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Articolo n° 16380 del 12 Ottobre 2007 delle ore 09:17

Daniele Buschiazzo: “Le Comunità montane, tra necessità di riforma e cancellazione”

Da un po’ di tempo a questa parte sembra che le Comunità Montane siano diventate l’unico ente inutile di quest’Italia. Effettivamente, facendo una doverosa autocritica, a parte la gestione della delega in agricoltura e del vincolo idro-geologico che la Regione Liguria ha affidato loro, le Comunità Montane non sono utilissime. Andando a guardare in casa propria, la Comunità Montana del Giovo nel 2007 ha fatto un Piano di Sviluppo Socio-economico di 300 mila euro, di cui 180 mila euro di spese d’investimento e 120 mila euro per l’ammortamento dei mutui contratti nel passato. Ad avviso del sottoscritto, non è sbagliato dire che bisogna cancellare un ente che in un anno investe 180 mila euro su un territorio di 13 Comuni. Tuttavia, bisogna anche andare al di là del mero conto economico. Le Comunità Montane possono essere utili per aiutare i piccoli Comuni a superare le difficoltà finanziarie e la carenza di risorse umane in cui versano. Come? Organizzando dei servizi sovracomunali. Questa deve divenire la principale funzione delle Comunità Montane assieme alla gestione delle deleghe in agricoltura e di in materia di vincolo idro-geologico. E questi servizi non dovrebbero riguardare tutto lo scibile umano, ma alcune precise materie: l’ambiente (rifiuti e acque), l’urbanistica, e alcune funzioni amministrative (per esempio, le paghe o l’ufficio tecnico associato ecc.). Per far questo, la riforma è inevitabile e giusta, ma il criterio non può essere quello dell’altitudine. Anche Cortina d’Ampezzo è sopra i 500 metri sul livello del mare, ma, secondo chi scrive, dovrebbe avere un incasso ICI ben diverso da Pontinvrea o da Cartosio. Il criterio deve essere quello della marginalità economica: bisogna considerare tutti i parametri che la individuino. L’altitudine è senz’altro uno di questi, ma non può essere l’unico. Le Comunità Montane non possono avere al loro interno Comuni ricchi che hanno pletore di dipendenti nei loro uffici. Questo sì che è sbagliato, perché vanno a drenare delle risorse (finanziarie e umane) che servirebbero a chi ha ben altre difficoltà. Che le Comunità Montane vadano riformate è indubbio, ma al tempo stesso questa riforma necessita di una riflessione approfondita. Approfondita, non lunga: la spinta alla riforma deve venire con la Finanziaria, non si può più attendere. È triste da dire, ma la legge finanziaria è uno dei pochi treni legislativi che arriva sempre a destinazione. Quindi, anche se formalmente non sarebbe correttissimo inserire delle riforme delle autonomie locali in Finanziaria, non è così scandaloso per chi scrive. Se si aspetta a farlo con la legge di riforma degli Enti Locali, probabilmente passeranno altri dieci anni e le Comunità Montane diverranno ancora più inutili e i Piccoli Comuni sempre più soli nelle loro difficoltà.

Daniele Buschiazzo
Vice Presidente della Comunità Montana del Giovo


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