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Articolo n° 17011 del 27 Ottobre 2007 delle ore 18:04

Informarsi per non incorrere nelle frodi alimentari

[thumb:247:r]Siete pronti a iniziare a preoccuparvi seriamente? Oggi parliamo delle schifezze che succedono in Italia, nel prossimo articolo parleremo dei novelli “Blade Runner” sulle nostre tavole: gli OGM (come ogni volta, se qualcuno ha informazioni utili, la mia email è fulviosantorelli@ivg.it).
In questi giorni ho ricevuto una comunicazione dallo Slow Food Italia e una segnalazione dal nostro golosastro Fabrizio Vercelli che mi hanno indotto a fare una breve, brevissima ricerca sugli ultimi articoli pubblicati da quotidiani quali la Repubblica, il Manifesto, la Stampa e il New Yorker.
Neanche Fabrizio, oltre che amico, grande scrittore di racconti horror, avrebbe potuto ideare le notizie che sto per riportarvi.
L’inchiesta fatta dal giornalista americano Tom Mueller del New Yorker, dal titolo “L’affare scivoloso”, e suffragata dai nostri Nas, tratta un fatto già noto: olio d’oliva adulterato con olii di nocciola, di colza o di semi di girasole, colorato con il verdone e venduto come extravergine. Quello che non tutti sanno è che – per comprenderne le dimensioni – si tratta di un mercato con un fatturato pari a quello della cocaina, con punte altissime in Italia. Il rappresentante pugliese della Coldiretti denuncia: “Almeno il 75% del nostro olio non ha una chiara origine certificata ed è ad alto rischio di sofisticazione”.
E l’Unione Europea in primis (ma non salvo certo la legislazione italiana in materia) ha sempre fatto di tutto per “coprire” ed incentivare le multinazionali dell’olio, dimenticandosi dei piccoli produttori tipici. L’ultima spallata, bloccata dalla petizione fatta dalla Coldiretti e Slow Food, avrebbe tolto qualsiasi indicazione sulla provenienza dell’olio extravergine di oliva… ma non penso proprio che impedire alla gente di sapere di quale nazionalità (non dico la regione anche se sarebbe auspicabile per tutelare le varie produzioni tipiche) sia l’olio significhi impedire il libero scambio e la circolazione delle merci.
E ora breve carrellata delle frodi perpetrate in Italia ai danni della nostra salute e della nostra immagine nel mondo (per capirci: un mercato che vale oltre un milardo di euro l’anno): mozzarella di bufala “tagliata” con latte in polvere boliviano rigenerato o mozzarella “alla diossina” perché prodotta sopra immense discariche abusive. Il presidente del sindacato allevatori bufalini di Caserta parla di una buona metà dei caseifici marchiati D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) che sofisticano la mozzarella. Calce e soda caustica per sbiancare il pesce: per questo motivo il più antico mercato ittico di Napoli è stato chiuso dai Nas. Continuiamo con i molluschi Greci e Turchi traspostati con i Tir e rianimati con acqua di mare e addizionati con antibiotici. Anguille e asparagi viola cinesi venduti come prodotti rispettivamente di Comacchio e di Albenga. Milioni di bottiglie di vino corrette con acido tartarico e coloranti. Capperi marocchini spacciati per nostrani o di pantelleria. Miele moldavo pieno di pesticidi venduto come millefiori “made in Italy”. E poi… la lista sarebbe troppo lunga.
Molti casi sopra elencati sono stati scoperti in determinate zone d’Italia, ma nessun luogo di produzione è immune da tali rischi. Possiamo e dobbiamo difenderci e difendere i nostri cari prima di tutto attraverso la conoscenza (non dobbiamo prendere delle lauree, solo informarci di più o prestare attenzione quando vengono spiegati i vari prodotti), a titolo di esempio sapere com’è fatto il pesto e quali sono i suoi ingredienti o cosa siano i coloranti artificiali. E poi imparando a leggere le etichette, pretendendo etichette corrette ed esaustive e ricercando sempre la filiera di produzione più corta, cioè con i prodotti che non sono passati attraverso mille mani e hanno fatto migliaia di chilometri.
Non sempre si potrà fare, ma proviamoci: non deve più bastarci leggere “asparago viola” o “pescato nell’Atlantico”. E, molto importante, su certi prodotti non andiamo al risparmio (piuttosto non compriamolo): una bottiglia di vino a meno di un euro non può essere buona, i gamberi che costano meno del nasello non possono essere buoni. Apriamo gli occhi, diventiamo più consapevoli. Bisogna farlo per il nostro bene.
Tremo già nel pensare all’articolo sui prodotti “biotech”. Ma questa è la giusta informazione che dobbiamo a noi stessi.
In attesa dei vostri commenti, saluti golosi e… sani a tutti.


» Fulvio Santorelli

3 commenti a “Informarsi per non incorrere nelle frodi alimentari”
Bric ha detto..
il 28 Ottobre 2007 alle 10:50

Sottolineo questo passaggio: “Possiamo e dobbiamo difenderci e difendere i nostri cari prima di tutto attraverso la conoscenza “.
Occorre tenere sempre presente che il cibo taroccato, o ritoccato, uccide. Non subito, certo, ma assumendolo per dieci, vent’anni può provocare tumori.
Qualcuno potrebbe dire che dieci o vent’anni sono un intervallo di tempo lungo. È vero, ma basta un niente per farlo passare (e per qualcuno è già trascorso).

Lo scandalo del vino al metanolo è storia antica, ma le cose non sono poi così migliorate. E se la colpa non è delle autorità, che fanno quello che possono, è certamente di tutti i produttori che ci propinano quelle porcherie (“loro ci chiedono la mozzarella di bufala, e noi gliela diamo” che bella considerazione hanno di noialtri). Di certo non le danno ai loro figli.

Il Golosastro ha detto..
il 5 Novembre 2007 alle 17:23

Domattina partirò per il Messico con tante domande e con la speranza di ricevere delle risposte…
Non ho ricevuto nulla dalle varie associazioni/cooperative/istituzioni preordinate alla tutela e salvaguardia sia delle nostre produzioni che del nostro ambiente, quindi vuol dire che dalle nostre parti va tutto bene!
Avrò comunque scrupolo di prestare attenzione alle tematiche legate al nostro mare e all’ambiente.
Spero di tornare con notizie (buone o cattive che siano..importante sarà comunicarle per sensibilizzare più persone possibile).
Alla settimana prossima, allora, e ancora un saluto goloso a tutti!

AA ha detto..
il 5 Novembre 2007 alle 20:46

Che roba… c’è da chiedersi se questi assassini non provino un pò di vergogna. Probabilmente no, il fatturato cancellerà qualsiasi dubbio etico!

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