, industrie, città, pratiche agricole e allevamenti su scala industriale: da qui proviene la maggior parte dei gas che mettono in pericolo il clima del pianeta e quindi la sopravvivenza delle comunità umane.
Le emissioni di gas serra rischiano di crescere del 34% da qui al 2020, invece di diminuire del 20% rispetto ai livelli del 1990, contrariamente a quando deciso dai ministri dell’Ambiente europei. Tra i maggiori responsabili della crescita di CO2 ci sono il settore elettrico e quello dei trasporti, e per poter arrivare a risultati concreti è necessario che le future politiche energetiche e fiscali siano comuni a livello europeo, penalizzando l’uso di combustibili fossili e incentivando la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le imprese dovrebbero pagare il permesso di produrre nuove emissioni, anche se ci sono Paesi europei, come la Germania, che sono contrari, perché ritengono che in questo modo crolli la competitività delle loro imprese. Bisogna poi ridurre le emissioni provenienti da veicoli per trasporto privato, anche se per farlo sono necessari meccanismi economici che oggi non esistono.
Il contributo delle rinnovabili sul totale del fabbisogno energetico è sceso dal 18 al 17%”, perché la produzione viene soprattutto dal settore idroelettrico, mentre bisognerebbe differenziare le fonti. È quindi necessario coniugare in un unico progetto, d’ora in poi, la politica delle infrastrutture, la fiscale e quella energetica.
La politica deve indicare una strada praticabile per risolvere problemi come quello dei cambiamenti climatici, altrimenti avrá fallito il suo compito.
Anche se un numero consistente di governi e di società del mondo si sta mobilitando per combattere l’effetto serra, pur tra mille contraddizioni ed esitazioni, dobbiamo comunque aspettarci un periodo di adattamento alle condizioni mutate per ridurre i possibili danni che derivano dai cambiamenti del clima. Per questo occorre un’azione di pianificazione e programmazione che abbia la visione del futuro. Per sapere quello che conviene fare nei prossimi decenni occorre avviare da subito programmi di ricerca finalizzati a questo, mettere in campo le migliori scelte tecniche possibili, sostenere le scelte politiche, economiche, amministrative a lunga scadenza.
L’Italia ha l’obbligo di tagliare le emissioni di gas serra provenienti dall’industria del 6 per cento rispetto al livello del 1990. Oggi l’impegno è più alto, dobbiamo ridurre del 19 per cento perché le nostre attività industriali sono cresciute ma negli anni passati poco si è fatto per evitare le emissioni e sviluppare nuove fonti di energia e nuovi modi di produrre.
I cambiamenti climatici costituiscono un problema nazionale. Le strategie per contrastarli vanno considerate prioritarie per l’iniziativa del Governo e per l’integrazione delle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra e delle azioni di adattamento sostenibile nelle politiche sociali, economiche, finanziarie, agricole e territoriali. Queste azioni possono e devono rappresentare anche un importante volano per l’occupazione. La sicurezza, il benessere e la qualità della vita dei cittadini italiani di oggi e domani dipendono dalla salute del pianeta e del suo clima.
Anche per questo che ritengo sia necessario un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che contempli:
– politiche concrete di mitigazione dei cambiamenti climatici rispettando gli impegni assunti e lavorando nelle opportune sedi internazionali per più significative riduzioni dell’emissione di gas climalteranti, avviando contestualmente iniziative concrete a favore del risparmio, dell’efficienza energetica e dell’utilizzo di fonti rinnovabili sostenibili
– il coordinamento delle misure di mitigazione con quelle di adattamento al cambiamento climatico, integrando da subito queste ultime nelle politiche settoriali di sviluppo economico, nella legislazione e nei programmi di finanziamento delle grandi opere, prevedendo azioni immediate di adattamento che possono già oggi essere avviate in Italia
– la promozione di iniziative per assistere i paesi in via di sviluppo nella programmazione e nella attuazione di piani di adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici anche al fine di prevenire squilibri sociali.

Nicola Isetta
Sindaco di Quiliano


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