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Articolo n° 17967 del 24 Novembre 2007 delle ore 10:00

Verdi: soluzioni alternative alla caccia allo storno

Lo scorso anno la Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione per la violazione della direttiva comunitaria in quanto la Regione Liguria oltre a non disporre di alcuna motivazione all’abbattimento di specia protette, quali lo storno,non ha neppure preso in esame alcuna soluzione alternativa all’uccisione dei volatili come prevede chiaramente la direttiva europea sulla conservazione degli animali selvatici N.79/409/CEE.
In seguito all’infrazione aperta dall’Europa la Regione Liguria rischia milioni di euro di multa (così come il Comune di Albenga o la Provincia di Savona se prendessero provvedimenti unilaterali). Meglio quindi non riproporre gli errori del passato o fare scelte irrazionali e demagogiche come quella proposta dal Consigliere Barbero.
I passaggi sono questi: 1) la Provincia deve raccogliere e documentare , a seguito di richiesta della Regione ,gli eventuali danni provocati dagli storni e quantificarli in termini economici. 2) Inviare il tutto all’Istituto nazionale
di fauna Selvatica che secondo la legge L.R.35/2006 deve valutare se tali richieste sono accettabili e quindi dare parere sulla deroga. In caso ciò avvenisse si devono in primo luogo effettuare interventi alternativi all’uccisione. Per questo anno l’unica provincia che ha segnalato danni è stata quella di La Spezia ottennedo però il 9 Ottobre scorso una parere negativo in quanto l’istituto nazionale ha ritenuto non giustificabile e non sufficienti le motivazioni atte alla deroga.
Il problema interessa molti Comuni Italiani: a Roma esiste un ufficio del Comune per i diritti degli Animali (anche Albenga potrebbe istituirlo, considerato il lavoro dei volantari dell’Enpa che assistono 32 cani abbandonati) che in collaborazione con la LIPU promuove l’allontamento degli storni nelle zone della città più colpite usando il “distress-call” che riproduce con megafoni amplificati il verso dello storno che segnala al gruppo un pericolo imminente. Se usato in modo opportuno il distress call determina l’abbandono dello storno dai “luoghi” trattati nel pieno rispetto dei diritti degli animali e dell’ambiente. Gli interventi si svolgono per non oltre tre giorni a zona, solitamente al tramonto, durano non più di due ore e sono preannunciati ai residenti grazie ad una campagna di informazione e sono attivi con ottimi risultati da 14 anni. Questa è la risposta di un paese civilmente avanzato che difende i diritti degli animali, la biodiversità e gli equilibri della natura.
Sarà nostro il compito di vigilare affinchè non vengano infrante le direttive europee e non venga danneggiata una specie protetta – che se tale è a livello europeo avrà i suoi buoni motivi anche di carattere scientifico, ma su cui non
vogliamo dilungarci!

Carlo Tonarelli
Portavoce dei Verdi del Ponente


» Redazione

2 commenti a “Verdi: soluzioni alternative alla caccia allo storno”
antonella de paola ha detto..
il 24 Novembre 2007 alle 18:02

Il motivo per cui ogni anno si deve ricordare alle pubbliche amministrazioni che la caccia agli storni può essere autorizzata solo se documentata da concrete prove dei danni da loro prodotti è molto semplice. Questi danni, che gli agricoltori-cacciatori probabilmente amano ingigantire, sono in realtà irrisori. Questo quanto emerge da uno studio condotto dal Dipartimento per lo studio del Territorio e delle sue Risorse dell’Università di Genova su commissione del Dipartimento Agricoltura e Turismo della Regione Liguria pubblicato nel 2003. Trascrivo, senza ulteriori commenti, quanto dichiarato dagli Autori dello studio, Loris Galli e Silvio Spanò (quest’ultimo cacciatore egli stesso): “non va sottovalutato il risvolto positivo della presenza degli storni legato alla constatazione che buona parte delle 7/8 olive al giorno sottratte sarebbe infestata dalla mosca olearia, contribuendo così al controllo del parassita, unitamente a quello di forme larvali e adulte anche di altri Insetti dannosi. Ipotizzando la presenza in Liguria di 500.000 storni svernanti (per eccesso), per circa 80 giorni (anche in questo caso, per eccesso) si giunge ad un consumo stagionale complessivo di 7,200 q.li di olive (1 oliva = 1,8 grammi), cioè poco più del 5% della produzione regionale delle peggiori annate. Un calcolo analogo per l’annata oggetto di studio (inverno 1998-99) e sulla base dei dati reali raccolti (126.000 storni e 349 q.li prodotti), darebbe un danno del 0,5%.”

Antonella de Paola, responsabile fauna selvatica Enpa Savona

lucky ha detto..
il 26 Novembre 2007 alle 10:47

proposta:perchè voi verdi e verdastri non provate a rimanere un giorno intero sotto uno storno di volatili..? dopodichè ne riparliamo, seriamente intendo…

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