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Articolo n° 18437 del 05 Dicembre 2007 delle ore 13:05

Cenone di Natale, Scrivano: “Prodotti locali contro il caro-prezzi”

[thumb:4705:r]Provincia. Abbattere di un terzo il costo del cenone di Natale è possibile. Basta acquistare prodotti locali. Per compensare il minor peso della tredicesima, che in una recente statistica porterà dai 15 ai 74 euro in meno, l’assessore provinciale all’agricoltura Carlo Scrivano consiglia di affidarsi a commercianti che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi e altre specialità tipiche del territorio savonese per preparare il tradizionale cenone natalizio.
Così osserva Scrivano: “In provincia di Savona sono centinaia le aziende che producono frutta e verdura, ma anche olio, formaggi e vino. Crediamo che questa proposta possa aiutare queste aziende a sopravvivere e al tempo stesso ‘salvare’ le tredicesime dal caro prezzi dovuto alle eccessive intermediazioni nel settore alimentare”.
Per rispettare la tradizione senza cadere nelle trappole del mercato il modo migliore, secondo Scrivano, è di “acquistare prodotti tipici locali che garantiscono qualità e freschezza”. Miele, conserve, vini, olio d’oliva extravergine di qualità e frutta e ortaggi di stagione sono i prodotti più richiesti come strenne natalizie originali e saporite a prezzi contenuti, da mettere sotto l’albero o da consumare in famiglia o con amici durante i cenoni.
E proprio sul momento topico delle festività natalizie, il cenone di Natale e di Capodanno, il risparmio potrebbe essere notevole. “Un modo intelligente per trascorrere a tavola le festività mangiando prodotti tipici locali, frutta e verdura di stagione, con un occhio al portafogli” conclude Scrivano.


» Felix Lammardo

3 commenti a “Cenone di Natale, Scrivano: “Prodotti locali contro il caro-prezzi””
Bruno Pirastu ha detto..
il 5 Dicembre 2007 alle 14:14

Posso ? a me sembra una bufala. In primis perchè i prodotti locali tipici sono abbastanza cari, non certo competitivi , c’è gente che fa la spesa ai Discount ! , vuoi anche con la scusa del Biologico, secondo non esiste una rete di distribuzione di questi prodotti e se esiste sono commercializzati a prezzi sostenuti proprio per la loro dichiarata o presunta tipicità. Di certo non mi metto in macchina per andare da Savona a comprare la frutta ad Albenga e l’olio a Imperia. Forse piu che consigli , chiedo scusa abbastanza banali , da Pater Familia , sarebbe stato opportuno realizzare questa distribuzione dal Produttore al Consumatore e allora possibile il risparmio. Domanda finale : non era forse meglio salvaguardare il potere d’acquisto anziche tagliare anche la Tredicesima ?

Danilo Formica ha detto..
il 5 Dicembre 2007 alle 20:26

I propositi dell’Assessore sono buoni, ma vanno certamente tramutati in qualcosa di concreto. Concordo con quanto scritto sopra, da Bruno Pirastu, circa l’onerosità dei prodotti tipici; ritengo però necessario e doveroso un maggior sforzo delle amministrazioni competenti per promuovere questi prodotti. Per prima cosa sarebbe utile creare un network tra chi produce prodotti tipici nel nostro territorio; poi l’amministrazione provinciale potrebbe pubblicizzare questi prodotti direttamente su un sito internet (proprio come ha fatto per il suo Presidente). Sarebbe sicuramente un metodo efficace per sponsorizzare i nostri prodotti al di fuori dei nostri confini, far guadagnare qualcosa in più a chi lavora in quel settore e magari abassare i costi proprio di quei prodotti (dato che non dovrebbero sostenere costi per publicizzarli)
http://www.obiettivonordovest.org

Il Golosastro ha detto..
il 6 Dicembre 2007 alle 11:27

Dove si parla di prodotti tipici…sono attirato come un ape con il miele.
Come sempre…il messaggio dell’Assessore è giusto, ma se non integrato in un serio progetto di filiera, di logistica e di comunicazione, presta il fianco alle giuste critiche di Bruno e Danilo (e di tutti quelli che l’hanno pensato).
Io spero fortemente negli STL, progetti nati apposta per rispondere alle domande di Danilo, vero è che speravo già nelle APT, nelle strade tematiche, negli incentivi regionali per le nascite di consorzi esterni, nelle promesse enoteche regionali etc.
Spero che oggi, compreso il valore che abbiamo come comparto produttivo ed enologico (se non l’avessimo ancora capito..vi assicuro, saremmo rimasti l’unica provincia dell’unica regione d’Italia), il pubblico insieme al privato e con il supporto di tecnici preparati possano finalmente “sdoganare” i nostri prodotti, meritori di diventare il nostro fiore all’occhiello in tutto il mondo (e non esagero..vi ricordate del furore fatto dal pesto negli anni 80? o della monocultivar taggiasca a New York? Poi…che non siamo riusciti a sfruttare questo successo…beh..torno alle mie righe precedenti). Mi permetto un’ultima cosa Danilo, il sito “pubblico” rischia di non poter (giustamente perchè servizio pubblico) di fare una giusta “selezione” dei prodotti e dei produttori..non cadiamo nell’errore che tutti i produttori siano ugualmente bravi e meritevoli.
L’iniziativa può sì partire da istituzioni pubbliche , ma le logiche devono essere commerciali (inteso mosse con criteri di mercato) …così si darebbe anche una sveglia a quei produttori che sopravvivono nell’inerzia generale. Il prodotto buono è una pubblcità positiva..quello cattivo sono due pubblciità negative.

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