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Articolo n° 18632 del 10 Dicembre 2007 delle ore 18:59

Albenga, il CAVi ancora polemico sul convegno “Laicità e diritti individuali”

[thumb:2609:r]Albenga. Nuove polemiche da parte del Centro Aiuto Vita ingauno dopo la pubblicazione oggi da parte di IVG.it degli interventi tenuti lo scorso venerdì da Carlo Flamini, Franco Becchino e Gloria Bardi durante la tavola rotonda “Laicità dello Stato e diritti individuali” promossa dal locale comitato “Nessun Dogma”. “Quanto affermato dai relatori del Convegno di Bioetica su www.ivg.it a seguito del comunicato stampa rilasciato dal Centro aiuto vita ingauno – sostengono in un nota stampa il presidente e il vicepresidente del CAVi Eraldo Ciangherotti e Ginetta Perrone – è veramente solo un vuoto e sterile gioco di parole, comprensibile probabilmente solo ad intellettuali della ‘forza partitica’ degli stessi relatori”. “Nessuno mette in discussione la laicità dello Stato, neppure il centro per la vita di Albenga”, affermano gli esponenti del CAVi che a loro volta tacciano come dogmatiche le posizioni espresse durante il dibattito: “nel caso in questione quella che il Nessun dogma chiama laicità dello Stato sarebbe la pura e semplice volontà di imporre un ‘dogmatismo’ nuovo, dal sapore di veteri ideologismi, che non appartiene alla nostra cultura cristiana. Determinati valori religiosi o più propriamente umani sono indiscutibili e non negoziabili, non solo perché lo afferma la Chiesa ma perché lo conferma la ragione. La vita è sacra – sostengono Eraldo Ciangherotti e Ginetta Perrone – non solo perché viene da Dio (per chi ha fede questa è una verità in cui credere davvero) ma perché nessun uomo ha diritto di giocare con la vita di un altro uomo, dal concepimento fino alla morte naturale”.
Inaccettabili, dunque, rimangono per i due esponenti cattolici del Movimento per la Vita e del CAV ingauno, le posizioni “laiche” espresse durante la tavola rotonda in merito ad alcune delle principali questioni di bioetica: “L’aborto resta l’eliminazione di una vita umana e l’eutanasia con il testamento biologico restano un tentativo di rendere legale l’eliminazione di una vita umana che va accompagnata con una medicina efficace per controllare la sofferenza ma non con un omicidio volontario. Il diritto alla vita non è sullo stesso piano del diritto alla morte”, ribadiscono con forza Eraldo Ciangherotti e Ginetta Perrone. Se le vigenti norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza (Legge 194/78) erano state valutate positivamente dai relatori per la loro dimostrata capacità di ridurre nel tempo l’incidenza degli aborti eliminando tutta una serie di problemi legati al loro fenomeno clandestino, in parte tra l’altro, è stato detto, riapparsi per via della forte immigrazione avvenuta negli ultimi anni, di diversa e contraria opinione rimane il Centro Aiuto Vita, che, com’è noto, ne ha spesso chiesto la totale abolizione: “Le statistiche poi degli aborti in provincia di Savona – scrivono a conclusione polemica della loro nota stampa i due esponenti del CAV ingauno – non confermano la buona opinione per una legge, la legge 194/78, che è semplicemente un bankomat autorizzato di certificati di aborto e che se non cancellata, almeno dovrebbe essere corretta laddove non tutela la vita umana: impegno che i centri aiuto alla vita italiani da ieri hanno preso per ‘segnare’ i trent’anni della legge 194”.


» Fabrizio Pinna

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