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Articolo n° 16696 del 20 Ottobre 2007 delle ore 09:06

Savona, all’Ipercoop cassiere e commessi sfilano in passerella

[thumb:4469:r]Savona. Questo pomeriggio cassiere e commessi dell’Ipercoop di corso Ricci a Savona si presenteranno alla clientela in una veste davvero insolita. Alle 17, infatti, è prevista un’originale “Sfilata Etica”: i dipendenti della struttura commerciale saliranno in passerella trasformandosi in modelle e modelli per presentare la linea di abbigliamento Solidal Coop. L’occasione è la campagna nazionale di sostegno al commercio equo e solidale “Io faccio la spesa giusta”, che si tiene dal 13 al 21 ottobre. L’originale sfilata si terrà nell’area tessile dell’ipermercato. A calcare la passerella saranno dodici dipendenti dell’Ipercoop, sei uomini e sei donne, presentati da Margherita Alipede, che nella vita quotidiana fa la cassiera, ma per un giorno si è offerta di fare da speaker dell’evento, raccontando i progetti e le storie che stanno dietro i riflettori dell’iniziativa. “Cento per cento cotone, zero per cento sfruttamento” è lo slogan di Solidal Coop, la linea di abbigliamento lanciata nel 2005 con le polo e arricchita lo scorso anno dalle camicie, con 200.000 capi venduti in un anno. Sono quattordici i capi femminili e maschili, tutti provenienti dal Sud del mondo e dal circuito del commercio equo e solidale, che Coop distribuisce nei punti vendita di tutta Italia. Capi d’abbigliamento che parlano il linguaggio della solidarietà e vogliono trasformarsi in un beneficio economico per i piccoli coltivatori di cotone, una fabbrica di donne indiane, comunità rurali dell’Africa occidentale, campesinos e lavoratori argentini. Dall’India arrivano le camicie che hanno meritato l’Ethic Award nella sezione Comunità internazionale, assegnato dalla rivista specializzata GdoWeek. Sono realizzate nel villaggio di Madaplathuruth, 3 mila famiglie nella regione del Kerala, in una fabbrica di proprietà delle suore francescane di Santa Elisabetta. Il progetto ha permesso di trasformare cento baracche fatte di foglie di cocco in case di mattoni e di promuovere la formazione scolastica e il diritto alla salute dei bambini attraverso adozioni a distanza. Proprio le suore fiorentine hanno chiesto anche l’impegno su uno dei problemi sociali dell’India: la dote imposta alla donna perché possa sposarsi, racimolata dalle ragazze con lavori pesanti, rischiosi e mal pagati. Ora c’è la “cassa dote”, già finanziata con il 5 per cento del ricavato dalla vendita delle prime 15 mila camicie tagliate, cucite, stirate e confezionate da oltre 85 donne che hanno una capacità produttiva di oltre 60 mila capi all’anno.

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» Felix Lammardo

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