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Articolo n° 16686 del 20 Ottobre 2007 delle ore 08:12

Cosultazioni popolari: “a Vado sì, a Varazze no”

“Io credo che sia necessario che, su un’operazione così importante per Vado, ci sia una consultazione diretta dei cittadini. I vadesi sono sempre stati molto attenti a ciò che avviene sul territorio, in particolare in questo caso è un bene che siano loro ad esprimersi chiaramente”. Ben detto! Ma queste, sono le opinioni di un sindaco di centro destra? No! Queste sono le parole di Carlo Giacobbe, sindaco di Vado Ligure, già esponente provinciale dei Democratici di Sinistra ora Partito Democratico.
E’ sorprendente: il Sindaco di Vado mette a disposizione la macchina comunale e mobilita il mondo del volontariato con le sue sedi, affinché gli abitanti possano liberamente esprimersi sull’operazione Maersk; 15 chilometri più a levante, il sindaco di Varazze, dello stesso colore politico, è da 5 mesi che avversa il referendum richiesto ufficialmente, a norma del rigido Regolamento di Partecipazione, da più del 24% degli elettori.
Questione di sensibilità civica e democratica? Sicuramente sì. Il Sindaco di Varazze, evidentemente, non crede che le opinioni dei suoi concittadini siano degne di attenzione e crede che sia male farli esprimere.
Ecco la breve storia del referendum di Varazze. Una città dove la partecipazione dei cittadini non è la benvenuta.
L’attività delle forze di opposizione di Varazze, negli ultimi mesi, è stata caratterizzata da una lunga e faticosa raccolta di firme per indire un Referendum Consultivo che si è conclusa con la consegna di ben 2.357 firme di residenti al Segretario Generale del Comune di Varazze in data 10 settembre 2007.
Il motivo di questo impegno è volto a tentare di attenuare gli effetti negativi dell’ennesima grande operazione immobiliare che l’Amministrazione Comunale vorrebbe attuare sulle aree retro portuali varazzine. L’area identificata come T1, comprende le superfici dei cantieri Baglietto, le ex concerie Rocca, Giuntini e il campo sportivo. Con delibera del Consiglio Comunale n. 4 del 15 febbraio 2007, infatti, il Comune di Varazze ha assunto un documento di indirizzo “SUI” (studio urbanistico di inquadramento) della zona. Tale pianificazione prevede una forte edificazione oltre il limiti di cubatura già previsti dal PUC ed in modo del tutto incoerente, tanto da prevedere un grande hotel di lusso in area demaniale marittima e vicino ai capannoni industriali dei Cantieri Baglietto senza alcuna ponderazione sui riflessi negativi determinati dal notevole incremento del carico insediativo.
Il 22 maggio 2007, cinque consiglieri di opposizione: Gerolamo Carletto (Margherita), Andrea Valle (F.I.), Giovanni Delfino (U.D.C.), Gianantonio Cerruti (Circolo Libertà), Marisa Delfino (Indip.), preoccupati per la situazione, hanno deciso di costituire un comitato promotore di referendum ed hanno inoltrato formale richiesta di referendum consultivo per l’abrogazione della delibera C.C. n. 4 di cui sopra.
Il 13 giugno 2007 il Sindaco di Varazze ha comunicato l’ammissibilità del referendum consultivo (in molti, forse anche il Sindaco, dubitavano che il comitato riuscisse a raccogliere le firme necessarie!) e da quella data è stata avviata la raccolta delle 2000 firme necessarie per indire la consultazione referendaria. Raccolta da effettuare da pubblico ufficiale o consigliere comunale entro 90 giorni, a norma di regolamento.
Il 10 settembre 2007 sono state depositate ben 2.357 firme.
Il 25 settembre 2007, l’apposita commissione comunale, istituita a norma di regolamento comunale sulla partecipazione dei cittadini e sui referendum, ha accertato che le firme validamente apposte risultavano 2.156. Numero di sottoscrizioni quindi ampiamente sufficienti ad indire il referendum.
Il Comune di Varazze con delibera C.C. n. 44 del 13/08/2007 ha però disposto la revoca della delibera C.C. n. 4 e, sempre in medesima data, con delibera C.C. n. 45 ha approvato un altro S.U.I. della zona interessata, praticamente identico al primo nei contenuti, con l’unico scopo di contrastare e bloccare l’azione referendaria. Con una semplice alzata di mano in Consiglio Comunale si è voluto gettare nella spazzatura la volontà di 2.357 firmatari che vogliono esprimersi democraticamente sul loro futuro.
Con nota del 27 agosto 2007 il Sindaco di Varazze ha comunicato la sopravvenuta improcedibilità del referendum consultivo poiché, la delibera n. 4, oggetto del referendum, era già stata revocata dal C.C. in data 13/08/2007. Tale decisione a seguito del parere del segretario generale del Comune di Varazze che ha richiamato la legge 25 maggio 1970 n. 352.
Dopo alcuni giorni si è appreso che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 68 del 16 maggio 1978, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 39 della legge 25 maggio 1970 n. 352 limitatamente alla parte in cui non prevede che, se l’abrogazione degli atti delle singole disposizioni cui si riferisce il referendum venga accompagnata da altra disciplina della stessa materia, senza modificare né i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente né i contenuti normativi, il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative.
Tale situazione sembra essere proprio il caso di Varazze ove, a fronte della abrogazione della delibera n. 4/07, sono comunque rimasti in essere i principi che la caratterizzavano poiché il SUI del 13/08/2007 presenta delle variazioni talmente irrilevanti da non modificare i principi ispiratori ed i contenuti essenziali che aveva lo SUI precedente ed al quale si riferisce il quesito referendario.
E’ evidente che le idee dei referendari, che puntano a frenare la corsa al cemento e ad avere un maggior ritorno per Varazze, compresi un nuovo campo da calcio (regolamentare, finito ed agibile), una piscina olimpionica ad uso pubblico, un moderno e funzionale polo di soccorso e soluzioni alla viabilità per tutta la zona, sono condivise ed incoraggiate dalla maggior parte dei cittadini. La prova di ciò è che la richiesta di referendum, per abrogare la delibera del 15 febbraio (a norma del regolamento comunale di partecipazione dei cittadini), è stata sottoscritta da ben 2.357 varazzini iscritti nelle liste elettorali. Inutile sottolineare lo sforzo fatto dai referendari per essere tra la gente e raccogliere le firme. Varazze conta meno di 10.000 elettori ed il regolamento di partecipazione, che regola queste occasioni, prevede che si debbano raccogliere almeno 2.000 firme di cittadini residenti e maggiorenni. Ciò significa che più del 24 % degli elettori si è esposta con la propria firma perché preoccupata dagli effetti negativi di una grande operazione immobiliare e per fare in modo che la città avesse un maggior ritorno.
Nonostante il chiaro segnale della città, l’Amministrazione Comunale continua a fare di tutto per dilatare i tempi ed imbavagliare i cittadini.

Gerolamo Carletto (Margherita)
Andrea Valle (F.I.)
Giovanni Delfino (U.D.C.)
Gianantonio Cerruti (Circolo Libertà)
Marisa Delfino (Indip.)


» Redazione

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