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Articolo n° 16953 del 26 ottobre 2007 delle ore 11:15

Finale Ligure, considerazioni di Gian Mario Massazza sul Distretto Sociosanitario

Finale Ligure. “Nei servizi sociali comunali hanno da sempre costituito un limite le dimensioni medie delle amministrazioni locali a causa delle quali si stanno ricercando soluzioni gestionali sovracomunali”. Lo afferma Gian Mario Massazza, presidente del Distretto Sociosanitario Finalese, che consegna le sue riflessioni ad una nota scritta. “La collaborazione tra gli enti – scrive Massazza – garantisce sinergie gestionali massimizzando l’uso delle risorse destinate al settore: il tutto nella centralità dell’utente, nella tutela dell’interesse pubblico, nell’equità dell’uso delle risorse garantendo trattamenti omogenei ai cittadini del medesimo ambito territoriale. Con il coordinamento nella progettazione e nella erogazione dei servizi si offre una continuità assistenziale evitando duplicazioni nel sistema dell’offerta e vuoti assistenziali che lascino scoperti dei bisogni sociali. I Comuni associati devono essere attratti verso l’idea di creare valore pubblico sviluppando un sistema di fiducia interistituzionale, nella consapevolezza che ciascun soggetto ricercherà nella collaborazione anche la propria convenienza, ma in un clima di negoziazione e confronto”.
Prosegue il presidente del Distretto Sociosanitario: “Affinché i nostri Comuni non siano organizzazioni affette da grave miopia e da un inguaribile egocentrismo, comportandosi come strumenti che pur essendo parte di un’orchestra si ostinano a suonare il loro assolo, i Servizi Sociali non devono orientarsi ad ottiche locali di breve periodo, assorbite dalla gestione quotidiana, nel tentativo di far fronte solo alle emergenze e agli imprevisti. Se la collaborazione fatica ad attecchire si creano forme di parziale o totale assenza del soggetto pubblico in aree in cui il suo intervento sarebbe necessario. I nostri enti vengono di continuo ‘riorientati’ dal rinnovamento delle Giunte coincidendo con una instabilità e demotivazione delle unità organizzative: se si seguissero le indicazioni di ogni nuovo assessore, ogni mutar di giunta finirebbe con il trovare l’ente a metà del guado”. “Per questi motivi – conclude Massazza – il Distretto Sociosanitario che presiedo sta lavorando per una organizzazione propria, intercomunale, per costruire un network utile alla programmazione e gestione integrata, per un Welfare rivolto al cittadino al di là delle onde politiche. Il massimo della democrazia e della solidarietà si raggiunge laddove il sociale nel piccolo Comune non muore perché aiutato da tutti gli altri”.


» Felix Lammardo

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