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Articolo n° 17948 del 22 Novembre 2007 delle ore 14:30

Incidenti sul lavoro, ASL 2 lancia progetto di prevenzione dall’abuso di alcool

[thumb:4244:r]Savona. Un progetto di prevenzione degli incidenti sul lavoro dal consumo da alcool è stato presentato questa mattina dalla ASL 2 Savonese, che da qualche anno si sta attivando, grazie al gruppo di lavoro del Dipartimento per le Dipendenze, per contrastare le problematiche legate al consumo patologico della sostanza legale più diffusa in assoluto: l’alcol.
Nella sola provincia di Savona ogni anno sono circa 350 le persone che si rivolgo alle strutture sanitarie preposte per la cura da dipendenza di alcool.
Ma alcol e lavoro: perché occuparsene? è la domanda di fondo dell’iniziativa presentata dalla ASL 2.
“Nell’esperienza di questo gruppo di lavoro è risultato evidente che la persona che si rivolge al servizio non è la “malattia”, ma ha una storia personale, e dentro questa storia c’è anche una appartenenza professionale, che, talune volte, è disarmonica con quegli stili di vita che dovrebbero aiutare a curarsi. Pensiamo a chi lavora nei locali pubblici come bar e cucine dei ristoranti, per cui l’alcol rappresenta un “compagno di lavoro”, chi lavora all’aperto e con fatica come i lavoratori edili dove l’alcol apparentemente diventa un aiuto alla stanchezza o al freddo, chi fa lavori ripetitivi o insoddisfacenti. Nessuna categoria lavorativa in realtà è esente da rischi (dal bancario alla casalinga), ma alcune lo sono maggiormente di altre”, sottolineano in una nota della ASL 2.
“Alla legge 125 del 2001 doveva far seguito un regolamento che prevedeva le categorie ad “alcol zero”, cioè professioni che devono essere svolte da lavoratori che non abbiano assunto alcol. L’elenco, definito nel marzo del 2006, fa parte di un’Intesa Stato-Regioni ed è stato oggetto di attente valutazioni ed è un punto di partenza. Per altro da alcuni anni era attivo un Progetto nazionale avente come tema “alcol e lavoro”, che si è posto l’obiettivo di comprendere quale fosse, nel mondo del lavoro la percezione del rischio a seguito di assunzione di alcolici. Sono state fatti numerosi monitoraggi sul territorio nazionale, e i contesti lavorativi sono stati i più vari: dal settore manifatturiero e alimentare a quello sanitario e dei trasporti”.
L’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (ILO) afferma che il 10-12% di tutti i lavoratori con età maggiore di 16 anni ha problemi legati all’abuso e alla dipendenza da alcol. Una recente ricerca dell’Associazione Dirigenti Risorse Umane (GIDP-HRD) stima che il 45% dei manager presenta un abuso occasionale o continuativo di alcol. Per quanto riguarda il rischio di infortuni stradali a seguito dell’assunzione di alcolici, questa fattispecie rappresenta più dell’11% dei circa 940.000 infortuni sul lavoro all’anno e questi possono essere legati sia al percorso casa-lavoro (infortunio in itinere) che a spostamenti nell’ambito dell’orario di lavoro.
In Italia, ogni anno, vengono denunciati all’INAIL poco meno di un milione di infortuni sul lavoro con durata di inabilità superiore alle tre giornate. Di questi circa il 51% accadono con modalità quali ad esempio: “ha urtato contro…”, ha messo “un piede in fallo”, è “caduto dall’alto…”, o “in piano…., o “in profondità…”, ha avuto un incidente “a bordo di…”, o “alla guida di…”. Questi non accadono a causa del consumo di bevande alcoliche, ma l’assunzione di alcol può influire pesantemente sul loro verificarsi.
Alcuni studi valutano che gli infortuni dovuti all’abuso di alcol siano il 10-20% di tutti gli infortuni. Altri studi, che hanno misurato l’alcolemia subito dopo l’infortunio sul lavoro, evidenziano che circa il 4% dei lavoratori infortunati presenta livelli elevati nel sangue di alcol. Prendendo in considerazione questi dati è possibile affermare che il 4-20% degli infortuni lavorativi è alcol correlato. Dunque dei 940.000 infortuni denunciati da 37.000 a 188.000 hanno come causa il consumo di alcolici: l’assunzione di bevande alcoliche rappresenta sempre un “rischio aggiuntivo”, rispetto ad un rischio lavorativo preesistente, che deve essere sempre ridotto al minimo.
Con queste premesse l’U.O. di alcologia del Dipartimento per le Dipendenze dell’ASL2 presentò lo scorso anno un progetto specifico alla Regione Liguria sulla sicurezza nei cantieri edili. Tale progetto venne appoggiato e finanziato in alcune sue parti, e attualmente si sta portando a compimento, anche grazie ai preziosi suggerimenti che la U.O. PSAL dell’ASL2 ha saputo fornire.
Il progetto “Sicurezza nei cantieri”, che vede in prima linea Livia Macciò, Responsabile Struttura Semplice Alcologia, Patrizia Turchi, Psicologa gruppo Alcologia e Laura Pietra, mira a sensibilizzare i lavoratori del settore edile sui rischi correlati al consumo di bevande alcoliche in relazione alle attività svolte.
Il Progetto “Sicurezza nei Cantieri” è rivolto al mondo del lavoro, variegato e multietnico, che opera nel campo dell’edilizia.
Gli interlocutori privilegiati sono quei soggetti istituzionali che hanno ruoli e compiti di formazione professionale e promozione della sicurezza: l’Ente Scuola Edile di Savona, la Provincia di Savona e il Comitato Paritetico Territoriale per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro.
Attraverso questi soggetti, è stato infatti possibile promuovere momenti formativi specifici per gli addetti al mondo dell’edilizia.
I destinatari ultimi del progetto saranno gli operatori del settore presenti nel mondo del lavoro da molti anni, e/o che aggiornano periodicamente la propria professionalità, ovvero si specializzano, così come studenti in formazione.
La finalità del progetto è quella di promuovere stili di vita più salubri e una maggiore sicurezza sul posto di lavoro il cui risultato porta alla riduzione degli infortuni sul lavoro in relazione alle problematiche alcol-correlate.
Tra gli obiettivi: rilevare le opinioni, e le conoscenze rispetto ai rischi alcol correlati nei luoghi di lavoro, anche in forma strutturata la fine di avviare una banca dati; sensibilizzare i corsisti rispetto ai rischi connessi al consumo di bevande alcoliche sia durante le attività lavorative che extra-lavorative, nell’ottica di migliorare la qualità della vita individuale e collettiva; favorire la riduzione del rischio di degli infortuni sul lavoro, e l’insorgere o l’aggravarsi di patologie correlate all’uso di alcol; facilitare l’accesso ai servizi dei lavoratori con problematiche alcol-correlate e dei loro famigliari rendendo visibili le risorse in campo alcologico presenti sul territorio; promuovere un ampliamento delle conoscenze in relazione alla legislazione vigente.
Per avere un quadro definito dal punto di vista dei dati è prevista una: Somministrazione di un questionario strutturato sull’autopercezione della salute, sui consumi dell’alcol, nonché su opinioni, conoscenze, pregiudizi rispetto al tema alcol e lavoro, alcol e legislazione, alcol e guida; “Lezioni”, incontri di sensibilizzazione e formazione rivolti sia ai formatori (docenti), studenti, lavoratori ma anche agli operatori della sicurezza; Distribuzione materiale informativo.
Ecco i numeri dell’alcool: ogni anno sono attribuibili, direttamente o indirettamente, al consumo di alcol: il 10% di tutte le malattie, il 10% di tutti i tumori, il 63% di tutte le cirrosi epatiche, il 41% degli omicidi, il 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e della malattie croniche. Inoltre il consumo di alcol determina il potenziamento degli effetti all’esposizione professionale ad agenti chimici (solventi in particolare) e neurotossici (piombo, ecc.).
Complessivamente il 10% dei ricoveri è attribuibile all’alcol, nell’anno 2000 tale numero è stato stimato in 326.000, di cui 100.000 con diagnosi totalmente attribuite all’alcol (relazione al parlamento del Ministro della salute).
Ogni anno in Italia circa 40.000 persone muoiono a causa dell’alcol per cirrosi epatica, tumori, infarto del miocardio, suicidi, omicidi, incidenti stradali e domestici e per incidenti in ambienti lavorativi.
Costi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i costi annuali sociali e sanitari, sostenuti a causa di problemi collegati all’alcol sono pari al 2-5% del PIL.
Secondo tale stima sul PIL nazionale dell’anno 2004 (1.351 milioni di euro) i costi dell’alcol risulterebbero pari a 27-67 milioni di euro. Fanno parte di questi costi quelli assunti dalle famiglie per il licenziamento o il declassamento in mansioni lavorative meno qualificate o di minor responsabilità.
Alcune stime calcolano che i costi diretti derivanti da incidenti nei luoghi di lavoro connessi al consumo di bevande alcoliche corrispondono a 1 milione e 500.000 euro.


» Redazione

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