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Articolo n° 15889 del 29 Settembre 2007 delle ore 07:10

I coniugi Giusto scrivono alla piccola Maria-Vika

“Carissima Vika, è passato un anno da quando sei stata portata via dalla famiglia che avresti voluto e dall’Italia contro la tua volontà. I tuoi e nostri amici avevano pensato di fare grandi cose per ricordare questo triste giorno, ma noi invece abbiamo preferito semplicemente scriverti questa lettera aperta, che potrà essere letta da quanti lo vorranno, perché non abbiamo nulla da nascondere, ma anzi speriamo che la nostra storia possa aiutare tante persone a pensare quale sia davvero il bene dei bambini”. Così comincia la lettera aperta che Alessandro e Chiara Giusto, i coniugi di Arenzano “affidatari” della bimba bielorussa Maria-Vika, 10 anni, da loro nascosta per evitarle il ritorno in patria, hanno scritto alla bambina ad un anno dal suo allontanamento dell’Italia. “Mia moglie ed io abbiamo scritto a Vika in occasione dell’anniversario del suo allontanamento da noi contro la sua volontà, che cade domani – ha spiegato Alessandro Giusto – Il nostro intento è unicamente quello di non far dimenticare questa ingiustizia, e di ricordare a tutti che il nostro rapporto è tale che niente mai riuscirà a farci rinunciare a lei e a dissuaderci dal cercare ogni giorno una strada per realizzare il suo e nostro sogno”. Maria-Vika era stata ritrovata dopo circa un mese in Valle d’Aosta insieme alle nonne alle quali la famiglia Giusto l’aveva affidata per evitarle il ritorno nell’orfanotrofio dove, a detta della bambina, aveva subito violenze. Dopo il suo ritrovamento Maria-Vika venne presa in consegna dalle autorità bielorusse e imbarcata di nascosto su un aereo che la riportò in patria. I coniugi Giusto furono poi indagati per sottrazione di minore.


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